Hanno smesso di galoppare

Quanti sono i libri per bambini che affrontano il tema della morte? Non lo so, esattamente, ma mi capita di trovarne sempre di più. Forse perché, per quanto complessa da spiegare – almeno dal punto di vista di un adulto –, la morte è un accadimento naturale, l’ultimo evento di un flusso, e come tale – almeno dal punto di vista di un bambino – non merita di essere esclusa dall’orizzonte. Di essere ignorata.

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Le morti di cui parla Arianna Papini sono le ultime di un flusso per antonomasia. Cari estinti, infatti, parla della morte delle specie. Quando l’ultimo superstite di quella razza muore. Quando quella razza si estingue. E resta impressa sulle pagine delle enciclopedie, o sulle liste ufficiali online. Per parlarne, usa due linguaggi potenti, capaci di interessare non solo i bambini, ma anche gli adulti innamorati almeno un po’ della natura e preoccupati, forse, per quel che sta accadendo: la poesia e l’illustrazione. A ognuno dei cari estinti è dedicata una doppia pagina. La prima è per le parole. Sono i cari estinti stessi a parlare, da un ipotetico aldilà in cui ridono, brucano le nuvole e corrono controvento, e a raccontare il perché, le ragioni della loro scomparsa. La seconda è per le immagini: una serie di ritratti meravigliosi. Tante “fototessere” dove prevalgono i toni del grigio per i musi di tutti – anche se, ad esempio, si sta parlando del leone bianco (Panthera leo krugeri) – e dove ognuno ha un vestito variopinto (perché diamine, l’aldilà darà ben modo di lavorare di fantasia e di indossare una livrea diversa dalle solite piumette, pellicce e squamette).

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Ragionando sui cari estinti, però, è facile accorgersi di come non tutti siano scomparsi nello stesso periodo né per le stesse cause. C’è il dodo (Raphus cucullatus), per esempio. Estinto dal 1662, perché era un vero sempliciotto, un uccello mite, incapace di volare, e fu sovrasfruttato dagli uomini («Delle mie uova fecero frittata | e dalle piume spazzole vaporose | ma una questione non avevan valutata | se le usi troppo poi finiscono le cose») e poi c’è l’uro (Bos primigenius), estinto nel 1627 vittima di una caccia sconsiderata, da cui non fu più possibile tornare indietro («D’improvviso, non so come sia successo, | mi cacciò per la mia carne e le mie corna | poi lo stolto, dispiaciuto, ha pure smesso | senza capire che chi muore non ritorna»). Ma ci sono anche molti animali estinti in un periodo molto più recente, come la capra dei Pirenei (Capra pyrenaica pyrenaica), d’aspetto simile a uno stambecco e dichiarata estinta nel 2000 («Dal mio latte formaggio prelibato | degli alpeggi era cibo celestiale, | ma i cacciatori me e i miei simili hanno cacciato | per cucinarci con le erbette, il pepe e il sale») o il lipote (Lipotes vexillifer), dichiarato estinto nel 2006 ma poi nuovamente avvistato nel 2007 («Nel fiume Yangtze me ne stavo allegramente | […] Quel fiume in Cina era molto rinomato | ma un giorno l’uomo ebbe bisogno di energia, | con una diga il suo corso fu bloccato | e quella casa non è più stata la mia»).

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Quel che il libro non dice, è le estinzioni proseguono a un ritmo sempre più sostenuto rispetto all’antichità. Quello che dice, e che è importante che venga detto, è che all’origine di molte di esse c’è l’uomo: un uomo che disbosca, che caccia, che trasforma le foreste in pascoli, che inquina. E che in generale ha pochissimi ravvedimenti, perlopiù troppo tardivi. Nel libro c’è un caso che si distingue dagli altri: quello del geochelone (Chelonoidis nigra abingdonii), un tartarugone solitario cui l’uomo aveva anche dato un nome – George – e di cui si occuparono biologi e ricercatori per salvarne la specie («Quand’ero l’ultimo, George il solitario | l’uomo, per trantacinque lunghi anni, | si dedicò al mestiere straordinario | di darmi moglie, con astuzie e con inganni»). Quando si estinse, il 24 giugno del 2012, furono in molti a piangerne la morte. Ma attenzione! Il fatto che si sappia esattamente il momento in cui è avvenuta è un’eccezione assoluta. Il più delle volte, gli animali si estinguono nel silenzio e nell’indifferenza generale, tanto che la loro estinzione è poi registrata anni dopo, quando ci si rende conto che nessuno li ha più avvistati, perché non esistono più.

Un libro bello. Di cui come spesso accade consiglio la lettura ai bambini, ma anche agli adulti accompagnati dai bambini. Perché il tema delle estinzioni, della morte definitiva, ci riguarda tutti. E anche il tema di un pianeta che è sempre un pochino più brutto. Anche grazie a noi.

di Silvia Ceriani

cari-estinti-coverArianna Papini
Cari estinti
Kalandraka, 2014

Hanno smesso di galoppare per prati e savane, non solcano più i cieli, mai più torneranno a nuotare nei fiumi e negli oceani. Dai mari del sud fino alle coste del nord, in tutti i continenti, nelle isole più remote del pianeta… si contano a migliaia le specie animali che si sono estinte per sempre. Arianna Papini con “Cari estinti” dà voce ad alcune delle specie che sono a rischio di sparire o che già non ci sono più. È arrivato il momento di agire affinché la lista degli assenti non aumenti mai. Età di lettura: da 7 anni.

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