Letture per un banchetto # 3 – Piovono donne

Riprendiamo la serie delle letture per un banchetto, visto che a breve, in Novembre, di banchetti funebri per cose futili ne faremo ben due, uno a Bra e uno a Torino. E invitiamo chi li seguirà a leggere, e a suggerirci nuovi percorsi.

Quando arriva Buzzati è l’ora del dolce. Un cioccolato amaro che avvolge nella sua voluttà e ci precipita nella disillusione. Precipita. Ecco la parola giusta, perché il “nostro” Buzzati è quello che fa sporgere una giovane donna da un grattacielo e la fa librare nell’aria, per farla arrivare in tempo a una festa.

Una caduta veloce, inesorabile, che sta a raffigurare lo scorrere della vita, da una giovinezza piena di bellezza e di speranze, e priva di concorrenti, a una vecchiaia sempre più vicina alla fine, sempre più avvizzita, sempre più insensata. Si tratta di una caduta veloce, ma piena di pensieri, e di parole, che rappresentano tutti gli incontri che avremmo fatto, vivendo. E con questo estratto da La ragazza che precipita, incluso nella raccolta La boutique del mistero, speriamo di condire la vostra serata di una sufficiente dose di surrealismo misto amarezza. Buona lettura…

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“A diciannove anni, Marta si affacciò dalla sommità del grattacielo e, vedendo di sotto la città risplendere nella sera, fu presa dalle vertigini.

Il grattacielo era d’argento, supremo e felice in quella sera bellissima e pura, mentre il vento stirava sottili filamenti di nubi, qua e là, sullo sfondo di un azzurro assolutamente incredibile. (…) Dall’aereo culmine la ragazza vedeva (…) gli uomini potenti e le donne ancora di più, le pellicce e i violini, le macchine smaltate d’onice, le insegne fosforescenti dei tabarins, gli androni delle spente regge, le fontane, i diamanti, gli antichi giardini taciturni, le feste, i desideri, gli amori e soprattutto, quello struggente incantesimo della sera per cui si fantastica di grandezza e di gloria.

Queste cose vedendo Marta si sporse perdutamente oltre la balaustra e si lasciò andare. Le parve di librarsi nell’aria, ma precipitava. Data la straordinaria altezza del grattacielo, le strade e le piazze laggiù in fondo erano estremamente lontane, chissà quanto tempo per arrivarci. Ma la ragazza precipitava. Le terrazze e i balconi agli ultimi piani erano popolati in quell’ora da gente elegante e ricca che prendeva cocktails e faceva sciocche conversazioni. Ne venivano fiotti sparsi e confusi di musica. Marta ripassò dinanzi e parecchi si affacciarono a guardarla. Voli di quel genere – nella maggioranza appunto ragazze – non erano rari nel grattacielo e costituivano per gli inquilini un diversivo interessante; anche perciò il prezzo di quegli appartamenti era altissimo.

Il sole, non ancora del tutto disceso, fece del suo meglio per illuminare il vestitino di Marta. Era un modesto abito primaverile comprato-fatto per pochi soldi ma la luce lirica del tramonto lo esaltava alquanto rendendolo chic.

Dai balconi dei miliardari mani galanti si tendevano verso di lei, offrendo fiori e bicchieri. “Signorina, un piccolo drink?… Gentile farfalla, perché non si ferma un minuto tra di noi?…”

Lei rideva, svolazzando, felice (ma intanto precipitava): “No, grazie, amici. Non posso. Ho fretta d’arrivare”. (…)

Lei faceva atto di rispondere ma già l’accelerazione di gravità l’aveva portata al piano di sotto a due, tre, quattro piani; come si precipita infatti allegramente quando si hanno appena diciannove anni.

Certo la distanza che la separava dal fondo, cioè dal livello stradale, era immensa; meno di poco fa, certamente, tuttavia sempre considerevole.

Nel frattempo però il sole si era tuffato nel mare; lo si era visto scomparire, trasformato in un tremolante fungo rossastro. Non c’erano quindi più i suoi raggi vivificanti a illuminare l’abito della ragazza e a farne una seducente cometa. (…)

Ora nell’interno degli appartamenti Marta non vedeva più soltanto compagnie di gente spensierata, di quando in quando c’erano pure degli uffici dove le impiegate, in grembiali neri o azzurri, sedevano ai tavolini in lunghe file, parecchie erano giovani come e più di lei e, ormai stanche della giornata, alzavano ogni tanto gli occhi dalla pratiche e dalle macchine per scrivere. Anch’esse così la videro e alcune corsero alle finestre. (…)

In quel mentre, guardando in basso, vide all’ingresso di un palazzo un vivo alone di luce. Qui lunghe automobili nere si fermavano (per la distanza grandi come formiche), e ne scendevano uomini e donne, ansiosi di entrare. Le parve di distinguere, in quel formicolio lo scintillare dei gioielli. Sopra l’entrata sventolavano bandiere.

Davano una grande festa, evidentemente, proprio quella che lei, Marta, sognava da quando era bambina. Guai se fosse mancata. Laggiù l’aspettava l’occasione, la fatalità, il romanzo, la vera inaugurazione della vita. Sarebbe arrivata in tempo?

Con dispetto si accorse che una trentina di metri più in la una ragazza stava precipitando. Era decisamente più bella di lei e indossava un vestito da mezza sera, abbastanza di classe. Chissà come, veniva giù a velocità molto superiore alla sua, tanto che in pochi istanti la sorpassò e sparì in basso, sebbene Marta la chiamasse.

Senza dubbio sarebbe giunta alla festa prima di lei, poteva darsi che fosse tutto un piano calcolato per soppiantarla.

Poi si rese conto che a precipitare non erano loro due sole. Lungo i fianchi del grattacielo varie altre donne giovanissime stavano piombando in basso, i volti tesi nell’eccitazione del volo, le mani festosamente agitate come per dire: eccoci, siamo qui, è la nostra ora, fateci festa, il mondo non è forse nostro?

Era una gara, dunque. E lei aveva soltanto un misero abitino mentre quelle altre sfoggiavano modelli di gran taglio e qualcuna persino si stringeva sulle spalle nude ampie stole di visone. (…) Sembrava notte profonda ormai. Le finestre si spegnevano una dopo l’altra, gli echi di musica divennero più rari, gli uffici erano vuoti, nessun giovanotto si sporgeva più dai davanzali tendendo le mani. Che ora era? All’ingresso del palazzo laggiù (…)  permaneva intatta la luminaria, ma l’andirivieni delle automobili era cessato. (…). Poi anche le lampade all’ingresso si spensero.

Marta sentì stringersi il cuore. Aimè alla festa, non sarebbe più giunta in tempo. Gettando un’occhiata all’insù, vide il pinnacolo del grattacielo in tutta la sua potenza crudele. Era quasi tutto buio, rare e sparse finestre ancora accese agli ultimi piani e sopra la cima si spandeva lentamente il primo barlume dell’alba. In quel tinello del ventottesimo piano un uomo sui quarant’anni stava prendendo il caffè del mattino e intanto leggeva il giornale, mentre la moglie rigovernava la stanza. Un orologio sulla credenza segnava le nove meno un quarto, un’ombra passò repentina dinanzi alla finestra.

“Alberto” gridò la moglie “Hai visto? È passata una donna”. “Com’era?” fece lui senza alzare gli occhi dal giornale “una vecchia” rispose la moglie. “Una vecchia decrepita. Sembrava spaventata”. “Sempre così” l’uomo brontolò. “A questi piani bassi non passano che vecchie cadenti, belle ragazze si vedono dal cinquecentesimo piano in su. Mica per niente quegli appartamenti costano così cari”. “C’è il vantaggio” osservò la moglie “che quaggiù almeno si può sentire il tonfo. Quando toccano terra”. “Stavolta, neanche quello” disse lui, scuotendo il capo dopo essere rimasto alcuni istanti in ascolto. E bevve un altro sorso di caffè”.


Info:

Il banchetto funebre per cose futili di Torino si svolgerà a Le Vitel Etonné (via San Francesco da Paola 4), il 13 novembre. Per prenotarsi all’evento tel. 011 8124621. Per curiosare e saperne di più, ecco la pagina facebook dell’evento.

Il banchetto funebre per cose futili di Bra si svolgerà al Caffè Boglione (via Cavour 21), il 23 novembre. Per prenotarsi all’evento tel. 0172 413623. Per curiosare e saperne di più, ecco la pagina facebook dell’evento.

Se vuoi scoprire le altre letture per un banchetto: qui troverai Bianciardi, e qui troverai Petronio

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