I guardiani del silenzio

Si può iniziare a fotografare un luogo quasi per caso e poi innamorarsene completamente? Ad Anna Rosa è successo e, da quella prima volta, a Staglieno c’è tornata ancora, e ancora, e ancora, guardandolo ogni volta con occhi diversi…

La mia vicenda coi cimiteri è iniziata da meno di un anno, e per puro caso, quando durante la settimana dedicata ai musei monumentali, mentre attendevo l’inizio di una visita guidata, ho iniziato a fotografare alcuni monumenti funebri presenti nelle lunghissime gallerie di questo luogo molto amato dai turisti, ma poco dai locali. Da allora, sono spesso tornata fra le stesse gallerie e davanti agli stessi monumenti, ma guardandoli ogni volta da angolazioni differenti e con occhi diversi e – sembra strano – benché ci sia tornata una trentina di volte trovo sempre nuovi spunti. Di lì, ho anche iniziato a fotografare piccoli cimiteri di riviera così come altri grandi cimiteri italiani, come il Monumentale di Milano e il Verano di Roma. Ho anche aperto una pagina su facebook, su suggerimento di una fotografa francese, Lili Saatchi, autrice di una bellissima pagina che seguo costantemente e che mi ha dato molti consigli e continua a incoraggiarmi. Poi, ho comprato una macchina fotografica professionale e mi sembra che i risultati inizino finalmente a vedersi. Certo, faccio anche altri tipi di foto, ma ho scoperto che amo molto aggirarmi per i cimiteri, specialmente quando c’è silenzio. Sono luoghi speciali, che ci mettono in contatto con le nostre radici. Non luoghi da cui fuggire.

Tomba Montebruno, scultore Demetrio Paernio, 1886, porticato inferiore Una delle mie opere preferite, un angelo custode si libra in volo portando in braccio un bimbo ornato da un festone fiorito, in un atteggiamento molto materno.

Tomba Montebruno, scultore Demetrio Paernio, 1886, porticato inferiore
Una delle mie opere preferite, un angelo custode si libra in volo portando in braccio un bimbo ornato da un festone fiorito, in un atteggiamento molto materno.

Tomba Mantero, scultore Luigi Orengo, 1895, porticato inferiore-passaggio verso il porticato semicircolare Quest'angelo pensieroso si trova in una nicchia un po' nascosta di una galleria secondaria. Sembra simboleggiare una concezione della morte un po' inquieta, malinconica, quasi a escludere una speranza di rinascita dopo la morte.

Tomba Mantero, scultore Luigi Orengo, 1895, porticato inferiore-passaggio verso il porticato semicircolare
Quest’angelo pensieroso si trova in una nicchia un po’ nascosta di una galleria secondaria. Sembra simboleggiare una concezione della morte un po’ inquieta, malinconica, quasi a escludere una speranza di rinascita dopo la morte.

Tomba Ghigliani, scultore Augusto Rivalta, 1876, porticato inferiore Purtroppo questa tomba ha subìto dei gravi danni. Rappresenta la vedova in ginocchio, gli occhi rivolti alla tomba del marito, accompagnata dal fratello che con rispetto e partecipazione assiste al dolore della sorella. L’urna è decorata in stile classico.

Tomba Ghigliani, scultore Augusto Rivalta, 1876, porticato inferiore
Purtroppo questa tomba ha subìto dei gravi danni. Rappresenta la vedova in ginocchio, gli occhi rivolti alla tomba del marito, accompagnata dal fratello che con rispetto e partecipazione assiste al dolore della sorella. L’urna è decorata in stile classico.

Tomba Carlo Erba, scultore Santo Saccomano, 1883, porticato inferiore ponente, nicchione XLII La personificazione della serenità dell'addormentarsi nel sonno eterno. Nelle mani stringe simboli pagani: in una i fiori di loto che raffigurano il sonno eterno e nell’altra un serpente che si morde la coda. Ammirevole la fattura sia della figura sia del panneggio dell'abito.

Tomba Carlo Erba, scultore Santo Saccomano, 1883, porticato inferiore ponente, nicchione XLII
La personificazione della serenità dell’addormentarsi nel sonno eterno. Nelle mani stringe simboli pagani: in una i fiori di loto che raffigurano il sonno eterno e nell’altra un serpente che si morde la coda. Ammirevole la fattura sia della figura sia del panneggio dell’abito.

Tomba Burrano, scultore Piero da Verona, S.D.-porticato Sant'Antonino La morte, il cimitero e il marmo sembra che abbiamo poco in comune con le passioni erotiche ma, in questo come in altri cimiteri italiani, spesso si trovano monumenti che l’erotismo lo scolpiscono nel marmo, riproducendo il calore della carne e gli amplessi amorosi. Un altro dei miei monumenti preferiti.

Tomba Burrano, scultore Piero da Verona, S.D.-porticato Sant’Antonino
La morte, il cimitero e il marmo sembra che abbiamo poco in comune con le passioni erotiche ma, in questo come in altri cimiteri italiani, spesso si trovano monumenti che l’erotismo lo scolpiscono nel marmo, riproducendo il calore della carne e gli amplessi amorosi. Un altro dei miei monumenti preferiti.

Tomba Grondona Borzino, scultore Giacomo Moreno, 1884, porticato inferiore est Ci troviamo di fronte al tema della maternità che si unisce al bisogno di carità, una delle virtù teologali; La continuità tra le due tematiche (la donna che porge l'obolo e la madre che lo riceve, con lo sguardo rivolto verso il basso), trova giustificazione e compensazione nell'accumulo di denaro frenetico che caratterizzò quest'epoca.

Tomba Grondona Borzino, scultore Giacomo Moreno, 1884, porticato inferiore est
Ci troviamo di fronte al tema della maternità che si unisce al bisogno di carità, una delle virtù teologali; La continuità tra le due tematiche (la donna che porge l’obolo e la madre che lo riceve, con lo sguardo rivolto verso il basso), trova giustificazione e compensazione nell’accumulo di denaro frenetico che caratterizzò quest’epoca.

Tomba Da Passano, scultore Pietro Costa, 1870, porticato inferiore a ponente Questo gruppo scultoreo è stato commissionato dai genitori delle due giovani ivi rappresentate. La seconda, morente, chiede conforto alla sorella defunta che, con il capo cinto di rose e i capelli lunghissimi sciolti sulle spalle, in una mano regge la croce e con l'altra indica alla sorella la via del cielo.

Tomba Da Passano, scultore Pietro Costa, 1870, porticato inferiore a ponente
Questo gruppo scultoreo è stato commissionato dai genitori delle due giovani ivi rappresentate. La seconda, morente, chiede conforto alla sorella defunta che, con il capo cinto di rose e i capelli lunghissimi sciolti sulle spalle, in una mano regge la croce e con l’altra indica alla sorella la via del cielo.

Tomba Croce, scultore Luigi Beltrami, 1899, porticato inferiore nord-est I Croce erano una stimata famiglia di negozianti. Il monumento venne prima collocato nel 1894, con la sola statua femminile avvinta alla croce, bellissima ed espressiva. In seguito, il figlio superstite, in memoria del genitore, morto nel 1897, fece aggiungere la statua del fanciullo, che rappresenta la preghiera dell'innocenza.

Tomba Croce, scultore Luigi Beltrami, 1899, porticato inferiore nord-est
I Croce erano una stimata famiglia di negozianti. Il monumento venne prima collocato nel 1894, con la sola statua femminile avvinta alla croce, bellissima ed espressiva. In seguito, il figlio superstite, in memoria del genitore, morto nel 1897, fece aggiungere la statua del fanciullo, che rappresenta la preghiera dell’innocenza.

Tomba David Raggio, scultore Demetrio Parnio, S.D.-porticato inferiore lato est Commissionata allo scultore dalla vedova del famoso commerciante, rappresenta uno dei tanti angeli dello scultore: bello, slanciato e malinconico, nella mano destra regge un ramo reciso e sembra pregare per l'anima del defunto.

Tomba David Raggio, scultore Demetrio Parnio, S.D.-porticato inferiore lato est
Commissionata allo scultore dalla vedova del famoso commerciante, rappresenta uno dei tanti angeli dello scultore: bello, slanciato e malinconico, nella mano destra regge un ramo reciso e sembra pregare per l’anima del defunto.

Tomba di Salvatore Queirolo, scultore Luigi Navone, 1901, porticato inferiore Il motto sulla tomba dice: «Fulminata è la morte, Eterno impero il regno della Vita». La donna rappresenta la vita eterna che sconfigge la morte che si dibatte impotente. Particolare del teschio.

Tomba di Salvatore Queirolo, scultore Luigi Navone, 1901, porticato inferiore
Il motto sulla tomba dice: «Fulminata è la morte, Eterno impero il regno della Vita». La donna rappresenta la vita eterna che sconfigge la morte che si dibatte impotente. Particolare del teschio.

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Testo e foto di Anna Rosa Basile

IOME2
Ho studiato al Liceo artistico e poi all’Università di Architettura, che però ho dovuto interrompere. Ho trovato un lavoro che non aveva nulla a che fare con quello che avevo studiato, ma quando l’amore per l’arte e le cose belle ce l’hai nel sangue, prima poi torna prepotentemente alla ribalta. Non mi dispiacerebbe che la fotografia diventasse anche un lavoro, né mi dispiacerebbe fare qualche mostra per farmi conoscere e anche, perché no, un libro… Intanto continuo a coltivare questa mia passione, per i cimiteri ma anche per tutto ciò che è bello: paesaggi, chiese, sculture… Il nostro paese è ricchissimo di capolavori…

Per scoprire le foto di Anna Rosa, cliccate sulla pagina facebook I guardiani del silenzio, e ne troverete moltissime oppure su Stile italiano, dove ne troverete altre ancora.

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