The Morgue: il memento mori attraverso gli occhi di Andres Serrano

Probabilmente in molti lo conoscono per via di Piss Christ (1987), una foto controversa e criticatissima che mette in mostra un crocifisso di plastica immerso in un bicchiere di vetro contenente l’urina dell’autore. Questa, però, non è stata l’unica occasione in cui la fotografia di Andres Serrano, americano di origini honduregne e afro-cubane, si è spinta ai limiti. In particolare, con il lavoro The Morgue (l’obitorio), quei limiti sono quelli che demarcano il confine tra la vita e la morte. E sono stati ampiamente superati.

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©Andres Serrano, Killed by Four Great Danes.

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©Andres Serrano, Infectious Pneumonia

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©Andres Serrano, Child Abuse I

La scelta di fotografare cadaveri non è unicamente sua. Su queste pagine, ad esempio, si è già parlato di Body Farm di Sally Mann, delle foto spesso sconvolgenti di Enrique Metinides e dell’intensissimo Life Before Death di Walter Schels. Joel Peter Witkin, invece, non è mai stato nominato, ma ci arriverò presto. Ognuno dei fotografi nominati sopra ha realizzato il proprio lavoro con un intento diverso: scientifico, nel caso della Mann; narrativo, nel caso di Metinides; filosofico, nel caso di Schels. Serrano non l’ho ancora messo a fuoco ma, probabilmente, il suo scopo può essere definito estetico, pittorico.

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©Andres Serrano, Death Unknown

Passiamo a The Morgue, dunque. Nel 1991-1992, Serrano decide di mostrare la morte da vicino, facendo parlare gli occhi, le bocche, i volti dei cadaveri. Pertanto, affianca l’anatomopatologo nelle sue sessioni di lavoro all’obitorio; da lui ottiene il permesso di lavorare sui cadaveri immortalati dalla sua Mamiya RB 67. Per ognuno dei corpi mostrati, c’è un lungo lavoro di preparazione, volto intanto a renderli irriconoscibili mostrandone solo qualche dettaglio. Serrano, però, lavora anche molto sulle luci, rendendo fortissimo il contrasto tra il fondo scuro – usato anche per dare uniformità alla serie e per mostrare i cadaveri completamente decontestualizzati – e le immagini che da questo sfondo emergono con prepotenza, e sui colori. Molti dei corpi mostrati sono avvolti da drappi preziosi e dai colori intensi: blu cobalto, rosso fuoco, bianco candido. A vederli a distanza, ma anche da vicino, si ha l’impressione di trovarsi davanti a dipinti.

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©Andres Serrano, Heart Failure I

 

I corpi sono protagonisti assoluti, in un lavoro che presenta forti reminiscenze dell’iconologia cristiana e del tema barocco del memento mori e che appunto rivive più come un dipinto di grande formato che come una fotografia. «Uso la fotografia come un pittore usa la sua tela» ha dichiarato, e io non posso che dargli ragione, vedendo nel suo uso dei contrasti fra luci e ombre e dei colori un che di caravaggesco o, come altri hanno fatto notare, un qualcosa di Théodore Géricault.

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©Andres Serrano, Blood transfusion resulting in AIDS

Alcuni dettagli, però, ci riportano alla realtà. Si tratta di tagli, a volte piccoli, appena percettibili, altre volte lunghissimi, che percorrono il busto in tutta la sua lunghezza e che sono stati ricuciti alla bell’e meglio, di colori innaturali, di decomposizione, che iniziano a insinuarsi sugli arti, di occhi fissi, spalancati – che no, non sembra che dorma –, di bocche socchiuse in una certa secchezza, macchie di sangue, lividi, la pelle completamente bruciata e annerita. E poi si tratta delle didascalie poste a commento delle immagini. Non ci sono nomi né cognomi, ma solo cause di morte: una trasfusione di sangue risultata nel virus dell’Hiv, una ferita da arma da taglio, uno sparo, un incidente aereo, una meningite fulminante.

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©Andres Serrano, Knifed to death

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©Andres Serrano, Knifed to death III

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©Andres Serrano, Airplane crash

Provocare? Indubbiamente. Quasi tutti i lavori di Serrano sono provocatori perché inducono riflessioni. Spesso anche perturbanti, perlomeno se ti ritrovi a guardare un morto di morte violenta e a pensare che il suo corpo sia in un certo senso bello, con quel drappo sugli occhi e lo sfondo nero che lo fa risaltare. Chi leggerà questo articolo, probabilmente, si chiederà anche che senso abbia definire Serrano un artista. Si chiederà se c’è stato rispetto o meno nei confronti dei morti. Pensateci. Io credo che le risposte possano essere molto diverse.

di Silvia Ceriani

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©Andres Serrano, Homicide

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© Andres Serrano, AIDS Related Death

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