La seconda volta che ho visto Roma: quel che vedrete, e quel che non ci sarà

ImmagineUno – la sottoscritta, ad esempio – si chiede perché questo blog, che ha a che vedere con lutto, morte, urne, cose macabre, ex voto, cimiteri e santini dovrebbe parlare anche di La seconda volta che ho visto Roma, che non ha a che fare con nulla di tutto ciò. Eppure, si dà il caso che insieme a Marco Corona siano proprio le signore del lutto a presentare questo bel libro, stasera stessa.

E il 6 luglio, come data, ci piace assai. Innanzitutto perché nel libro è citata, e in modo importante. Perché è in quel giorno che all’Ospedale Santo Spirito, tra uno starnazzare di gabbiani e un agitarsi di gallinacei che Corona diventa padre (uno dei tanti fili conduttori del nostro romanzo a fumetti, per chi ne lamentasse l’assenza). Poi ci piace perché è il compleanno di Frida. E perché è l’anniversario di morte di tante persone belle e importanti: William Faulkner, Louis Armstrong, Odilon Redon… (ma questa è un’altra storia). Essere insieme il 6 luglio, comunque, ci farà un po’ sentire parte del fumetto. E avere Lucho Villani che ci accompagna al contrabbasso e che è pure ritratto in un paio di vignette, mentre suona al Crack al Forte Prenestino, ci dice che questa serata non è un caso, ma è proprio il fumetto stesso.

Certo, mancheranno molte altre cose che lì dentro compaiono: i Marlene Kuntz, ad esempio, che Corona non vide la seconda volta in cui vide Roma e che non vedrà neppure oggi; il guano di gabbiano misto a fiocchi di neve che ricopre la città (anche se pure a Torino i gabbiani non mancano); Ferocius colpito in volto da una statuetta del Colosseo (anche se da buoni torinesi abbiamo sempre pensato che la Mole potesse essere più efficace, in virtù della guglia perforante); lo scandalo di coca e trans che travolse Marrazzo e le tette della Ferilli e il “bel canto” di Venditti… Non ci saranno partigiani gobbi né citazioni di Tacito e Dante (ma essendo in una libreria, potremo sempre cercarle), non ci saranno gite scolastiche o viaggi in autostop. Tante cose che compaiono nel fumetto non potremo darvele, insomma, a parte il 6 luglio e la presenza di Lucho Villani, e Giovanna e Maia (e Tito)…

E a parte Marco Corona, ovviamente, che in queste sue tavole mi ha stupito di nuovo, perché ogni volta che leggo qualcosa di suo mi sembra di essere davanti a un autore diverso, che cambia tratto, segno e colore per diventare sempre un po’ più poetico e lirico (si può dire?).

Quindi l’invito è valido per tutti, con una recensione che recensione non è, a venirlo ad ascoltare, Corona, e a fargli tante domande come ad esempio “Render tutta l’umanità in forma di bipede alato (gallinaceo, non angelo, tra l’altro) ma come ti è venuta in mente una bestialità del genere, per diana (cit.)?”… E se non riuscite a venirlo a sentire, quanto meno leggetelo, questo fumetto, perché racconta un’Italia che, fondamentalmente, da Dante in poi non è poi cambiata così tanto: non donna di provincie (Corona, Dante “provincie” lo scrive con la i), ma bordello. E che, nonostante la biacca che le cade a pezzi sul volto, un po’, ma solo un po’, amo comunque.

di Silvia Ceriani

Marco Corona, La seconda volta che ho visto Roma, Rizzoli Lizard 2013/Presentazione a Libreria L’ibrida bottega, via Romani 0/A, Torino il 6 luglio alle 19.00

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