Chachapoya: i guerrieri delle nubi

Dopo esserci inerpicati su alte pareti di roccia in Cina e nelle Filippine e, successivamente in Indonesia, oggi ci spostiamo di molto, dall’estremo oriente all’ovest del mondo, per parlare di un altro tipo di sepoltura elaborato dalla civiltà Chachapoya. Siamo in quello che corrisponde alla regione Amazonas. Un tempo, prima ancora dell’arrivo dei conquistadores, vi abitavano i cosiddetti “guerrieri delle nubi”, la cui terra fu conquistata prima dagli Inca e successivamente dagli spagnoli.

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Per buona parte, le loro vicende e la loro storia sono avvolte nel mistero, nelle nebbie del passato, ma grazie ai ritrovamenti archeologici possiamo saperne qualcosa di più. A partire dall’800 d.C., infatti, i Chachapoya costruirono centinaia di insediamenti in luoghi difficilmente raggiungibili. Cime, creste, tratti di fitta foresta tropicale, dove possono cadere anche 380 centimetri di pioggia in un anno, e ripide colline: le strutture di pietra a pianta circolare potevano costituire piccoli gruppi di una ventina di abitazioni o villaggi più sviluppati, con 400 case e più. Ma non ne parlerei, se non avessero lasciato anche delle testimonianze funerarie di un qualche interesse. E quelle dei Chachapoya – nei siti di Revash, Laguna de los Condores e Pueblo de los Muertos – lo sono eccome!

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Per i loro siti funerari i Chachapoya selezionarono i luoghi più salubri, privi di acque stagnanti. La soluzione migliore risultò guardare in alto e collocarli sulle tante pareti rocciose che si innalzavano nel cuore della foresta. Al riparo di sporgenze naturali di roccia costruivano piattaforme di legno o di pietra, sulle quali posizionare le mummie dei propri cari, che in alternativa potevano essere riposte all’interno di grotte. Spettacolari a vedersi sono le mummie rivestite da una protezione di fango, pietre ed erba che, una volta disseccata veniva decorata con facce dipinte: i guerrieri delle nubi, posti all’interno di questi variopinti sarcofagi, sono diventati, in un certo senso, i guardiani delle nubi, che dall’alto osservano e vegliano la loro foresta, da oltre mille anni. In alternativa, i cadaveri potevano essere collocati all’interno delle chullpas, piccoli mausolei che hanno l’aspetto di tante casette abbracciate alla roccia. Sarcofagi e mausolei, dunque, due forme diverse che, spesso, coesistevano nei medesimi luoghi e nei medesimi tempi.

chachapoya_chullpas

Dello studio di queste sepolture rupestri si sono ampiamente occupati archeologi che hanno scelto di trasferirsi in queste terre umide e impervie nel tentativo di ricostruire la vita e la storia dei Chachapoya. Mentre le persone di classi inferiori erano sepolte in fosse comuni, le tombe rupestri erano destinate ai cittadini più abbienti, i cui corpi erano accuratamente avvolti in spessi strati di lana e cotone. Ad accompagnarli nel viaggio erano anche gli oggetti della loro vita quotidiana, come armi e ceramiche che, non di rado, sono stati oggetto di saccheggio, come è avvenuto ormai una ventina di anni fa nei paraggi di Laguna de los Condores. Lì erano state trovate e devastate cinque chullpas, e molte mummie erano state fatte a pezzi. Forse, bisognerebbe imparare a sorvegliare i morti, oltre ad aspettarci che loro sorveglino noi.

di Silvia Ceriani

Fonti:
James M. Crandall, “Chachapoya Eschatology: Spaces of Death in the Northern Andes”
Peter Lerche, “Lost Tombs of Peru”

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