Di amore, morte e radici: “La proprietà” di Rutu Modan

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«Quante volte si può ricominciare una vita?».

Leggere è un privilegio. Farlo in anteprima a maggior ragione. Recensire ancor di più. (Chiusa la parentesi snob, che però a tratti mi piace).

Rizzoli Lizard si sta muovendo benissimo, dando alle proprie uscite altre e alte prospettive di vita. L’ha fatto con La seconda volta che ho visto Roma di Marco Corona, in libreria da fine maggio e col Corriere della Sera il 22 giugno (a proposito… Corona sarà a Torino con Salone del Lutto, a breve!). Lo sta facendo con  La propietà di Rutu Modan, uscito a puntate dal 21 giugno sul sito di Internazionale.

È questo un fumetto la cui copertina è sufficiente per capire il perché abbia attirato la mia attenzione. Primo piano di un cimitero, il blu della notte, il grigio-argento delle lapidi e il giallo-arancio dei lumini. Personaggi vari, e due macchie di colore in evidenza: una vecchia e una giovane.

La proprietà è una storia di un viaggio da Israele alla Polonia, intrapreso con la scusa di reclamare ciò che a una famiglia apparterrebbe di diritto. Un appartamento, ma forse anche l’Hilton… Chissà. È anche la storia di un lutto che unisce, perché se a morire è il centro, il padre della nipote e il figlio della nonna, non può essere altrimenti. Ed è, soprattutto, una storia d’amore o di amori. Amori misti, quasi impossibili fra un polacco e un’ebrea prima della Grande guerra, e possibili ma comunque un po’ diffidenti ai giorni nostri.

Regina e Mica sono nonna e nipote. E insieme si imbarcano (o forse si involano) per un’avventura piena di ricerche e di cose taciute. Un’avventura che le porterà a Varsavia, «un enorme cimitero» a ricercare le proprie radici e a frequentare il ghetto polacco con le sue case-ristorante, le hall degli alberghi, gli studi di avvocati, i fotoplastikon (a proposito, voi ci siete mai stati, in un fotoplastikon?) e un cimitero affollato in occasione di “Zaduski”, il giorno dei morti.

Un’avventura che si fonda anche sulle parole taciute, su quelle tradite, e che cela segreti pieni di pianto; che parla di vecchi amori sepolti e di nuovi che nascono casualmente; una ricerca di radici che odorano di brodo di pollo. Un’avventura dove la morte è ben presente, anche nelle scuse accampate per caso: «Sono un cantore di funerali», dice uno dei personaggi per giustificare la propria presenza in quel luogo e in quel momento… Perché, un conferenziere no? O un commerciante, robe così.

La sensibilità femminile è viva ed evidente. Le tavole, come le descrive The Guardian, «vere e proprie scene di un magnifico indie movie che aspettano solo di essere scoperte da Hollywood». Ma, anche se Hollywood non le scoprisse, un graphic novel così vale di per sé.

Oggi ho un motivo in più per andare in libreria… Per leggere di amore, morte, radici. E per assaporare il tratto di un’autrice già abbastanza nota in Italia (suo anche Unknown/Sconosciuto), che proprio in Italia parteciperà al Festival di letteratura e cultura ebraica, a Roma, il 24 luglio alle 21 (palazzo della cultura) e poi a novembre a Lucca Comics. Buona lettura.

di

Silvia Ceriani

Rutu Modan, La proprietà, Rizzoli Lizard 2013, 235 pagine/Traduzione dall’ebraico di Daria Barchi Merlo

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2 pensieri su “Di amore, morte e radici: “La proprietà” di Rutu Modan

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