miaurna: art & design never die

La prima che ho visto, quando ho iniziato a guardarmi in giro per riempire di idee il Salone del lutto, era una magnifica capannina di bronzo risalente all’VIII secolo a.C. Gli etruschi, evidentemente, pensavano all’urna cineraria come a una casa accogliente per il defunto. Forse non si sarebbe manco accorto del passaggio nell’aldilà.

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Poi su internet ne ho trovate un po’ per tutti i gusti: urne a ghianda in carta riciclata, urne da riporre nei fondali marini, affinché le ripopolino pesci e coralli, urne compostabili al 100%… Urne, urne, bellissime urne che, a guardar bene, sembrano ispirate a due princìpi: la creatività e l’ecologia estrema. L’Italia, nonostante gli etruschi, pare essere un passo indietro. Ché di ecologia e di creatività si sente parlare un po’ poco, in ambito di morte e funerali. Troppo dissacrante, forse… Chissà.

Finché non sono incappata in un progetto giovane, coraggioso e interessante, germogliato nel 2009 a Faenza. È lì che Lara e Rossano aprono “miagalleria“, un unico contenitore di arte e design “dove fare nascere, vivere e morire naturalmente idee e progetti condivisi” e che, in contemporanea inaugurano “miaurna“. Sì, miaurna, avevo letto bene. Curioso sul loro sito e ci ritrovo “Ri_posacenere“, ad esempio, con una doppia funzione in vita e post mortem, un’idea geniale e ironica di Vincenzo Battaglia; oppure “21 grammi” di Francesco Mancin, un oggetto bello e colorato in ceramica grès, che assolve anch’esso la doppia funzione di vaso per fiori e urna cineriaria; o ancora “B_urn n° 1” di Rossano Salvaterra, che pare recuperare il concetto della capannina etrusca, rivisitandone i materiali e il design… E volevo assolutamente saperne di più.

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Rossano e Lara li contatto per mail, poi li chiamo. E loro si raccontano bene. Raccontano di come tutto sia nato con una vecchia poltrona recuperata in discarica e che per un mese si è riposata nello spazio di miagalleria consumandosi e morendo, finché non è stata cremata. Dicono di come per loro sia stata il modello assoluto di memoria, storia, oblio e disfacimento, accompagnandoli in quel mese e poi oltre. Raccontano di come i tanti artisti che hanno partecipato a questo intelligente progetto collettivo abbiano raccolto in modi molto diversi la loro sfida. “Guardando gli oggetti realizzati si percepisce un’eterogeneità di idee che sviluppano un concetto in fondo non così libero come la morte”. Si capisce che ognuno ci ha lavorato tanto, che ci sono stati dialoghi e confronti e che è stato un percorso impegnativo anche, credo, dal punto di vista emotivo. Mi incuriosisce anche la reazione del pubblico, perché immagino soprattutto, da buoni superstiziosi quali siamo in Italia, gente che tocca ferro, che incrocia le dita fa le corna alla sola idea di andare a vedere un’esposizione di urne e, magari, di comprarsene una. Invece no, “il progetto miaurna è stato esposto in varie location in giro per l’Italia e ha ottenuto riscontri positivi. Al momento tutte le urne vendute (e quindi, alla faccia della superstizione, c’è chi le ha già acquistate) stanno assolvendo alla loro funzione puramente estetica e non funzionale all’uso per cui sono state pensate”. Ma quello che mi interessa di più è capire come lavorare sul tema della morte e per di più farlo in modo creativo ha comportato difficoltà o critiche nei confronti del progetto. “Il tema della cremazione è scottante e supera il tema della morte in sé. Più che difficoltà e critiche ci siamo scontrati con l’indifferenza del sistema funerario istituzionalizzato e la non volontà di prendere a catalogo questo primo capitolo di miaurna. Il problema principale non riguarda la scelta di un 0ggetto o dell’altro, ma l’assenza di dialogo e il modo spesso mortificante con cui vengono avvicinati i parenti del defunto”.

Eppure miaurna viaggia controcorrente, prova a fare qualcosa che in Italia è ancora molto difficile, cercando di indurre chi la incontra a riflettere su un concetto che spesso è lasciato ai margini, o che addirittura è chiuso nello stanzino. Un concetto che Zygmut Bauman ha definito “il grande rimosso della nostra società”. Rossano e Lara ne sono convinti: “Finché esiterà questa volontà di rimozione del pensiero della morte e finché non smetteremo di essere dipendenti dal sistema tradizionale, non troveremo una nuova formula di libero arbitrio”. Un grazie, dunque, a chi coraggiosamente cerca di farcelo recuperare, per di più ponendosi finalità principalmente artistiche. “Vorremmo dare a ognuno la possibilità di riflettere liberamente su questo tema, e soprattutto di pensare da vivi, adesso, a chi dovrà fare da custode per il dopo. Forse un’urna non potrà mai raccogliere un’esitenza, ma un pensiero e una riflessione sì”.

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Una riflessione. Già. In fondo gli etruschi l’avevano già fatta, con estrema naturalezza. Creando oggetti accoglienti, che dessero un senso di vicinanza, di familiarità. Senza porsi probabilmente problemi ecologici, o di spazio, o di sostenibilità. Oggetti belli, personali, che potranno essere, di volta in volta, una capannina di bronzo, un vaso da cui rinascere pianta, o in cui riporre dei fiori odorosi. Pensare è importante. Rimuovere, forse no.

di Silvia Ceriani

miagalleria – via IV Novembre 27, Faenza; info@miagalleria.net; www.miagalleria.net e www.miaurna.com

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4 pensieri su “miaurna: art & design never die

  1. Fa piacere vedere che non siamo gli unici a voler dare un concetto più umano alla morte. Basta scongiuri e toccatine. Bisognerebbe affrontare la signora con meno superstizione alla Totò o Sordi e più spiritualità (come dici tu, alla maniera Etrusca – e altri.)
    Bel blog, grazie delle info.

      • Ciao Silvia.
        Urne cubiche, sì. Ma preferisco chiamarli Gioielli per l’eternità. Parlando di urne le persone scappano.
        Se vuoi capire meglio la filosofia e come è nata l’idea, sul blog trovi un paio di info in più.
        A breve ci sarà anche un Concept Store a Roma dove ci sarà l’esposizione permanente di alcuni modelli.
        Mi piace il vostro blog, è fatto bene e trovo molte somiglianze con il mio punto di vista riguardo questi argomenti.
        Ho visto che fate anche molti eventi…

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