De Profundis, al confine fra la vita e la morte

La giornata è bellissima. Sole, cielo azzurro, i pollini spostati dal vento. Mi ricavo un angolo di oscurità, aprendo, finalmente, De Profundis, il secondo volume che Mr. Bizzarro Bazar alias Ivan Cenzi ha curato per l’editrice Logos. Meno di un anno fa, con La veglia eterna ci aveva condotti per mano in uno dei luoghi più sorprendenti d’Italia, le Catacombe dei cappuccini a Palermo. Oggi ci spostiamo più a nord per spostarci a Napoli, una città che con la morte ha un rapporto speciale e particolarissimo, per visitare un cimitero scuro, scavato nel tufo e destinato ad accogliere le spoglie anonime di almeno 40.000 persone. Avete capito di che posto stiamo parlando?

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Il Cimitero delle fontanelle si trova nel Rione Sanità, quartiere di cui l’autore mette bene in evidenza la natura liminale, la capacità di segnare un confine fra la vita – gli schiamazzi, i motorini, i panni stesi e l’odore del cibo – e la morte: varcati i cancelli del cimitero, subito a destra della Chiesa di Maria Santissima del Carmine, si entra in una dimensione altra, che solo da poco tempo è tornata a essere esplorabile. Rispetto a molti altri luoghi cui abbiamo accennato la scorsa settimana – come l’ossario di Sedlec in Repubblica Ceca, la Capela dos ossos in Portogallo o, per restare in Italia, la chiesa di San Bernardino alle ossa – chi si è occupato della cura di queste migliaia di anonimi non lo ha fatto con un obiettivo decorativo. I teschi non riproducono sembianze di corone, trame di tessuto, croci… Semplicemente sono accatastati, disposti in fila, pronti a intrattenere coi vivi una relazione confidenziale…

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Sì, perché con le anime del Purgatorio, le pezzentelle, lo si può fare. Uno dei capitoli del libro è dedicato alla grande e relativamente recente invenzione della religione cristiana cattolica. Le tappe per definire per bene l’essenza di un terzo regno dei morti, non definitivo come il Paradiso e l’Inferno, ma transitorio, furono i tre Concili di Lione, Firenze e Trento, nel 1274, 1438 e 1563. Dante, nella Divina Commedia ne offrì una descrizione fisica e complessa: un monte circondato dal mare, situato nell’emisfero antartico del mondo e suddiviso in sette gironi che le anime risalgono via via, soffermandosi per più tempo in quello corrispondente al peccato che le ha maggiormente contraddistinte da vive. Il Purgatorio è una nuova dimensione. E con le anime che vi ci si trovano i vivi possono parlare: per ottenere da esse una grazia, un favore o per “velocizzarne” il viaggio ultraterreno verso il Paradiso. Si tratta di una relazione di reciprocità alimentata dalla speranza.

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Ma cosa possiamo ottenere noi vivi dalle anime purganti? Stando alle superstar delle Fontanelle si direbbe veramente molto. Pur trattandosi di anonimi, De Profundis ci spiega che in realtà molti di questi teschi sono stati “battezzati”, forse perché in possesso di qualche superpotere. ‘A capa ‘e Pascale, ad esempio, fa vincere al lotto, quella di ‘o nennillo regala la felicità in famiglia. Non si fatica a credere quanta devozione le circondi, vista la propensione tutta napoletana a dialogare in sogno coi morti anche per ottenere favori.

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Ma il capitolo su cui mi sono soffermata di più è un altro, e riguarda una fascinazione che io sento fortissima: quella del teschio, il cranio, la cappuzzella. Un simbolo totale, che ha attraversato secoli di cultura e arte e che ritroviamo in migliaia di rappresentazioni, in chiese, cimiteri, sulle t-shirts. Quando ne vediamo tanti, veri, disposti in file ordinate, non possiamo che stare in silenzio, meravigliati e rispettosi.

Il nuovo libro di Ivan Cenzi ve lo consiglio, dunque, anche per un’altra ragione. Come La veglia, oltre ai testi curatissimi c’è un aspetto che non si può trascurare: la fotografia, che è un elemento centrale. Come nel precedente volume, l’apparato iconografico è a cura di Carlo Vannini, che ha saputo regalare le giuste luci e le giuste ombre a tutte le anime anonime delle Fontanelle. Compratelo, leggetelo e restate in attesa. La bizzarra collana non si ferma qui.

di Silvia Ceriani

cover_de_profundisDe Profundis
Testi di Ivan Cenzi, Foto di Carlo Vannini
Logos 2015
Racchiuso nel cuore di Napoli, il Rione Sanità segna il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Basta allontanarsi dalla brulicante confusione, dai megafoni dei venditori ambulanti di frutta e verdura, dai motorini degli impavidi scugnizzi che sfrecciano fra le macchine, per arrivare fino in cima al quartiere: qui, a destra della Chiesa di Maria Santissima del Carmine, si apre il Cimitero delle Fontanelle. Ubicato all’interno di un’antica cava di tufo, il cimitero è un’imponente cattedrale sotterranea, sospesa fra l’oscurità e i fasci di luce che la squarciano. Vi si trovano impilate migliaia di ossa e teschi, le spoglie anonime di almeno 40.000 esseri umani. In questo suggestivo luogo di quiete, la morte non è più un confine invalicabile: a fungere da tramite fra i vivi e le anime dei defunti sono infatti le cosiddette capuzzelle, incarnazione dell’ancestrale ossessione per il teschio in quanto icona di trascendenza e promessa di vita eterna. Qui si parla con i teschi, si toccano, si puliscono. Ci si prende cura di loro. Si accendono ceri, si offrono suffragi e si chiedono grazie, in un devoto do ut des. È il culto delle anime pezzentelle, anonime e abbandonate, che hanno bisogno della pietà dei vivi per alleviare le proprie sofferenze in Purgatorio. Mentre il testo a firma di Ivan Cenzi ripercorre la storia e il significato del Cimitero e illustra il culto delle anime del Purgatorio, ormai quasi del tutto abbandonato, l’occhio attento di Carlo Vannini ci immerge nell’atmosfera incantata della cattedrale sotterranea, portandone alla luce l’oscuro fascino e conducendoci così vicino alle capuzzelle – spoglie o variamente addobbate di offerte votive quali fazzoletti, santini, rosari colorati ecc. – che le loro orbite sembrano incontrare i nostri occhi con uno sguardo non meno vivo.

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