La morte raccontata ai bambini

La stanchezza in questo periodo è tanta, e mi impedisce in parte di dedicarmi alla lettura come vorrei. Eppure ricevo un bel dono, un pacco che di libri ne contiene più d’uno, e che leggo d’un fiato, tutti insieme, una sera sul tardi. Farlo è facile, perché si tratta di libri illustrati, sottili, destinati ai ragazzini veri o agli eterni bambini. I due di cui voglio parlare, in particolare, trattano un tema che bene o male è sempre stato presente nelle fiabe – da Cappuccetto Rosso a Biancaneve a La bella addormentata – e che è il protagonista assoluto anche delle pagine virtuali di questo blog.

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La Morte ha l’aspetto di una nera signora, affusolata e forse un po’ ingenua nel primo di questi due libri. A incontrarla è Jack, in una passeggiata triste verso la spiaggia: sua madre sta morendo e lui ha bisogno di pensare, forse di consolarsi o di soffrire un po’ per i fatti suoi. Strada facendo incontra colei che intuisce essere la Morte, la quale gli chiede indicazioni per la casa dei Beanstalk – la casa di Jack appunto – ma, anziché fornirgliele, il bambino che è molto furbo – e anche coraggioso! – la sfida per poterla mettere in trappola.

«Se vuoi che te lo dica mi devi dimostrare che sei veramente la Morte»… Ed ecco che la nera signora si esibisce in numeri mai visti: diventa un buio enorme che tutto oscura, grida così forte da far staccare le rocce dalle scogliere, infine si fa così minuta da entrare in un’ampolla, dove Jack la chiude. Il bambino torna a casa, sua madre sta benissimo, spazza e ha una gran fame. Ma chi può ucciderle un porco o un pollo se la Morte è imprigionata? Chi può raccogliere una radice o un frutto?

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Ecco, con parole semplici e magiche, che immagino non sia facile trovare, Jack e la Morte è un modo magnifico per introdurre i bambini a una grande verità, quella della necessità della Morte, complementare e non avversa alla necessità della vita. La nera signora, tornata libera gli dice: «Forse ora avrai compreso che non sono nemica della vita. Lei e io siamo due facce della stessa medaglia. Senza di me, la vita non esisterebbe».

A completamento del testo, le immagini di Natalie Pudalov, poetiche, eteree, delicate. Cornici di corvi neri che recano fili rossi in bocca, innumerevoli piccoli dettagli cui prestare attenzione, colori distribuiti con cura ed eleganza. Jack e la Morte è davvero una fiaba della buonanotte. Un libro da leggere a letto, magari a voce alta, magari a un figlio se c’è, abbracciandolo sotto le coperte.

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L’ultimo canto, invece, è nel complesso più ironica. In un paesino sperso nel nulla c’è una cosa particolarissima, ossia un gallo che, in mancanza della campana nel campanile, dà la sveglia ai pochissimi abitanti di quel paesino intonando O sole mio a squarciagola. Accade però che a un certo punto, ormai vecchio, il gallo chiude gli occhi una notte e muore nel sonno. Gli abitanti del paesino sono sorpresi, affranti, ma anche colmi di gratitudine per tutto quello che il gallo nel tempo ha fatto per loro. E anche agitati…: con cosa sostituiranno il canto dell’unico gallo tenore di tutto il mondo? Si fanno esperimenti, si cerca un sostituto: una formica, un grillo, una mucca, il signor Giacomo, un cumulo di centinaia di sveglie ammassate nel campanile. Non c’è nulla che vada bene, finché la soluzione non arriva: sorprendente e intonata… E per ovvie ragioni non sto a raccontarvela. Se ne avete voglia, sarete voi a scoprirla sotto le coperte.

Due parole, anche in questo caso, per le illustrazioni che come sempre, nei libri di Logos, sono bellissime e connotanti di un lavoro di ricerca e di linea editoriale davvero interessantissimo. In particolare, in questo caso, è la presentazione antropomorfa di galli, galline e formiche a risultarmi affascinante.

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Ecco, entrambi questi titoli e molti altri usciti in questi anni e di cui di tanto in tanto abbiamo già parlato ci dicono che sì, non c’è argomento che non possa essere affrontato coi bambini. Che non è vero che perché la morte è troppo greve o troppo triste è meglio tenerla nascosta in un cassetto. I bambini hanno una sensibilità speciale, che io non ricordo più, che merita di essere sollecitata ed educata anche con tematiche profonde. E rispondere ai grandi quesiti o porli direttamente leggendo un libro sottocoperta, secondo me, può essere la soluzione migliore.

di Silvia Ceriani

Jack-e-la-morte-coverJack e la morte
Testo di Tim Bowley, basato su una favola tradizionale britannica
Illustrazioni di Natalie Pudalov
Logos 2013
Per acquistare il libro, clicca qui.

Passeggiando per calmare il dolore, Jack incontra la Morte. Quando capisce che sta andando a prendere sua madre, che è a casa ammalata, decide di ordire un piano per sbarazzarsi di lei. Con grande astuzia, nel corso di una serie di sfide, riesce infine a rinchiuderla in un vaso, che appende al ramo di un albero. Ma cosa succede in un mondo senza morte? Felice per la guarigione di sua madre, Jack si accorgerà presto che la realtà intorno a lui si è trasformata in un caos. In questa narrazione tratta da un racconto tradizionale britannico, Tim Bowley ci presenta la morte come parte complementare della vita, un evento da accettare serenamente perché rientra nel corso delle cose. Le illustrazioni di Natalie Pudalov creano storie parallele che accompagnano le parole: fiori rossi che crescono e appassiscono, un filo rosso che alla fine del racconto verrà reciso, un cagnolino che, fedele compagno, accompagna Jack nel suo strenuo tentativo di salvare la mamma. Una fiaba dalla struttura tradizionale per avvicinarsi al tema della morte e un libro pieno di piccoli dettagli tutti da scoprire.

l'-ultimo-canto-coverL’ultimo canto
Testo di Pablo Albo
Illustrazioni di Miguel Ángel Díez
Logos 2010
Per acquistare il libro, clicca qui.

Tutte le mattine il gallo Filiberto sale sul campanile e, con il suo “O sole mio…”, dà la sveglia agli abitanti del villaggio. Nulla cambia per lunghi anni, così tanti da credere che tutto continuerà allo stesso modo per sempre. Ma con il tempo il gallo si fa anziano e, una notte, chiude gli occhi per non svegliarsi più. La morte è un concetto difficile da comprendere per i più piccoli e da spiegare per gli adulti; L’ultimo canto la affronta in modo naturale, esplorando tutte le fasi affettive che si sperimentano dopo una perdita – il lutto, l’accettazione e finalmente il ricordo – senza perdere la tensione narrativa né l’emozione. Ma l’albo non si limita ad avvicinare i più piccoli alla normalità del fenomeno della morte e a insegnare loro a valorizzare la vita; la storia evidenzia anche, simbolicamente, l’importanza della trasmissione delle conoscenze, vista come un elemento chiave del processo di maturazione e crescita emotiva. Questi concetti e valori vengono rinforzati dalle interessanti prospettive e composizioni pittoriche di Miguel Ángel Díez, che per questo albo ha creato personaggi elaborati con connotati antropomorfi. Età di lettura: da 5 anni.

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