All’infinito e irripetibilmente

Metti un giorno di entrare in una biblioteca, di quelle imponenti, dove ogni sala contiene una lettera dell’alfabeto e una soltanto. Hai la fortuna di farlo quando l’orario di visita è finito, perché c’è chi si premura di procurarti un lasciapassare. Sei tu. E ci sono i libri, tantissimi. E c’è come una forza misteriosa che ti guida alla tal lettera, e a un titolo specifico che vi è schedato. Un titolo di cui hai già sentito parlare, ma che non avevi mai visto dal vero. Hai per le mani l’Enciclopedia dei morti e ormai hai chiaro dove andrai a parare.

Pieter Van der Heyden, Invidia Horrendum Monstrum, Saevissima Pestis

Pieter Van der Heyden, Invidia Horrendum Monstrum, Saevissima Pestis

Un nome, una foto, due date: 1910-1979. In quella strana enciclopedia tuo padre esiste di nuovo, anche se è morto da poco. Ed è ritratto con una dovizia di particolari che ha dell’incredibile, un’erudizione finissima che ha anche il pregio di risultare concisa. Sei inquieta. Hai poco tempo – fino all’alba – per annotare quel che ritieni importante. La materia da analizzare, includere, scartare è tantissima. Un magma di incontri, nomi che tuo padre ha conosciuto, matrimoni e funerali a cui ha preso parte, esperienze apparentemente poco significative: la prima sigaretta nei bagni della scuola, le manifestazioni scolastiche, lo spettacolo circense cui assisté da bambino. E poi i pensieri, le emozioni, anche le azioni fatte inconsapevolmente. Come c’è dentro tuo padre, ci sono e ci saranno innumerevoli altre persone. Basta che si rispetti una semplice condizione.

Pieter Van der Heyden, Superbia. Nemo Superbus Amat Superos, Nec Amatur Ab Illis

Pieter Van der Heyden, Superbia. Nemo Superbus Amat Superos, Nec Amatur Ab Illis

«L’unica condizione – lo compresi immediatamente perché questa idea mi venne prima ancora che potessi verificarne la validità – per entrare nell’Enciclopedia dei morti è che la persona menzionata in essa non figuri in nessun’altra enciclopedia. Quel che mi saltò agli occhi non appena cominciai a sfogliare il volume «M» – uno delle migliaia con questa lettera – fu l’assenza delle personalità famose. […] L’Enciclopedia dei morti è opera di una setta o di una organizzazione religiosa che ha posto alla base del suo programma democratico una visione ugualitaria del mondo dei morti – senza dubbio ispirata da una delle premesse bibliche – e che si propone di correggere l’ingiustizia umana e di dare a tutte le creature di Dio lo stesso posto nell’eternità». Sembra incredibile, ma ancor più incredibile è il livello di profondità che questa opera poderosa riesce a raggiungere registrando e descrivendo ciascuno dei destini effimeri che vi è catalogato. Perché «nulla si ripete mai nella storia degli esseri umani, tutto ciò che a prima vista sembra identico è tutt’al più solo simile; ogni uomo è un mondo a sé, tutto accade sempre e mai, tutto si ripete all’infinito e irripetibilmente». E sembra incredibile, ma diventa quasi reale, vero, quando apprendiamo che, a Salt Lake City i mormoni questo lavoro di raccolta lo stanno facendo davvero, e che i loro schedari sotterranei sono già popolati dei destini di 18 miliardi di persone, «una massa di dati che potrebbe riempire sei milioni di libri di 3000 pagine ciascuno».

Pieter Van der Heyden, Luxuria Enervat Vires, Effoeminat Artus

Pieter Van der Heyden, Luxuria Enervat Vires, Effoeminat Artus

Ecco, questo racconto per me vale tutto il libro, che di racconti ne include nove, tutti nati «sotto il segno di un tema che chiamerei metafisico; a partire dall’epopea di Gilgamesh, la questione della morte è uno dei temi ossessivi della letteratura», scrive Danilo Kiš, scrittore serbo che senz’altro potremmo identificare come una delle vittime di questa ossessione. Ognuno di essi ha una forma diversa – lettera, memoria, leggenda, narrazione in terza persona, saggio di ricerca – e ognuno approfondisce il tema da un’angolazione diversa. Io non li ho amati tutti. Anzi, alcuni mi hanno attraversata senza che mi ricordi alcunché. Ma altri hanno lasciato una traccia, come Simon Mago, che fallisce le prove estreme cui si sottopone per restituirsi, sempre, cadavere a sua moglie, Sofia la prostituta; oppure Onoranze funebri, dove i marinai di Amburgo danno l’estremo saluto alla puttana Marietta, portandole una messe sterminata di fiori, recisi nei giardini dei ricchi, nelle aiuole pubbliche, nei parchi comunali; o, ancora, È glorioso morire per la patria, rifacimento di una leggenda borghese che ci fa interrogare sul tema del coraggio, della speranza, dell’inganno. Questo è il riassunto del mio primo Kiš. So che lo ritroverò, prima o poi, perché da ossessionata del tema qual sono intuisco che i suoi romanzi Clessidra, Giardino, cenere e Una tomba per Boris Davidovič potrebbero riservarmi non poche soddisfazioni.

di Silvia Ceriani
Ho scelto di illustrare l’Enciclopedia dei morti con un’idea di morte enciclopedica. Sono ricorsa alla rappresentazione dei sette peccati capitali offerta da Pieter van der Heyden nel 1558, dopo l’esperienza di Pieter Bruegel il Vecchio, a sua volta debitore di Hieronymus Bosch.

Pieter Van der Heyden, Avaritia. Quis Metus Aut Pudor Est Unquam Properantis Avari

Pieter Van der Heyden, Avaritia. Quis Metus Aut Pudor Est Unquam Properantis Avari

Enciclopedia-dei-morti-coverDanilo Kiš
Enciclopedia dei morti
Adelphi, 1988

L’Enciclopedia dei morti di cui si parla nel racconto che dà il titolo a questo libro è un’opera in migliaia di volumi dove sono ammesse soltanto le voci riguardanti persone che non compaiono in alcun’altra enciclopedia. Vale a dire la massa sterminata degli ignoti, che qui si ritrovano raccontati in un «incredibile amalgama di concisione enciclopedica e di eloquenza biblica». Opera fantastica, ma che ha un sinistro corrispettivo nella realtà: vicino a Salt Lake City, in gallerie scavate dentro la roccia, sono conservate dai mormoni le schede di più di diciotto miliardi di persone. Questo rapporto trasversale, e quasi di esaltazione reciproca, tra il fantastico e la cronaca si ritrova anche in altri racconti di questo libro – e può riguardare, all’occasione, la storia dei funerali di una prostituta o quella dei Protocolli dei Savi di Sion, le leggende dello gnostico Simone o quella dei Sette Dormienti di Efeso, o le vicissitudini dell’infelice Kurt Gerstein, infiltrato fra gli sterminatori nazisti, come se Kiš fosse perennemente ispirato da «quel bisogno barocco dell’intelligenza che la spinge a colmare i vuoti» (Cortazar). Secondo le parole dell’autore, «tutti i racconti di questo libro nascono, in misura maggiore o minore, sotto il segno di un tema che chiamerei metafisico; a partire dall’epoca di Gilgamesh, la questione della morte è uno dei temi ossessivi della letteratura. Se la parola divano non richiedesse colori più luminosi e toni più sereni, questa raccolta potrebbe avere il sottotitolo di Divano occidentale-orientale, con un chiaro riferimento ironico e parodistico».

Pieter Van der Heyden, Accidia. Segnities Robur Frangit, Longa Ocia Nervos

Pieter Van der Heyden, Accidia. Segnities Robur Frangit, Longa Ocia Nervos

Pieter Van der Heyden, Gula. Ebrietas Est Vitanda, Ingluviesque Ciborum

Pieter Van der Heyden, Gula. Ebrietas Est Vitanda, Ingluviesque Ciborum

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3 pensieri su “All’infinito e irripetibilmente

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