Perché Sanremo è Sanremo

Di solito ho sempre seguìto Sanremo. Quest’anno no. Eppure, un tweet di SpinozaLive mi ha rimessa in carreggiata: “La compilation di questo Sanremo sarà venduta in un elegante cofanetto nero. Un’urna”. Ecco, allora, Sanremo, in versione SdL.

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Numero uno. Molti dei protagonisti del Festival sono morti.

Iniziamo con Nilla Pizzi, vincitrice delle edizioni 1951 con “Grazie dei fiori”, e 1952 (dove peraltro si piazzò anche seconda e terza) con “Vola Colomba”. L’ultima sua apparizione sul palco del Festival risale al 2010 quando, accompagnata da quattro giovanotti, intona il ritornello di “Vola colomba”. Nilla vola via l’anno successivo, il 12 marzo 2011. Aveva 91 anni.

Il presentatore delle edizioni nillesche, ma anche di molte altre, era il grande Nunzio Filogamo, il primo conduttore televisivo italiano. A un certo punto Nunzio fa perdere le sue tracce, tant’è che Pippo Baudo, nel 1997 fa una bella gaffe dichiarandolo morto. Fortuna che Mike lo corregge. Ci pensa lo stesso Nunzio a smentire, in un’intervista rilasciata a Striscia la Notizia. Ma poi non è che si possa menare il can per l’aia all’infinito. Il presentatore muore, stavolta per davvero, il 24 gennaio 2002. Aveva 99 anni.

È morta anche Carla Boni, vincitrice della terza edizione con “Viale d’autunno”. Al suo funerale il 17 ottobre 2009, a Ferrara, viene letto ad alta voce il suo messaggio di commiato, che recita: «Ho ricevuto il mio congedo. Vi dico addio amici miei, mi inchino a voi tutti e prendo commiato. Ecco, rendo le chiavi della mia posta. È giunta l’ora della partenza. Parto a mani vuote ma con tanta speranza. In questo teatro ho recitato la mia parte, ciò che ho visto è stato insuperabile! La mia vita è stata benedetta ed accetto in silenzio la mia partenza. A chi mi aspetta, offro la coppa colma della mia vita, i giorni dell’autunno, le notti d’estate e le ore d’amore. Arpe, suonate le ultime note, parto a mani vuote verso il tramonto e verso la mia ultima meta. Carla Boni». Lo aveva scritto qualche anno prima. La Boni si esibì insieme a Flo Sandon’s (Mammola Sandon). Anche lei ci ha lasciati, il 16 novembre 2006.

Morti anche i vincitori della quarta edizione, Gino Latilla e Giorgio Consolini, con “Tutte le mamme”. Gino Latilla se ne va l’11 settembre 2011, mentre il mondo sta commemorando il decennale delle Torri Gemelle. Giorgio Consolini aspetta ancora un anno, e muore il 28 aprile del 2012, ultimo interprete vivente della prima stagione del festival.

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Ma mica è finita qui… Sono morti:
dall’edizione ’55 Claudio Villa (7 febbraio 1987), vincitore delle edizioni ’55, ’57, ’62. Memorabile il suo epitaffio: “Vita sei bella, morte fai schifo”. Tullio Pane (3 ottobre 2001), detto anche “Panino”, vincitore con Villa dell’edizione ’55, con la canzone “Buongiorno tristezza”. Armando Pizzo (30 aprile 2011), presentatore di quell’edizione lì;
Franca Raimondi (28 agosto 1988), vincitrice nel ’56 con “Aprite le finestre” e Fausto Tommei (23 luglio 1978), presentatore dell’edizione medesima;
Nunzio Gallo (22 febbraio 2008), vincitore nel ’57 insieme a Claudio Villa con “Corde della mia chitarra”;
Domenico Modugno (6 agosto 1994), vincitore nel ’58 insieme a Jonny Dorelli (ancora vivo), con l’intramontabile “Nel blu dipinto di blu”. Di lui un critico disse: «Modugno ha voluto morire da vero meridionale, sotto il sole d’estate, vicino al mare, di blu in blu, dopo aver beffato la morte per un decennio». Quella edizione la presentava Gianni Agus, morto il 4 marzo 1994, insieme a Fulvia Colombo, colei che nel ’54 annunciò l’inizio dell’epoca televisiva italiana, morta il 25 settembre 2005;
nel ’59 vincono nuovamente Modugno e Dorelli con “Ciao ciao bambina”. A presentare è Enzo Tortora, morto il 18 maggio del 1988, insieme ad Adriana Serra (13 novembre 1995), vincitrice peraltro di Miss Italia nel 1941;
nel ’60 vincono Tony Dallara insieme a Renato Rascel (2 gennaio 1991) con “Romantica”. Dallara è ancora vivente;
nel ’61 Betty Curtis alias Roberta Corti (15 giugno 2006) e Luciano Tajoli (3 agosto 1996) con “Al di là”. Oggi canterebbero “Aldilà”. Dei presentatori di quell’edizione le “soubrette” sopravvivono ad Alberto Lionello (14 luglio 1994);
nel ’62 Modugno e Villa vincono insieme con “Addio, addio…”, ma li abbiamo già salutati. Insieme a loro, salutiamo anche il presentatore Renato Tagliani (1° novembre 2000);
nel ’63 è la volta di Emilio Pericoli (9 aprile 2013) che, insieme a Tony Renis, vince con “Uno per tutte”. A presentare quella edizione è per la prima volta Mike Bongiorno (8 settembre 2009), che ritroviamo poi in innumerevoli altre edizioni. Come lui, non c’è più neppure la valletta Edy Campagnoli (6 febbraio 1995);
saltiamo al ’67 per salutare un’altra valletta, Renata Mauro (28 marzo 2009);
nel ’68 vince Sergio Endrigo (7 settembre 2005) insieme a Roberto Carlos Braga con “Canzone per te”. Presenta Pippo Baudo;
nel ’69 presenta Nuccio Costa (27 febbraio 2011).

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Nel ’70 Costa è alla conduzione insieme a Enrico Maria Salerno (28 febbraio 1994);
nel ’72 Bongiorno è affiancato alla conduzione da Paolo Villaggio e Sylva Koscina (26 dicembre 1994);
nel ’74 alla conduzione c’è per la prima volta Corrado (8 giugno 1999);
sul finire degli anni Settanta i conduttori si moltiplicano, e nell’edizione ’78 insieme a Beppe Grillo, Maria Giovanna Elmi e Stefania Casini c’è anche Vittorio Salvetti (19 ottobre 1998), padre del Festivalbar.

Dagli anni Ottanta l’età anagrafica si abbassa, e ovviamente anche la quantità dei necrologi inerenti ai vincitori e presentatori. Con due lodevoli eccezioni. L’edizione ’98 è presentata da Raimondo Vianello (15 aprile 2010), mentre nell’edizione ’99 è Renato Dulbecco (20 febbraio 2012) a calcare la scena insieme a Fabio Fazio e Letizia Casta.

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Solo vincitori e presentatori, già, perché scorrerli tutti i protagonisti sarebbe troppo impegnativo. Eppure Luigi Tenco non lo si può non nominare. Lui che nel ’67 si suicidò proprio durante una delle edizioni del Festival, suicidandosi proprio a causa dell’ingiusto trattamento subìto. Questo il biglietto che contiene le sue ultime righe: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi». È credibile? Nel 2006 il “caso Tenco” è stato ufficialmente chiuso, e confermata l’ipotesi del suicidio, tuttavia alcuni come Nicola Guarneri e Pasquale Ragone, giornalista e criminologo, nutrono seri dubbi.

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Numero due. Molte delle canzoni del Festival hanno titoli che paiono epitaffi.

“Grazie dei fiori” (starebbe bene, scritto su una lapide), ed. ’51; “Viale d’autunno” (già), ed. ’53; “Buongiorno tristezza” (i primi tempi è così), ed. ’55; “Piove” o meglio “Ciao ciao bambina” (così disse Bogart la notte prima di morire, “Goodbye, baby”), ed. ’59; “Al di là” (scritto aldilà ha tutto un altro significato), ed. ’61; “Addio… addio…” (o anche arrivederci), ed. ’62; “Non ho l’età” (nessuno ce l’ha mai, per andarsene), ed. ’64; “Se piangi, se ridi” (va bene tutto, purché venga dal cuore), ed. ’65; “… e dirsi ciao” (o anche arrivederci), ed. ’78; “Storie di tutti i giorni” (è così, è la vita), ed. ’82; “Sarà quel che sarà” (fatalista), ed. ’83; “Perdere l’amore” (non è mai bello), ed. ’88; “Ti lascerò” (è ovvio, qualcuno lascia sempre), ed. ’89; “Uomini soli” (più bello che vedovi), ed. ’90; “Mistero” (il grande mistero), ed. ’93; “Passerà” (o trapasserà?), ed. ’94; “Vorrei incontrarti tra cent’anni” (ma anche no), ed. ’96; “Senza te o con te” (la differenza, in realtà, è sostanziale), ed. ’97; “Luce” (buio!), ed. ’01; “Angelo” (a Staglieno ce ne sono di bellissimi), ed. ’05; “Ti regalerò una rosa” (anche i crisantemi mi piacciono), ed. ’07; “Colpo di fulmine” (ahi!!!), ed. ’08; “Non è l’inferno” (il purgatorio, forse?), ed. ’12; “L’essenziale” (è finire), ed. ’13.

Numero tre. Forse il Festival è morto anche lui. Abbiamo avuto la forza di uccidere Miss Italia. Perché non ripeterci?

di Silvia Ceriani

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2 pensieri su “Perché Sanremo è Sanremo

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