Omaggio a Huysmans

Come mi ero ripromessa di fare, ho prenotato Sottomissione di Houellebecq e l’ho letto d’un fiato non appena me ne sono impossessata. Mi ero anche ripromessa di non parlarne qui, su SdL, perché pensavo che fosse fuori contesto. Ma appena l’ho aperto ho trovato una citazione, piuttosto lunga, tratta da En route, il romanzo del 1895 in cui Joris-Karl Huysmans ripercorre il proprio cammino spirituale. Questo ha cambiato tutto. Perché su un altro Huysmans, quello di À rebours, il Salone del Lutto ha studiato un evento bello e importante, una cena letteraria-performance intitolata “Banchetto funebre per cose futili”. E allora ne parlo.

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Huysmans non è una semplice comparsa sul frontespizio. È l’autore su cui si è formato e specializzato François, professore universitario e protagonista del libro di Houellebecq. È molto più di un autore di studio. È quasi una ragione di vita. «Per tutti gli anni della mia triste giovinezza, Huysmans è stato per me un compagno, un amico fedele; non ho mai dubitato di lui; non sono mai stato tentato di abbandonarlo o di orientarmi verso un altro soggetto», ricorda François nelle primissime righe di Sottomissione, che riguardano la discussione della sua tesi di dottorato all’Università Parigi-IV Sorbona, Joris-Karl Huysmans, o l’uscita dal tunnel. Sempre Huysmans – insieme ad altri autori suoi contemporanei – è protagonista del lavoro più brillante, l’unico, del professore, Vertigine dei neologismi, in cui si sostiene la tesi secondo cui «era rimasto fino alla fine un naturalista, interessato a incorporare nella propria opera il parlato autentico del popolo […], un esemplare unico di naturalista cristiano». E Huysmans è sempre presente nel 2022, l’anno in cui sottomissione è ambientato, quando a François è affidato il compito di preparare l’edizione critica della sua opera per la Pléiade. Un compito intellettualmente avvincente – fatto di profonde solitudini e geniali illuminazioni –, che porta anche alla risoluzione di un rapporto di amore durato oltre vent’anni. «Tornai lentamente a piedi, rendendomi progressivamente conto che, stavolta, era davvero la fine della mia vita intellettuale; ed era anche la fine del mio lungo, lunghissimo rapporto con Joris-Karl Huysmans».

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E Huysmans è ancora di più. È un uomo che si trova a vivere in un’epoca di profonda decadenza, una decadenza che egli ispira con la sua opera, dandole molte connotazioni estetizzanti, e che risolve, in un certo senso, abbracciando o meglio facendosi abbracciare dalla religione cattolica. Un abbraccio di cui À rebours, già nel 1884 è la prima, sintomatica manifestazione. « À rebours portava inevitabilmente a un ritorno nel grembo della Chiesa?» si chiede François a un certo punto. E a me, che ricordo alcuni passaggi, vien da rispondere di sì, che il cattolicesimo Des Esseintes lo stava respirando, ne era attratto, perlomeno a giudicare dai libri che compaiono sugli scaffali della sua ricchissima biblioteca o se ci si ricorda la descrizione della sua stanza da letto, arredata come la cella di un religioso, con un’estrema semplicità di tinte e di mobili, ottenuta in realtà con stoffe raffinatissime e pezzi di arredo ecclesiastico usati (ancora) in modo profano. La risposta di Huysmans-Des Esseintes al suicidio dell’Europa di fine Ottocento-inizio Novecento fu il cattolicesimo. La risposta di François alla decadenza dell’Europa del nostro tempo sarà l’islam. Perché il cattolicesimo è esausto, non più in grado di fornire risposte. Mentre, come rivela a François il professor Rediger: «L’idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta. È un concetto che esiterei a esporre davanti ai miei correligionari, potrebbero giudicarlo blasfemo, ma per me c’è un rapporto fra la sottomissione della donna all’uomo, come la descrive Histoire d’O (Rediger abita nella casa in cui Dominique Aury aveva scritto Histoire d’O, ndr)e la sottomissione dell’uomo a Dio come la contempla l’islam».

Crisi profonde e risposte che, giuste o sbagliate che siano, è interessantissimo leggere. Il romanzo di Houellebecq è profondamente contemporaneo, come lo furono quelli di Huysmans più di un secolo fa o come lo fu il Satyricon di Petronio due millenni fa. Il suicidio o la fede: fra le due risposte possibili Huysmans-Des Esseintes e François scelgono la seconda. Petronio, invece, scelse la prima, ma aveva condizionamenti politici più forti, e all’epoca divenire cristiano non è che convenisse poi tanto…

Ciò detto, Houellebecq è il mio consiglio della settimana. Per come interpreta la morte non di un singolo ma di un’intera società, il nostro occidente europeo, e della sua religione. E per questo omaggio a Huysmans, che è stato bellissimo leggere. E perché, proprio come À rebours era un libro sui libri, così anche Sottomissione, che fa venir voglia di riscoprire Huysmans, di tirar giù dagli scaffali Histoire d’O, di leggere, forse per la prima volta René Guénon, convertitosi, molto prima del professor François, a un’altra religione. L’islam, appunto.

di https://twitter.com/si_ceriani”>Silvia Ceriani

Opinioni consigliate:
Emmanuel Carrère per Le monde
Michel Onfray su Il corriere della sera
Da quella di Alessandro Baricco, invece, si può tranquillamente prescindere.

SottomissioneCopertinaMichel Houellebecq
Sottomissione
Bompiani, 2015

A Parigi, in un indeterminato ma prossimo futuro, vive François, studioso di Huysmans, che ha scelto di dedicarsi alla carriera universitaria. Perso ormai qualsiasi entusiasmo verso l’insegnamento, la sua vita procede diligente, tranquilla e impermeabile ai grandi drammi della storia, infiammata solo da fugaci avventure con alcune studentesse, che hanno sovente la durata di un corso di studi. Ma qualcosa sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale, le presidenziali vivono il loro momento cruciale. I tradizionali equilibri mutano. Nuove forze entrano in gioco, spaccano il sistema consolidato e lo fanno crollare. È un’implosione improvvisa ma senza scosse, che cresce e si sviluppa come un incubo che travolge anche François. “Sottomissione” è il romanzo più visionario e insieme realista di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista, François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.

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