La poesia del patibolo

Un libretto prezioso e un dvd allegato. Nei Canti della forca c’è un intero universo che penzola. Un universo sghembo, bizzarro e strampalato, fatto di schizzi e parole apparentemente prive di senso. Gli ha dato “vita” Stefano Bessoni, dopo aver incontrato per caso l’opera di Christian Morgenstern. E ci invita tutti a giocare.

«In ogni adulto veramente tale si cela un fanciullo e questo fanciullo vuole giocare». Appena aperto I canti della forca è una frase di Nietzsche ad accogliermi, bianco su nero. E io, l’atteggiamento di chi è ben predisposto a giocare l’ho sempre avuto. Quindi inizio a leggere e a perdermi nelle bellissime illustrazioni realizzate da Stefano Bessoni per questo suo nuovo lavoro pubblicato da Logos. Un lavoro curatissimo, prezioso, di ricerca (anche), che conduce in un mondo onirico e spiazzante, popolato di creature sagge e strampalate, cosa che del resto Stefano ha fatto in tutti i suoi precedenti libri: Wunderkammer, Homunculus e Alice sotto terra.
E dalla lettura, la voglia di intervistare l’autore e presentarvelo sul nostro blog…

Canti della forca - Bozza copertina

Un ex aspirante becchino si imbatte per caso in un autore misconosciuto in Italia… Raccontami del tuo incontro e di come l’hai trasformato in un’idea illustrata.
Il libro illustrato e il piccolo film prendono spunto da una serie di scritti apparentemente bislacchi e infantili dello scrittore tedesco Christian Morgenstern (Monaco di Baviera, 1871 – Merano, 1914), i cui personaggi appena abbozzati prendono vita attraverso la mia fantasia. Ho inventato per loro personalità e fisionomie, e sviluppato una nuova storia originale per poterli unire tutti in un’unica vicenda. Un libero gioco, insomma, con il mirabolante popolo del patibolo creato dallo scrittore tedesco. Ho incontrato casualmente i Galgenlieder (Canti della forca) tanti anni fa in una piccola libreria, uno di quei posti dove puoi acquistare per pochi spiccioli delle vecchie edizioni ormai fuori commercio. Inutile dire che ne rimasi immediatamente affascinato e che decisi di lavorarci sopra, anche se mi resi conto di lì a poco che si trattava di uno scrittore praticamente sconosciuto, almeno in Italia, e che le edizioni delle sue opere erano pochissime e praticamente introvabili. Questo non poteva che accrescere la mia curiosità e la mia voglia di trarne qualcosa che potesse rendere attraverso il mezzo cinematografico le sensazioni visive che quelle strambe filastrocche mi trasmettevano.

piccolo-impiccato

Era il 1993 o forse il 1994, per anni buttai giù schizzi su strambi personaggi, ispirandomi a quegli scritti che avevo letto, riletto e imparato a conoscere anche attraverso un apparato di scritti critici faticosamente racimolato in giro per biblioteche. Poi, nel 1999, decisi di fare una prima incursione cinematografica nell’universo morgensterniano e realizzai un piccolo rudimentale cortometraggio basato su una mia personale selezione dei canti del patibolo, sostenendolo con dei miei scritti aggiunti per fornirgli una semplicissima e apparente struttura narrativa. Il cortometraggio incontrò il favore di alcuni critici, che mi onorarono della paternità della scoperta e della divulgazione di un autore misconosciuto, ma sollevò le perplessità e lo sconcerto di buona parte del pubblico, sicuramente non propenso al non-sense, soprattutto se di natura macabra. Decisi comunque che prima o poi avrei continuato il lavoro, quindi pur lavorando in questi anni su progetti più commerciali, non ho mai smesso di pensare ai Galgenlieder e di buttare giù schizzi ed appunti.
E oggi, a distanza di tanti anni, con la folle complicità del mio editore Lina Vergara Huilcaman, ho deciso di realizzare il libro ed il film sui Canti della forca, approfittando del fatto che tra pochi mesi, a marzo 2014, saranno esattamente 100 anni dalla morte di Christian Morgenstern.

Quanto tempo hai impiegato nel lavorare al progetto stampato e filmato? L’idea è stata subito di sviluppare insieme entrambi gli aspetti?
Complessivamente ho impiegato circa nove mesi, anche se come detto prima è un progetto che va avanti da tanti anni e che spero continui a espandersi, divenendo prima o poi un film di lungometraggio. Realizzare le animazioni è stata la cosa più impegnativa e ha richiesto tre mesi intensi di lavoro in una piccola stanza buia assieme all’animatrice Claudia Brugnaletti per dare vita a quei piccoli corpicini morti, alle ossa e ad altri strambi cadaveri.

Il grande Lalula

Tra i personaggi a cui dai un volto a me è piaciuto particolarmente il Grande Lalula, il mangiatore di salsicce, la cui forca – involontaria – è proprio un filare di salsicce… Eppure nella nota di chiusura del libro dici che alcuni personaggi nel lavoro di Morgenstern erano appena abbozzati. A che punto la tua ispirazione interviene nel modificare il tracciato del testo originale? Dov’è che la libertà d’interpretazione inizia a spiccare il volo?
Sì, nelle poesie di Morgenstern non ci sono descrizioni, caratteri, né tantomeno attitudini dei personaggi o riferimento alla loro vita. Ho inventato tutto immaginando il mio personale popolo della forca e attribuendo a ognuno dei pezzettini del mio carattere, delle mie abitudini e delle mie ossessioni. Il Grande Lalula, ad esempio, rappresenta il mio lato vorace e goloso, con tutto il mio amore smoderato per salsicce, birra, crauti e cetriolini. Metaforicamente il suo morire impiccato con un filare di salsicce risente della mia lotta quotidiana con eccesso di colesterolo e trigliceridi.

Per me è il Grande Lalula: il tuo “idolo”, invece, qual è?
Il Pecoro Lunare, così meravigliosamente rinsecchito, ma agile e scattante, scricchiolante ma infaticabile sulle note della fisarmonica degli Za Bùm… in fondo è un gran figo. Non trovi?

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Qual è la componente del testo originale che ti ha maggiormente convinto e indotto a lavorarci su? Il linguaggio stralunato, creativo e ironico oppure il tema in quanto tale, il patibolo come punto di vista privilegiato?
Quello che mi ha ammaliato fin dal primo istante è stata sicuramente la tematica macabra legata alla forca, che ho personalizzato e amplificato fino all’inverosimile. E un altro elemento che mi ha catturato è stato il non-sense morgensterniano legato all’invenzione di linguaggi astrusi che hanno incontrato il mio gusto innato verso il grottesco. E poi, i rimandi sottili alle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner.

La confraternita goliardica “della Forca” mi affascina molto. Come la vedresti “adattata” ai tempi moderni?
La vedrei molto bene, ma dovrebbe essere una cosa elitaria, destinata a pochi individui sensibili e vicini alla poetica della Forca. E al tempo stesso vedrei proprio bene tante persone penzolare con un cappio al collo. Lo so, sono un po’ cattivello, forse malignetto, ma non arrovellatevi troppo per capire se siete sul mio taccuino nero…

«Lascia correr le molecole,
non pensare alle bazzecole.
Non ti devi scervellare,
fermo, lasciati incantare!»

di Silvia Ceriani

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Chi è Stefano Bessoni
Sono nato a Roma nel 1965. Scarabocchio, scrivo, faccio film. Vorrei tanto avere un brevetto da palombaro e uno per guidare dirigibili e palloni aerostatici. Mi piacerebbe tanto avere un coccodrillo come animale domestico, al quale cederei volentieri la mia vasca da bagno. Ho la mia Wunderkammer e prima o poi sono sicuro che riuscirò a fabbricare un Homunculus. (…) Da piccolo sognavo di diventare becchino, ma poi non ci sono riuscito e così, dopo una deviazione verso la zoologia e le scienze naturali, mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti. Poi ho deciso di fare cinema, che è il mezzo espressivo che prediligo, anche se per me il disegno rimane uno strumento fondamentale nel mio lavoro quotidiano. (…)

Bibliografia
Wunderkammer. Naturalia, artificialia e mirabilia
Logos, Illustrati, 2011
Homunculus
Logos, Illustrati, 2011
Alice sotto terra
Logos, Illustrati, 2012
Canti della forca
Logos, Illustrati, 2013

Filmografia
Frammenti di scienze inesatte, 2005
Prod. White Shark Production (Italia)
Imago Mortis, 2009
Prod Pixstar (Italia) – Telecinco-Estudio Picasso (Spagna)
Krokodyle, 2010
Prod. Interzone Visions (Italia)
Canti della forca, 2013
Prod. : Interzone Visions; in collaborazione con Leonardo Cruciano Workshop, Griffith Accademia di Cinema e Televisione, Revok Film

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Un pensiero su “La poesia del patibolo

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