The Day After

Chi si congela e rinasce (zombie) fra 300-400 anni, chi, più poeticamente, diventerà una pianta o un insediamento di coralli. O suonerà al ritmo di Satan Said Dance. O si farà diamante. Le soluzioni per i nostri cadaveri-non cadaveri sembrano essere molteplici. Eccole qui, le prime cinque.

ibernazione

1. I nonni surgelati

Oggi una news del Corriere della sera mi ha fatto strabuzzare gli occhi (anche se per la verità era stato preceduto da Libero quotidiano alcuni mesi fa). C’è chi l’idea della morte non la vuole proprio digerire e allora pensa che un investimento cospicuo, di 150.000 euro sia la soluzione di tutto. Basta essere un po’ previdenti e firmare per tempo il contratto con la Alcor o il Cryonis Institute negli Usa o con la Kryorus in Russia e si attende il momento giusto per partire. Poco prima di morire, perché gli scienziati hanno bisogno di attivare il processo quando siamo ancora in vita, portando il nostro corpo a -196 gradi e lasciandolo lì, in attesa di risvegliarlo. Sai la soddisfazione di riaprire gli occhi fra 200 anni, a 80 anni di età, pieno di energie per affrontare un pianeta completamente diverso. E sai la soddisfazione del pianeta, che sopporta già a malapena la longevità, la crescita demografica, che fatica come un pazzo a trovare un suo equilibrio alimentare, energetico, di risorse. Fra 200 anni potrebbe dover accogliere una manica supplementare di squilibrati, che “belli belli” vorranno riconquistare il proprio posto nella società.

Questa visione ha solo punti negativi: dagli aspetti ecologici già citati – e aggiungiamoci il consumo energetico per conservare un quasi cadavere a -196 gradi per 200 anni – fino a: e se muori d’infarto? Be’, allora gli scienziati se lo tengono e lo utilizzano per fare ricerca. Fino a: e se salta la corrente? Se la carne si sghiaccia poi non è che la si possa ricongelare a cuor leggero.

Ai futuri ibernati do due consigli: guardate il film di di guardare il film di Luis de Funès, Il nonno surgelato, e leggete Le intermittenze della morte di José Saramago. Potreste trovarli illuminanti.

Vuoi saperne di più sugli ibernati? Clicca qui e qui.

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2. Il giardino dei ciliegi

Io ho sempre trovato più affascinanti altri modi di accomiatarsi, o meglio di trasformarsi. Non mi sto riferendo alla reincarnazione, che non ci metterei la mano sul fuoco, ma piuttosto alla volontà di trasformarsi consapevolmente in altro, fondendosi con la terra, coi semi, con gli organismi viventi. E diventando un ciliegio, un pero, un acero.

In questi giorni se ne è parlato tanto online, segnalando il progetto di sepolture naturali dell’azienda italiana Capsula Mundi. Cos’è? Un contenitore a forma di uovo – in materiale biodegradabile al 100% – il principio e la fine, dove disporre in posizione fetale il cadavere, da cui nascerà magicamente un albero. Bellissimo. E per completezza vi segnalo anche le Bio Urns e un altro progetto che si chiama Arbor Vitae. È un progetto tutto al femminile e la cosa mi piace parecchio. Inoltre ha una bella lungimiranza, che non è propria degli ibernati, e che parte da questa semplice constatazione: se dopo la morte ciascuno di noi rinascesse albero, lascerebbe alla propria città boschi al posto di cimiteri. Bene. Però Staglieno lasciatecelo.

Per saperne di più su Capsula Mundi, clicca qui.

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3. Underworld.

In alternativa al protendere i rami contro il cielo, potreste decidere invece di esplorare l’oceano profondo. Eternal Reefs è un progetto nato da due compagni di studi in Georgia. Si tratta di una soluzione che combina più elementi e strumenti insieme: l’urna per la cremazione, la dispersione delle ceneri e la sepoltura in mare. Di nuovo, l’ambiente è al centro. E di nuovo, ciò che è eterno deriva dall’accettazione della morte.

Se prima abbiamo parlato della possibilità di creare boschi frondosi coi nostri resti, in questo caso le ceneri diventano invece un luogo popolato di pesci e coralli, meno alla portata di tutti, ma bellissimo.

ceneri-vinile

4. Death Parade.

La notizia non è nuovissima, per la verità, in quanto è datata all’8 settembre 2011. La riportava il sito MetalItalia, riferendo della “bizzarra” iniziativa di Andvinyly, un’impresa inglese che permette di stampare sul vinile le ceneri dei defunti cremati. Ovviamente, meglio è ragionar per tempo, in modo da poter decidere audio, copertina e ricevere una copia campione, senza ceneri ovviamente. In questo modo si può evitare di essere incisi su un disco di Cristina D’Avena, per dirne una, o di Povia. Il tutto ha un costo di 3000 sterline, che includono anche l’invio di 30 vinili.

Per saperne di più, clicca qui

ceneri-diamante

5. Un diamante è per sempre.

Così recitava il claim di De Beers coniato nel 1998. In Italia l’impresa funebre Taffo ha voluto assecondarlo fino in fondo, proponendo una pubblicità shock, che l’anno scorso ha fatto scalpore. «Tuo marito non potrà dirti di no», recitava il manifesto in cui lei mostrava il diamante al dito con un sorriso soddisfatto. Pare che Taffo realizzi un sogno impossibile in modo semplice: trasformando in diamanti le ceneri dei nostri cari. Ecco perché il marito non potrà più dire di no. Il diamante è lui stesso.

L’idea, in realtà, non è di Taffo, ma nasce negli Usa. Averla importata anche qui, però, è un merito interessante. Ci dà occasione di essere un po’ più bizzarri, all’occorrenza.

Per saperne di più, clicca qui.

Luttuosi, che dire, le mie preferenze sono abbastanza chiare. E vanno nella direzione di una visione ecologica abbastanza netta. Mi disgusta lo scellerato egoismo di chi vuol rendersi eterno, mi fa paura l’idea che qualcuno possa incontrare fra 200 anni l’ombra di chi non se n’è voluto andare quando doveva. Dischi e diamanti li rubrico nella lista delle curiosità. Diventare un anello o un vinile può avere un qualche interesse solo se hai chi ti indossa o ti ascolta. Se il tuo futuro è qualcosa in più della morte – l’estinzione –be’ allora non è il caso di provarci. L’idea di abbracciare, farmi abbracciare dalla natura, invece, mi piace. È quella che ha più senso, per me. Mi piace pensare che un lettore si siederà sotto le mie fronde, che una coppia di innamorati cercherà di trovare un sistema comodo per incastrarsi, amoreggiando, sulle mie radici. Tollero anche l’idea di un cane che mi pisci sopra. E dei coralli non so che dire, sono nel profondo, e pertanto non li considero, ma penso che conoscerli potrebbe essere interessante.

di Silvia Ceriani

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3 pensieri su “The Day After

  1. Pingback: Se i cimiteri diventassero boschi: Capsula Mundi su Kickstarter | salone del lutto

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