Quando le ossa sono ricami

Migliaia di teschi, tibie e altri resti umani a decorare le pareti con fare artistico in composizioni di croci trattenute da sottili reticelle. E, in alto, i crani che osservano in silenzio i fedeli e i turisti. Tutto questo accade a Milano, da molti, moltissimi anni…

Nel centro storico di Milano, all’ombra della parrocchiale di Santo Stefano, vi è un luogo dai tratti macabri e misteriosi. È la piccola chiesa di San Bernardino alle ossa, un antico ossario costruito nel 1268 dalla Confraternita dei disciplini e oggi importante luogo di culto per i vecchi milanesi.

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Nonostante la sua lunga storia secolare fatta da vicissitudini di morte, distruzione, ricostruzione e onori portoghesi, San Bernardino alle ossa resiste tuttora nel tempo insieme alle sue spoglie mortali, le quali adornano per intero le superfici verticali interne alla cappella.

Migliaia di teschi, tibie e altri resti umani, infatti, decorano le pareti con fare artistico in composizioni di croci trattenute da sottili reticelle. In alto i crani osservano in silenzio i fedeli e i turisti, tra questi anche molti giovani che si avvicinano per la prima volta con innocenti schiamazzi, soffocati poi dall’agghiacciante visione di quelle persone che furono.

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Il silenzio è d’obbligo, quindi, e a quanto pare non tanto per le circostanze della sacralità del luogo, ma per il memento mori che tocca e toccherà ognuno di noi. Ed è proprio il tocco della morte che affascina i più, fino a spingere addirittura qualcuno ad allungare la mano, oltre a quella rete, per sfiorare la fredda consistenza di un cranio consumato dal passaggio dei viventi in visita all’ossario.

Ma da dove vengono tutte quelle ossa? C’è chi dice che sono i resti provenienti dai cristiani uccisi dagli eretici prima del Mille; forse santi o martiri; magari gli appestati manzoniani del 1630; o forse solo le ossa esumate dal vecchio ospedale della zona, soppresso nel 1652. Ma in verità sono le ossa recuperate dal cimitero ospedaliero sorto da queste parti nel 1145, dai carceri, dai condannati a morte, dai canonici e priori, tutte unite in quella macabra (seppur devota) consacrazione.

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L’attuale facciata dell’edificio risale al 1750, poiché nel 1642 il campanile della parrocchiale cadde distruggendone l’intera struttura. Fu un lungo lavoro di restauro, conclusosi nel 1695 con la ricostruzione del campanile. Poi, nel 1786, un Regio decreto svincolò la cappella dalla parrocchiale fino al 1929 quando, grazie ai Patti lateranensi, tornò nuovamente nelle mani ecclesiali.

E forse non tutti sanno che nella chiesa di Evora, in Portogallo, esiste una copia identica dell’ossario. Già, perché nel 1738 il re portoghese Giovanni V, in visita a Milano, ne rimase totalmente affascinato, forse anche lui vittima di quel magnetismo mortale. Ma l’influenza portoghese non finisce qui. Infatti, nel 1768, proprio nella vicina cappella di destra alla chiesa di San Bernardino, furono sepolti i diretti discendenti in linea materna di Cristoforo Colombo, tuttora lì presenti.

Testo e foto di Carlo Negri

Informazioni
Se volete visitare la cappella dovete recarvi in via Carlo Giuseppe Merlo 4 (il progettista che nel 1268 edificò la chiesetta e che partecipò anche alla realizzazione della facciata del Duomo). La visita è gratuita, diffidate dell’uomo seduto all’ingresso che potrebbe indicarvi l’andito dell’ossario chiedendovi magari un’offerta in cambio. L’ossario è aperto dalle 7,30 fino a mezzogiorno e dalle 13 fino alle 18. Il sabato vale solo per il mattino e la domenica dalle 9 alle 12.

Fonte: Giorgio Caprotti, “La piccola San Bernardino scrigno di ossa e di tesori”, Il Giornale: quotidiano del mattino, Cronaca di Milano, edizione nazionale del 14 ottobre 2002, p. 42

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Carlo NegriAmo le parole, mi piacciono perché sono la vera magia di questo mondo. Sono nato il 22 aprile del 1983 Milano, dove attualmente vivo, ma la mia vera città è un paese a nord del lago d’Orta, in Piemonte, Omegna. Proprio per via del mio attaccamento a questa parte del Settentrione, collaboro vivamente con il giornale locale della provincia di Verbania, dove sono cresciuto. Recentemente ho pubblicato alcuni racconti sul sito storiebrevi.it e su epinovel.com, e qualche volta mi presto come ghostwriter per i vari blog e siti d’informazione presenti in rete. Il genere letterario che preferisco è tutto ciò che converge nel cosiddetto “realismo magico”: Márquez, Kafka, Calvino, Lovecraft e Poe sono alcuni esempi di scrittori che più ammiro.Sono un sognatore e questo, a volte, ha dei risvolti davvero pesanti nella concretezza di chi vorrebbe vivere una vita normale. Ho fatto diversi lavori, i più disparati. Dopo il diploma, per qualche mese, ho lavorato presso uno studio di architettura, poi mi sono arruolato per tre anni nell’Esercito italiano. Sono stato un alpino-paracadutista ma con la guerra, fortunatamente, ho avuto poco a che fare. Dopo il servizio da me stesso interrotto, ho gestito per alcuni anni un centro benessere, e in seguito, per qualche mese, ho lavorato presso un salumificio. Intanto ho frequentato alcuni corsi universitaria, dalla facoltà di economia a quella di lettere, senza mai concluderli.In sostanza, le parole sono tutto quello che sono: fumo negli occhi, un trucco, un’illusione. Ecco perché le adoro, per via della loro importanza e, allo stesso modo, della loro apparente, diafana, consistenza. Possono fare male, le parole. Ma possono anche guarire. Come? Per me è lì il bello.

 

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7 pensieri su “Quando le ossa sono ricami

  1. Suggerirei di modificare la seconda riga in “Sono nato il 22 aprile del 1983 a Milano, dove attualmente vivo, …”. Secondo la versione corrente del testo, lei vive nel 1983 ma non credo fosse quello che intendeva 🙂

    • Ciao Lola, no, non so quale sia il livello di conoscenza dei locali di questo luogo meraviglioso. Ma non stento a credere quel che dici. Spesso la gente si perde quel che ha dietro casa… Tristemente.

  2. Pingback: Il regno delle ossa | salone del lutto

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