Eros e Thanatos: l’eternità è di entrambi… forse

ImmagineQuando ti si dice: “Ehi, Salone del lutto dimmi cosa pensi dell’amare”, al Salone del lutto vengono in mente tante immagini. Tenere, passionali, a volte strambissime. E sono tutte immagini cimiteriali. Perché lo sapete, vero, che i cimiteri parlano di amore, sempre comunque e dovunque? Lo sapete che tra le lapidi ci si abbandona più che tra le mura di casa, a volte? Lo sapete che abbiamo bisogno di affermarlo anche dopo, l’amore? E di gridarlo a squarciagola? E che non ci rassegniamo alla possibilità che la morte possa separarci? Se lo sapete, e se non lo sapete seguiteci in questo piccolo intinerario e proponeteci le altre sue tappe…

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Et rose, elle a vécu ce que vivent les roses, l’espace d’un matin… Come un bel fiore, profumato e troppo delicato, Maria Francesca Delmas se n’è andata all’età di 25 anni in un incidente d’auto. Lo scalpello di Luigi Orengo l’ha ritratta mentre riceve “L’ultimo bacio”. La testa delicata, abbandonata tra le mani del suo amante, gli occhi chiusi. Sembra che dorma. E Staglieno, il cimitero di Genova, trabocca d’amore.

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Ci si ama alla follia anche a Verona, di nascosto come Romeo e Giulietta, oppure nudi e voraci come l’uomo e la donna che hanno l’approvazione – loro sì – di una vasta platea. Se ne stanno avvinghiati in alto, senza mai cambiare posizione; in basso, una distesa di tombe, lapidi e fiori: lo scorcio più bello del Monumentale.

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Al Pere-Lachaise, a Parigi, Fernand Arbelot è noto più per il suo sepolcro che per quel che fece in vita. Praticamente nessuno lo ricorda come musicista, attore o architetto. Ma in molti conoscono il suo ultimo desiderio: contemplare per sempre il volto di sua moglie. La sua tomba è la sagoma di un uomo disteso, che stringe fra le mani una testa femminile – solo quella. Occhi negli occhi, per l’eternità.

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Si amarono di un amore impossibile, spezzato dalle divisioni religiose, lady J.C.P.H. Van Aefferden e il generale J.W.C. van Gorcum, lei cattolica e lui protestante. Nel cimitero di Roermond, in Olanda, le loro tombe furono erette di qua e di là dal muro, ognuna nella giusta fazione. Ma – meraviglia! – svettano in alto, superano ogni barriera architettonica e da ognuna sbuca una mano tesa. Due mani di pietra che si toccano dal 1888, incuranti di quel che pensa la Chiesa, o le Chiese.

E Dante Gabriel Rossetti, ah lui amò così tanto Elizabeth Siddal da renderla Ofelia, Beatrice, l’ideale stesso di amore e bellezza… Quando Elizabeth morì, stroncata da un’overdose di laudano, fu sepolta ad Highgate, a Londra, insieme a un libro di poesie che il marito le aveva dedicato (O Thou who at Love’s hour ecstatically / Unto my heart dost evermore present / Clothed with his fire, thy earth his testament). Sette anni dopo la bara fu riaperta per recuperare il libro, e Dante ritrovò la bellezza della sua Beatrice perfettamente integra, i capelli rossi ancora più lunghi.

Quanto amore, accanto alla morte, quante storie tragiche o tenere o intense raccontano i cimiteri. Di quanto erotismo macabro sono testimoni i nostri occhi mentre passeggiamo fra le tombe. E, a tratti, ci si rende conto che “finché morte non ci separi” è una frase priva di senso, ché l’amore va oltre: e sono due mani tese separate da un muro, corpi intrecciati dall’alto della balconata, occhi che si contemplano. Eros e Thanatos. L’eternità è di entrambi.

di Silvia Ceriani

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre di Illustrati.

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