Piovono donne

L’ultima sera dell’anno sono giovani donne che piovono come stelle cadenti, e che come fiocchi di neve si adagiano soffici al suolo… Marta, Dorothy, Evelyn… Bellezze perdute e intatte.

L’ultima sera dell’anno è il volo di una giovane donna che si affretta per raggiungere una festa danzante. Presto, presto: di sotto sale la musica, si intravedono le pellicce lussuose delle signore, se ne avverte il profumo inebriante. E le auto accostano lente, per recapitare al giusto indirizzo i ritardatari del cocktail. La giovane pensa: perché perdere tempo? Gli scalini sono troppi e, coi tacchi, una discesa a rotta di collo è poco elegante. Di aspettare l’ascensore, non se ne parla…

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Marta è la ragazza alata dei libri. Ha 19 anni e si sporge in giù, perdutamente, fino a lasciarsi andare nello struggente incantesimo di una sera piena di promesse. Non vola, però: semplicemente, precipita. E lo fa da un grattacielo così alto che la caduta le dà il tempo di sentirsi offrire un drink, di invecchiare un pochetto, piano dopo piano, fino a farsi decrepita e, soprattutto, di rendersi conto di non essere l’unica a piombare in basso. Quella è una gara! A chi arriva prima! A chi è la più bella.

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Dorothy Hale si libra nel cielo che di anni ne ha 33. A differenza di Marta, lei alle feste c’è abituata, perché si nutre di tutti i lussi che il jet set newyorkese può offrirle. Uomini facoltosi, uno via l’altro, parti da attrice protagonista ben poche, perché non ha molto talento. Di soldi, pochi. Di insicurezze, moltissime. Non è la fine dell’anno, ma l’ottobre del ’38, e Dorothy organizza un ultimo party per salutare gli amici, va a teatro e poi torna a casa, al 27esimo piano dell’Hampshire Building, Central Park South. Scrive, riflette e poi spicca il volo. Lei è molto bella, davvero. Fasciata in un abito nero, attraversa una coltre di nubi e, morbidamente, s’adagia, con i capelli ancora composti in un’acconciatura impeccabile.

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E poi c’è Evelyn McHale, la più bella di tutte. È l’aprile del ’47, lei ha 24 anni d’età e, quando prende il treno per New York, nessuno sospetta che si stia preparando a una festa magnifica, cui accorreranno anche i fotografi. Il suo party si svolge all’Empire State Building, presso l’osservatorio dell’86esimo piano. Via, è tempo di andare, nell’aria. Qualcuno vede una sciarpa bianca e leggera che fluttua in volo. Qualcun altro, invece, vede lei, distesa in un’eleganza che è innaturale, celestiale, quasi, sul cofano di un’auto.

Marta, Dorothy, Evelyn. Quanta fragilità in ognuna di esse. Quante cose non dette. E quante altre feste, quante stellate avrebbero potuto vedere. Invece, per tutte e tre c’è un’ultima sera senza fine, affidata a un racconto, un dipinto, una foto*.

di

Silvia Ceriani

*Nota: Marta è un personaggio inventato: Dino Buzzati ne racconta la storia in Ragazza che precipita; la caduta di Dorothy Hale è stata ritratta da Frida Kahlo in un dipinto intitolato appunto The Suicide of Dorothy Hale, del 1939; Evelyn McHale fu fotografata da Robert C. Wiles. A questa foto si ispirò Andy Warhol nella sua serie Death and Disasters, con la serigrafia Fallen Body.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre di Illustrati. Clicca qui per sfogliarlo: la rivista è online, è gratuita, ed è bellissima!

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