Addio all’effimero, in Memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort

Era il 6 novembre del 1995. Più di 20 anni fa, il New Yorker pubblicava un portfolio che svolgeva un tema particolare: la morte nella moda, la fine di un mondo, forse. Il titolo del portfolio, 25 pagine a colori, era “In Memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort”. A firmarlo un grande, forse il più grande del settore: Richard Avedon.

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Numero 1, Mr. e Mrs. Comfort fanno sesso sullo stipite di una porta.

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Numero 2, Mrs. Comfort bacia Mr. Comfort, stringendogli il bavero e risucchiandone quasi il volto scavato.

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Numero 3, Mrs Comfort scalda Mr. Comfort.

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Numero 4, Mr. Comfort le accende una sigaretta.

Mrs. Comfort è una delle top model più belle dell’epoca, Nadja Auermann; Mr. Comfort, invece, è uno scheletro che posa insieme a lei quasi a raccontare una fiaba. Le grandi firme ci sono tutte, o quasi. E danno i loro colori e tessuti preziosi a una fiaba triste, in cui la bellezza prende coscienza dell’effimero, di quanto poco potrà durare e quanto poco conti, prima di svanire nel nulla. È come se Avedon, sempre a contatto con questa irresistibile bellezza, a un certo punto avesse detto: eccola qui, ecco dove va a finire tutto quanto. La traduzione della bellezza effimera è una versione contemporanea della Morte e la Fanciulla.

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Numero 5, Mr. Comfort le bacia i piedi.

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Numero 6, Mr Comfort la usa come modella per i suoi quadri.

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Numero 7, i due si guardano attraverso lo specchio.

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Numero 8, pensieri da confessionale.

I Comfort hanno una storia d’amore, vivono una passione sfrenata, scopano e godono sullo stipite di una porta di un appartamento dalle pareti scrostate e i pavimenti ricoperti di legni marciti (1, vestiti Issey Miyake); lei lo bacia, stringendogli il bavero e risucchiandone quasi il volto scavato (2, vestiti Yohji Yamamoto, Giorgio Armani). Lui, forse, ha bisogno di essere un po’ riscaldato, di tanto in tanto: ed ecco che la Auermann ne usa la cassa toracica come fosse una stufa, un forno da riempire di braci (3, vestiti Jean Colonna). Sono ricchi e disprezzano le loro ricchezze, tanto che le si fa accendere la sigaretta che tiene tra le labbra con una mazzetta di banconote incendiarie (4, vestiti Richard Tyler, Donna Karan). Hanno un’intimità totalizzante, tanto che Mr. Comfort si inginocchia ai piedi di lei per baciarli (5, vestiti Alexander McQueen) o la usa come modella per i suoi quadri (6, vestiti Lawler Duffy, Yohji Yamamoto, Comme des Garcons).

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Numero 9, la bandiera è un abito.

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Numero 10, come una famiglia.

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Numero 11, quasi come una famiglia.

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Numero 12, paracadutismo.

Spesso non agiscono, semplicemente si guardano come attraverso uno specchio che ne riflette la bellezza e l’orrore (7, vestiti Jean Paul Gautier e Geoffrey Beene); oppure riflettono, pensano in un confessionale particolare, seduti su cessi anziché su comuni sedili (8, vestiti Jean Paul Gautier e Robert Clergerie); o ancora pensano in piedi, si preoccupano, si deprimono un po’, con dietro il solito scenario di un mondo in rovina (9, vestiti Comme des Garcons e Meg Cohen). Amerebbero, forse, formare una famiglia, un nucleo: Nadja con le bambole se la cava bene (10, vestiti Issey Miyake e Christian Lacroix), anche se non sempre (11, vestiti Jean Paul Gaultier, Romeo Gigli, Paul Smith, Dolce & Gabbana, Early Halloween).

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Numero 13, il cerchio di fuoco.

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Numero 14, arrampicata libera.

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Numero 15, controvento.

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Numero 16, sotto l’acqua.

Ma le occasioni in cui sono da soli, lui e lei, inventando situazioni di folle divertimento, sono senz’altro più numerose: amano il paracadutismo, ad esempio (12, vestiti Richard Tyler, Matsuda, J.M. Weston, Chanel Couture); sfidano il fuoco e le fiamme (13, vestiti Comme des Garcons); si inerpicano su per le scale fusi l’una nell’altro (14, vestiti Rei Kawakubo per Comme des Garcons); scappano come sferzati dal vento (15, vestiti Masha Calloway e Romeo Gigli); si lasciano travolgere dalla fresca acqua corrente (16, vestiti Atelier Versace). Sono belli, allegri, spensierati e tutto questo lo mostrano all’obiettivo, senza pudore. A volte se la ridono di gusto scambiandosi battute su un divano (17, vestiti Hussein Chalayan); a volte ci mostrano la loro libreria di volumi mangiati dal fuoco o dall’umidità (18, vestiti John Galliano, Manolo Blahnik); a volte quasi si inchinano aspettando gli applausi (19, vestiti Thierry Mugler).

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Numero 17, relax sul divano.

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Numero 18, angolo di lettura.

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Numero 20, inchino e applausi.

Poi certo, sanno anche stare da soli. E chissà se in questi momenti di solitudine lo avvertono maggiormente che quello a cui stanno assistendo è un addio bello, potente e drammatico a un mondo in cui si è tutti belli e potenzialmente morti. In cui ci si illude di lottare contro il tempo che fugge. E che sa rendersi così fortemente insopportabile da essere salutato con una violenza inaudita: i bei vestiti e gli ambienti sfasciati, la Auermann innamorata di uno scheletro. Avedon salutò così il mondo della moda, 20 anni fa. E il suo saluto lo guardiamo ancora oggi con occhi ammirati.

di Silvia Ceriani

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