Disperate e romantiche

di Manuela Vetrano e Simona De Pascalis

Stilare una top 10 delle tombe più belle e significative di un cimitero può sembrare ai più un’iniziativa anomala… e proprio per questo è perfetta per il Salone del Lutto. Di solito quando girovago nel Cimitero Monumentale di Torino non seguo un itinerario preciso e mi lascio trascinare dall’istinto, ammirando la statua di un angelo o di una dama disperata, cercando di capire il significato di un simbolo particolare o decifrando il testo di un’epigrafe scolorita. Quindi è stato difficile selezionare solo 10 monumenti tra le centinaia che popolano il Cimitero, ma alla fine sono riuscita nell’impresa… Quella che segue è la mia personale classifica. La vostra qual è?

Tomba di Isa Bluette, Campo Primitivo Ovest. Una ballerina distesa a terra, i piedi nudi, le braccia sopra la testa, i capelli sciolti, gli occhi chiusi e le labbra increspate da un lieve sorriso… è Isa Bluette, al secolo Teresa Ferrero, ritratta da Giacomo Giorgis. La sua storia è molto romantica: è stata la più grande soubrette della rivista italiana nella prima metà del '900. Scopritrice di Macario e Totò, morì di tisi a 41 anni nel 1939. Il compagno della vita, l’attore Nuto Navarrini, volle sposarla sul letto di morte ed è sepolto insieme a lei.

Tomba di Isa Bluette, Campo Primitivo Ovest.
Una ballerina distesa a terra, i piedi nudi, le braccia sopra la testa, i capelli sciolti, gli occhi chiusi e le labbra increspate da un lieve sorriso… è Isa Bluette, al secolo Teresa Ferrero, ritratta da Giacomo Giorgis. La sua storia è molto romantica: è stata la più grande soubrette della rivista italiana nella prima metà del ‘900. Scopritrice di Macario e Totò, morì di tisi a 41 anni nel 1939. Il compagno della vita, l’attore Nuto Navarrini, volle sposarla sul letto di morte ed è sepolto insieme a lei.

Tomba Remondini (ora Tomba Italiano), III ampliazione Nord. Guardandola di sfuggita, si potrebbe scambiare per una persona in carne e ossa che si aggira tra le tombe. Osservandola con più attenzione, si scopre che quella figura di donna è in bronzo ed è stata realizzata da Edoardo Rubino. Ferma con il braccio disteso nel gesto dell’estremo saluto, sola e isolata in mezzo agli altri monumenti, ha il potere di trasportare chi le si trova di fronte fuori dal tempo e dallo spazio e di comunicare con tutta la sua forza espressiva la malinconia e l’imperscrutabilità della Morte.

Tomba Remondini (ora Tomba Italiano), III ampliazione Nord.
Guardandola di sfuggita, si potrebbe scambiare per una persona in carne e ossa che si aggira tra le tombe. Osservandola con più attenzione, si scopre che quella figura di donna è in bronzo ed è stata realizzata da Edoardo Rubino. Ferma con il braccio disteso nel gesto dell’estremo saluto, sola e isolata in mezzo agli altri monumenti, ha il potere di trasportare chi le si trova di fronte fuori dal tempo e dallo spazio e di comunicare con tutta la sua forza espressiva la malinconia e l’imperscrutabilità della Morte.

Tomba Braida, II ampliazione. Il Cimitero di Staglieno custodisce il fascino androgino dell’Angelo della Morte di Giulio Monteverde, forse l’opera di arte funeraria più famosa del mondo. Il Cimitero di Torino non è però da meno! Sotto i suoi porticati si trova lo stupendo e inquietante Angelo della Morte di Leonardo Bistolfi. A guardia di una culla vuota, è avvolto da un ampio panneggio, i capelli lunghi scompigliati… distante e imperturbabile, è espressione pura del mistero del Nulla. Purtroppo ora è in pessime condizioni.

Tomba Braida, II ampliazione.
Il Cimitero di Staglieno custodisce il fascino androgino dell’Angelo della Morte di Giulio Monteverde, forse l’opera di arte funeraria più famosa del mondo. Il Cimitero di Torino non è però da meno! Sotto i suoi porticati si trova lo stupendo e inquietante Angelo della Morte di Leonardo Bistolfi. A guardia di una culla vuota, è avvolto da un ampio panneggio, i capelli lunghi scompigliati… distante e imperturbabile, è espressione pura del mistero del Nulla. Purtroppo ora è in pessime condizioni.

Tomba Sada, I ampliazione. Giulio Monteverde rappresenta l’architetto regio Carlo Sada tutto impettito in cima a un enorme capitello rovesciato. È in alto, lontano dai comuni mortali che lo osservano a testa insù (cosa pretendiamo? È l’architetto del re, insomma!). Ma che succede sotto di lui? Una donna bellissima, l’Architettura, è seduta su un sarcofago e guarda sdegnosa un puttino alquanto panzuto che si stravacca annoiatissimo senza un briciolo di rispetto sui progetti del Sada. Chi l’ha detto che in un cimitero non si può sorridere?

Tomba Sada, I ampliazione.
Giulio Monteverde rappresenta l’architetto regio Carlo Sada tutto impettito in cima a un enorme capitello rovesciato. È in alto, lontano dai comuni mortali che lo osservano a testa insù (cosa pretendiamo? È l’architetto del re, insomma!). Ma che succede sotto di lui? Una donna bellissima, l’Architettura, è seduta su un sarcofago e guarda sdegnosa un puttino alquanto panzuto che si stravacca annoiatissimo senza un briciolo di rispetto sui progetti del Sada. Chi l’ha detto che in un cimitero non si può sorridere?

Tomba del Grande Torino, V ampliazione. 4 maggio 1949. Tempesta a Torino. Ore 17 e qualche minuto. Un boato proveniente dalla collina di Superga risuona in tutta la città. L’aereo con a bordo l’imbattibile squadra del Grande Toro si schianta contro il colle, dietro alla Basilica. Nell’impatto muoiono tutti: calciatori, tecnici ed equipaggio. Le loro tombe al Monumentale sono quindi luogo di culto per tutti i tifosi granata e per gli sportivi in generale, quelli di eri, di oggi e di domani.

Tomba del Grande Torino, V ampliazione.
4 maggio 1949. Tempesta a Torino. Ore 17 e qualche minuto. Un boato proveniente dalla collina di Superga risuona in tutta la città. L’aereo con a bordo l’imbattibile squadra del Grande Toro si schianta contro il colle, dietro alla Basilica. Nell’impatto muoiono tutti: calciatori, tecnici ed equipaggio. Le loro tombe al Monumentale sono quindi luogo di culto per tutti i tifosi granata e per gli sportivi in generale, quelli di eri, di oggi e di domani.

Tomba Dini, I ampliazione. Un vecchio dallo sguardo triste e stanco, con due lunghe ali dietro la schiena, è seduto alla base di una colonna, in cima a cui si trova il busto di un giovane uomo. È il Tempo, che ha posato vicino a sé la falce e una clessidra rotta e tiene ora in mano una pergamena su cui è scritto il famoso verso di Francesco Petrarca: «Cosa bella e mortal passa e non dura». Così lo scultore Giuseppe Dini ha voluto eternare il ricordo del figlio Dario, scomparso improvvisamente a soli 23 anni.

Tomba Dini, I ampliazione.
Un vecchio dallo sguardo triste e stanco, con due lunghe ali dietro la schiena, è seduto alla base di una colonna, in cima a cui si trova il busto di un giovane uomo. È il Tempo, che ha posato vicino a sé la falce e una clessidra rotta e tiene ora in mano una pergamena su cui è scritto il famoso verso di Francesco Petrarca: «Cosa bella e mortal passa e non dura». Così lo scultore Giuseppe Dini ha voluto eternare il ricordo del figlio Dario, scomparso improvvisamente a soli 23 anni.

Tomba Vigo, Campo Primitivo Est. «Ella giocava per le pinte aiole… l’ombra l’avvolse…»  recita l’epigrafe tratta da una poesia di Giosuè Carducci. Il monumento, opera di Pietro Canonica, è tutto dedicato alla piccola Laura Vigo, morta nel 1907 a 9 anni. La bimba ha messo dietro la schiena il suo cerchio, ha finito di giocare. Ascolta la voce degli angeli vicini a lei e, grazie alla sensibilità che solo i bambini riescono ad avere, sa già di non essere più parte di questo mondo.

Tomba Vigo, Campo Primitivo Est.
«Ella giocava per le pinte aiole… l’ombra l’avvolse…» recita l’epigrafe tratta da una poesia di Giosuè Carducci. Il monumento, opera di Pietro Canonica, è tutto dedicato alla piccola Laura Vigo, morta nel 1907 a 9 anni. La bimba ha messo dietro la schiena il suo cerchio, ha finito di giocare. Ascolta la voce degli angeli vicini a lei e, grazie alla sensibilità che solo i bambini riescono ad avere, sa già di non essere più parte di questo mondo.

Tomba Pongiglione, IV ampliazione. Un monumento ricchissimo di particolari legati alla simbologia funeraria. Ogni volta che lo si osserva sembra sempre che spunti un nuovo dettaglio: rane, falene, civette, topi… soprannominata “tomba d’j rat”, è stata progettata dal committente, l’ingegnere e filantropo Giuseppe Pongiglione, che si è fatto raffigurare dallo scultore Lorenzo Vergnano, mentre esce dalla bara e si accinge a salire in cielo accompagnato da un angelo e dallo scrigno dei Ricordi stretto in mano.

Tomba Pongiglione, IV ampliazione.
Un monumento ricchissimo di particolari legati alla simbologia funeraria. Ogni volta che lo si osserva sembra sempre che spunti un nuovo dettaglio: rane, falene, civette, topi… soprannominata “tomba d’j rat”, è stata progettata dal committente, l’ingegnere e filantropo Giuseppe Pongiglione, che si è fatto raffigurare dallo scultore Lorenzo Vergnano, mentre esce dalla bara e si accinge a salire in cielo accompagnato da un angelo e dallo scrigno dei Ricordi stretto in mano.

Tomba Toesca di Castellazzo, II ampliazione. Da un sarcofago circondato da quattro puttini, sorretta da un angelo protettivo, si alza in volo la giovane Giuseppina Garbiglietti. Due trecce tra i folti capelli sciolti, avvolta da un grande mantello, avvicina una mano alla bocca per mandare un ultimo bacio a coloro che restano. Ai suoi fianchi, i busti del padre Antonio e del marito Gioacchino Toesca di Castellazzo, che segue con lo sguardo la moglie volare via, sicuro nella sua speranza di rincontrarla nell’Altrove.

Tomba Toesca di Castellazzo, II ampliazione.
Da un sarcofago circondato da quattro puttini, sorretta da un angelo protettivo, si alza in volo la giovane Giuseppina Garbiglietti. Due trecce tra i folti capelli sciolti, avvolta da un grande mantello, avvicina una mano alla bocca per mandare un ultimo bacio a coloro che restano. Ai suoi fianchi, i busti del padre Antonio e del marito Gioacchino Toesca di Castellazzo, che segue con lo sguardo la moglie volare via, sicuro nella sua speranza di rincontrarla nell’Altrove.

Tomba Denina Sineo, I ampliazione. Doveva essere davvero bella Teresa Denina, morta a 27 anni nel 1883. Il suo monumento funebre è conosciuto per essere quello della “sposa bambina”. Scolpita da Odoardo Tabacchi, sembra solo addormentata, distesa sotto un imponente baldacchino e sorvegliata da piccole statue di angeli decapitati dai vandali. La sua giovinezza è stata fissata per sempre nel candore del marmo, che contrasta con i colori vivaci dei fiori, appoggiati sul suo petto da pietose mani sconosciute.

Tomba Denina Sineo, I ampliazione.
Doveva essere davvero bella Teresa Denina, morta a 27 anni nel 1883. Il suo monumento funebre è conosciuto per essere quello della “sposa bambina”. Scolpita da Odoardo Tabacchi, sembra solo addormentata, distesa sotto un imponente baldacchino e sorvegliata da piccole statue di angeli decapitati dai vandali. La sua giovinezza è stata fissata per sempre nel candore del marmo, che contrasta con i colori vivaci dei fiori, appoggiati sul suo petto da pietose mani sconosciute.

Manuela-VetranoTesto di Manuela Vetrano

Chi sono? Ancora non lo so… una curiosa sempre alla ricerca di qualcosa da imparare, un’amante delle epoche passate, dei libri polverosi e delle fotografie in bianco e nero. Non dico che il cimitero sia il mio habitat naturale, ma quando mi trovo a camminare per i suoi viali mi sento a mio agio, lontana dalla contemporaneità a volte troppo incomprensibile per me. Laureata in Beni Culturali, lavoro per promuovere la storia e l’arte di Torino e del Piemonte.

Per “incontrare” Manuela potete visitare la pagina Facebook del Cimitero Monumentale di Torino, il suo blog sempre dedicato al Monumentale di Torino o ancora la pagina internet delle Guide di Torino.

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simonaFoto di Simona De Pascalis

Prima ancora di diventare un mestiere, la fotografia è da sempre per me un modo di sentire e di raccontare. Al cimitero ci andavo da piccola, con mia nonna, a scorrazzare tra nascondigli e labirinti. Poi spesso in viaggio mi è capitato di rincorrere quel ricordo nei cimiteri di altre città. Ma devo all’amicizia con Manuela la scoperta che il cimitero è un mondo abitato, fatto di storie, come quelle che ho imparato ad ascoltare nei volti e nei gesti delle statue del Monumentale di Torino.

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