Lo scheletro allegro degli scavi di Hatay: un invito a godere della vita

La linguetta più meridionale della Turchia si incassa fra la Siria e il Mediterraneo, e coincide con la provincia o lo stato di Hatay – Antiochia la sua capitale –, il luogo in cui secondo Indiana Jones e l’ultima crociata è nascosto il sacro Graal. Nel film si parla infatti del tempio di Alessandretta, che poi però in realtà è El Khasneh a Petra, in Giordania… Ma poco importa, ormai, perché nella provincia di Hatay è da poco stata fatta una scoperta verissima. E interessantissima per il tema di questa pagina.

scheletro_Hatay

Sto parlando di un mosaico risalente al III secolo avanti Cristo e raffigurante uno scheletro allegro, sdraiato e intento a gustare una coppa di vino e una forma di pane, piaceri semplici e accompagnati dall’iscrizione “Sta allegro / Sii felice, goditi la vita”. L’immagine, venuta casualmente alla luce nel 2012, durante gli scavi per la costruzione di una funicolare, in quelli che sono i resti di un’antica villa patrizia della città di Antiochia, uno dei primi centri della diffusione del cristianesimo.

Godersi la vita, l’attimo. Già. I parallelismi nella letteratura antica sono numerosissimi, e sono stati tutti tirati in ballo. È stato citato Orazio (Ode 1,37,1) con il suo nunc est bibendum (bisogna bere, adesso!), un invito a godere nell’istante presente piccole gioie di cui non sappiamo se potremo approfittare in futuro – e soprattutto a brindare alla morte di Cleopatra. Orazio prendeva a sua volta spunto dal lirico greco Alceo (framm. 332 V), che invitava il pubblico a ubriacarsi decisamente: ne avevano ben donde, visto che dovevano festeggiare la morte del tiranno Mirsilo. Ma a tutti quelli che hanno una cultura più cinematografica che letteraria la frase che viene in mente sarà, probabilmente il carpe diem (cogli l’attimo), espressione coniata sempre da Orazio (Ode 1,11,8), che vuole ricordare al proprio uditorio come il tempo invidioso sia già in fuga, proprio ora, mentre stiamo parlando (dum loquimur fugerit invida | aetas) e che dunque bisogna approfittare del tempo presente, confidando il meno possibile nel domani (quam minimum credula postero). Questa frase, prima ancora che da Peter Weir in L’attimo fuggente, è stata ripresa anche da altri autori. Il più celebre di tutti, per me, fu Lorenzo il Magnifico, con il suo: «Quant’è bella giovinezza | Che si fugge tuttavia! | Chi vuol esser lieto, sia: | Di doman non v’è certezza».

E dunque godiamo. È questo l’invito del nostro scheletro allegro di fronte alla caducità della vita e all’imprevedibilità del destino. Ma, allo stesso tempo, sembra anche invitarci a godere di cose essenziali, autentiche, non troppo sfarzose: una coppa di vino e una forma di pane – non un banchetto sontuoso – quanto basta per stare allegri, consapevolmente.

scheletro_coppiere_pompei

L’archeologa Demet Kara, del Museo archeologico di Hatay ha parlato dell’unicità e dell’importanza di questa scoperta. Che si sappia, in Turchia non c’è nulla di simile e semmai, ricorda, per trovare qualcosa di analogo dobbiamo pensare a un altro scheletrino (lei non l’ha chiamato così), rinvenuto in una delle case di Pompei. Oggi, lo scheletro coppiere è custodito nel Museo archeologico di Napoli ed è lì in piedi, orlato di cornici bianche e nere, pronto a mescerci del vino. Nessuna iscrizione, ma è presumibile che l’obiettivo della raffigurazione fosse grosso modo analogo a quello dello scheletro allegro. Accetta il vino, godine, perché non sai mai cosa potrebbe succedere domani. Magari il Vesuvio potrebbe esplodere, ad esempio…

E analoga doveva pure essere la funzione delle larvae conviviales, piccoli scheletri semoventi, in argento o in oro, che venivano serviti in tavola assieme alle portate dei banchetti. Ne parla ad esempio Petronio nel suo Satyricon, mentre illustra i fasti del banchetto di Trimalcione – cosparso del resto di innumerevoli memento mori, tra cui la presenza a tavola di Abinna, , il marmorario che sta costruendo per Trimalchione un grandioso monumento funebre…

scheletro_Hatay_2

Ricordarci della presenza della morte, dell’imprevedibilità della vita. E goderne almeno un po’. Questo è uno dei grandi insegnamenti dell’antichità. Ma torniamo brevemente al mosaico che, in realtà, si compone di più scene insieme. Come spiega Demet Kara, in epoca romana fra le classi sociali di estrazione elevata i due momenti che assumevano maggiore importanza erano quello del bagno e quello della cena. Nella prima parte del mosaico, un servo sta armeggiando col fuoco, affinché l’acqua sia ben calda per il bagno; nella seconda c’è una meridiana che segna le 21, l’ora del bagno appunto. Solo dopo, intorno alle 22, ha inizio la cena e si mangia e si beve e si gode. In compagnia dello scheletro allegro.

di Silvia Ceriani

Fonte: Daily News e grazie a Sara, Katana, Ettore, Viator e tutti quelli che mi hanno segnalato la notizia.

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3 pensieri su “Lo scheletro allegro degli scavi di Hatay: un invito a godere della vita

  1. Un gran hallazgo me habéis mostrado con este delicioso mosaico de Hatay que nos invita a disfrutar de los pequeños placeres de la vida que son, sin duda, aquellos que mayor grado de satisfacción nos proporcionan; una plástica representación de ese Horacio que nos exhorta a gozar, a disfrutar de ese momento presente, de ese apenas capturable instante de felicidad plena que el tiempo, inexorable , arrebata a los mortales.
    Muchas gracias por este maravilloso artículo!
    Mil biquiños.

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