L’avversario

Ho finalmente letto L’avversario, il libro che in un certo senso mi ha fatto “scoprire” Emmanuel Carrère, ma che non avevo ancora aperto. Avevo visto il film omonimo, questo sì, diretto nel 2002 da Nicole Garcia e magnificamente interpretato da Daniel Auteuil. Poi, di Carrère ho letto tutto quel che mi è riuscito: Facciamo un gioco, La mia vita come un romanzo russo, Vite che non sono la mia, Limonov. Ma L’avversario no. Perché era uscito di produzione. Esaurito e introvabile. Ci ha pensato Adelphi, a rimetterlo in circolazione.

Daniel Autueil, "L'avversario"

Daniel Autueil, “L’avversario”

Sapevo di cosa parlava. Un’enorme menzogna che si protrasse per quasi vent’anni. E che ebbe sviluppi tragici. L’avversario è la storia vera di Jean-Claude Romand, sedicente medico presso l’Oms, padre di famiglia, marito, figlio e genero esemplare, amante tenero e appassionato, amico fidato. Il 9 gennaio del 1993, immaginando che la sua “recita” fosse ormai sul punto di essere scoperta, uccise uno dopo l’altro la moglie Florence e i suoi due figli, Caroline e Antoine. È uscito a comprare i giornali, si è cambiato ed è andato a pranzo dai genitori, uccidendo anche loro (dopo mangiato). Poi è andato da Corinne, la sua amante, ma con lei non ce l’ha fatta. È rientrato a casa, e ha dato fuoco a tutto. Ma le fiamme non sono riuscite a distruggere né la sua vita né, soprattutto, le prove della sua colpevolezza.

E così si è scoperto, forse non ancora del tutto, chi era realmente Jean-Claude Romand. Non uno studente brillante, non un medico, anzi un super-medico in carriera, non un uomo col fiuto per gli affari. Romand ha mentito dal secondo anno di università, quando non ha più dato un esame. E la sua vita è stata tutta un’incredibile recita, e un’incredibile angoscia. Finti viaggi d’affari che si risolvevano con lui a contemplare il soffitto di una camera d’albergo, vicino all’aeroporto, e a tornare a casa con finti doni da Tokyo, New York e altrove, tutti acquistati nei negozi dell’aeroporto stesso. Finti investimenti di grandi patrimoni, e i conti prosciugati dei genitori, dei suoceri, di tutta la famiglia per potersi permettere una vita da finto medico. Un finto cancro, che gli serve per coprire altre menzogne. Finzione, finzione, finzione ovunque, forse anche nel tentativo di suicidarsi. E lo spettro della morte che aleggia in ogni singola pagina. In ogni singolo istante di questa grigia esistenza.

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère

Carrère ha fatto con Romand un po’ quel che aveva fatto Capote negli anni Sessanta con Perry Edward Smith e Eugene Hickock, autori di un omicidio plurimo a Holcomb. Come Capote in A sangue freddo, Carrère ha raccontato la storia di un assassinio efferato, ascoltando la voce di chi lo ha commesso. Carrère a Romand gli ha scritto, lo ha incontrato, gli ha parlato, si è fatto nascere mille scrupoli sull’opportunità di quel che stava facendo. E poi lo ha fatto, ha scritto un libro bellissimo, senza fiocchi e condimenti, tragico nella sua oggettività. Carrère descrive, senza cedere alla compassione, la vita di un uomo incastrato fin da bambino nell’ingranaggio della menzogna. Un uomo che, alla fine, preferisce la morte alla vergogna di essere scoperto. Un uomo che il prossimo anno rivedrà la luce, e un po’ di quel mondo da cui, il carcere lo ha tenuto separato. Un uomo che fa paura. Tanto è lucida la sua follia.

«Per i credenti l’ora della morte è l’ora in cui si vede Dio, non più in modo oscuro, come dentro uno specchio, ma faccia a faccia. Perfino i non credenti credono in qualcosa di simile: che nel momento del trapasso si veda scorrere in un lampo la pellicola della propria vita, finalmente intelleggibile. Per i vecchi Romand, questa visione, anziché rappresentare il pieno coronamento, aveva segnato il trionfo della menzogna e del male. Avrebbero dovuto vedere Dio e al suo posto avevano visto, sotto le sembianze dell’amato figlio, colui che la Bibbia chiama Satana: l’Avversario».

di Silvia Ceriani

L'avversario-CoverDati
Emmanuel Carrère
L’avversario
Adelphi, Milano 2013
Traduzione dal francese di Eliana Vicari Fabris

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Un pensiero su “L’avversario

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