Sguazeto alla Biasio o del sapore dell’orrore

Che Biagio Cargnio, per gli amici “Biasio”, fosse un cuoco e un salsicciaio eccezionale, nessuno osava metterlo in discussione. E che Biasio fosse anche un fine conoscitore del mondo del commercio è, in egual misura, innegabile. Per lui il potere del denaro e la realizzazione professionale erano strettamente legati alle capacità dello stomaco, e alla ricettività delle papille gustative. Insomma, se ai clienti dai il meglio questi poi torneranno, per la gioia delle tue finanze e del tuo ego. A essere egoisti ci si guadagna sempre. In questo Biasio era un anticipatore di Adam Smith. E non a caso tutti, ma proprio tutti, dal popolano al patrizio, facevano a gara per poter dire di essere stati almeno una volta alla Taverna di Biagio che all’epoca dei fatti, negli anni Venti del Cinquecento, si trovava in Campo San Zan Degolà (S. Giovanni Decollato) sul Canal Grande.

Hermann Nitsch, "Das Orgien Mysterien Theater".

Hermann Nitsch, “Das Orgien Mysterien Theater”.

Ma che aveva di così speciale un sordido posto, misero e piccino, con pochi tavoli, da essere tanto frequentato? Lo sguazeto di Biasio non aveva rivali. Solitamente il guazzetto alla veneziana era preparato, e viene preparato ancor oggi, con carne di maiale. Ma Biasio si definiva un artista e come tale ci teneva a mantener segreta la ricetta con cui deliziava i palati dei numerosissimi veneziani che affollavano la sua bottega. Ma un giorno accadde qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il destino del suo creatore e dei suoi avventori.

Hermann Nitsch, "Das Orgien Mysterien Theater".

Hermann Nitsch, “Das Orgien Mysterien Theater”.

Un muratore che lavorava lì vicino, Antonio, per gli amici “Toni”, ogni volta che poteva faceva una capatina alla Taverna di Biagio per rifocillarsi dalle fatiche del duro lavoro con lo sguazeto, il suo piatto preferito. Ma Toni non era soltanto un grande e onesto lavoratore, tutto casa e familia, bensì era anche un uomo attento e premuroso. Non passava giorno, infatti, che si scervellasse nel tentativo di capire quale fosse il segreto, la magia di quel piatto per regalarne la ricetta all’adorata moglie. Impresa difficilissima la sua, poiché nessuno era mai riuscito nell’intento di far dire al Biasio quali fossero i misteriosi ingredienti con cui faceva sognare i veneziani.

Hermann Nitsch, "Das Orgien Mysterien Theater".

Hermann Nitsch, “Das Orgien Mysterien Theater”.

E così quel mattino il buon Toni, come innumerevoli altre volte a pranzo, varcò la soglia della piccola locanda. All’ingresso, dondolava un’insegna di pelle di bue. Su di una facciata era disegnata una bottiglia di vino; sull’altra un piatto fumante; su entrambe campeggiava a caratteri cubitali la scritta Biasio. In fondo al locale, stretto e lungo, c’era una finestra che dava sulla cucina, da cui si poteva ammirare l’imponente figura del Biasio avvolta dai fumi dei tegami ribollenti che con sguardo beffardo e ghigno compiaciuto ammirava i suoi clienti. Nonostante la taverna fosse piena Toni riuscì a sedersi. Era solo quel giorno, i suoi colleghi lo avevano “abbandonato”, e questo gli permise di trovare posto. E così compare Toni iniziò a gustare la sua scodella di sguazeto, come innumerevoli altre volte a pranzo, quando a un certo punto sentì qualcosa di duro finirgli sotto i denti, forse un pezzetto d’osso pensò. L’aveva scampata bella, avrebbe anche potuto rompersi un dente o peggio ancora soffocare. Lo risputò, ma quello che vide non gli parve vero. Macché osso! Era il dito di un bambino, con tanto di unghia ancora visibile! Si trattenne a stento dall’urlare. Il buon Toni ebbe un attimo d’esitazione. Iniziò a sudare. Non sapeva cosa fare. Dire o non dire quanto gli era accaduto? Con l’ovvia promessa a se stesso di non fare più ritorno in quel luogo infame, stette seduto per un tempo che gli parve infinito quando raccolse le forze e decise di uscire dal locale come se niente fosse, portando con sé il ditino. Al calar della sera, con le persone in coda all’ingresso, la taverna fu invasa dai gendarmi, i quali si diressero immediatamente verso la cucina e il retrobottega. Lo spettacolo che si presentò ai loro occhi fu terrificante. Ovunque erano sparse piccole membra maciullate di bambini. Recipienti, tegami, pentole, erano carichi di visceri, arti e minuscoli organi coi quali Biasio, sorta di demiurgo dell’orrido, trascinato dalla propria vena creativa, preparava le sue saporitissime pietanze. La misteriosa quanto ricercatissima ricetta era finalmente svelata! Alcuni militari, davanti a quella carneficina, vomitarono, altri si ammutolirono: tutti o quasi a Venezia erano passati almeno una volta da quel posto a fare un boccone.

Hermann Nitsch, "Das Orgien Mysterien Theater".

Hermann Nitsch, “Das Orgien Mysterien Theater”.

Biagio Cargnio confessò le sue nefandezze. E, al giudice che gli chiese il perché di tanta crudeltà, lui rispose così: «Son sghei!» sono soldi. Già, sono soldi, che la carne tenera dei bimbi, lasciata a macerare per ore nel vino e spezie varie, riusciva a garantire. Anche se in realtà non fu mai precisato quanti bambini avesse ucciso né il modo con cui se li fosse procurati, la Quarantia Criminale non ebbe alcun dubbio. La confessione e le prove schiaccianti a suo carico raccolte dai gendarmi dentro la locanda erano lampanti. Biasio fu condannato a morte. E lo fu nel modo più atroce che gli potesse capitare. Quasi che i giudici della Serenissima avessero voluto fargli provare quel che lui stesso aveva inflitto alle sue piccole vittime, Biasio fu legato a un cavallo e trascinato dal carcere fino alla sua bottega, dove gli furono mozzate le mani. Da qui l’oste fu poi portato in Piazza San Marco e decapitato tra le due colonne della riva. Nel completare l’opera, se così si può dire, il suo corpo fu fatto tagliare in quarti, e ogni quarto fu esposto in quattro diversi luoghi della città. Chi la fa l’aspetti.

Hermann Nitsch, "Das Orgien Mysterien Theater".

Hermann Nitsch, “Das Orgien Mysterien Theater”.

Benché la casa dell’uomo e la sua locanda siano state bruciate a quell’orco del Biasio, serial killer ante litteram, i veneziani hanno intitolato una Riva: la Riva di Biasio, sul Canal Grande di fronte alla chiesa di San Giovanni Decollato!

10687000_711046635652564_3924141207640079275_n di Markus Skabb
Markus Skabb, Marco Scabbia, è un uomo parco di parole, non tanto sulle cose, sulle umane vicende, quanto piuttosto su se stesso. Chi, non pago della vicenda del Biasio, volesse saperne di più, può cercarlo sul web, e trovarlo qui.

Nota
Per illustrare l’articolo, avrei potuto utilizzare mille e una immagine di Venezia. E invece è sul concetto di carne, sangue e sacrificio che ho puntato, così eccovi alcune foto dalla performance “Das Orgien Mysterien Theater” di Hermann Nitsch.

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