Il Good Mourning si vede dall’anulare: piccolo viaggio tra gli anelli a lutto

Un gioiello può esprimere emozioni molteplici. La gioia dell’innamoramento, la felicità per un legame che si rinsalda, poi anche il cordoglio per un amore che si spezza, perlomeno su questa terra, perché lei, la Morte, è intervenuta a decretarne la fine.

Non a caso Alba Cappellieri, professore di Design del gioiello presso il Politecnico di Milano e autrice di numerose pubblicazioni dedicate all’argomento usa proprio la definizione di “gioielli sentimentali”, la cui produzione e utilizzo raggiungono i massimi livelli nell’Inghilterra vittoriana e nel tardo romanticismo. In un interessante articolo dedicato all’argomento, Cappellieri li descrive così: «Vengono definiti “sentimentali” perché il lungo regno della regina Vittoria era caratterizzato da gioielli con soggetti sentimentali ripresi dall’iconografia artistica neoclassica: angeli e putti che inneggiano la protezione divina ma, soprattutto, un’incredibile varietà di cuori, cupidi, nodi e nastri che declinano il tema dell’amore eterno nelle sue infinite variazioni, uccellini che tubano come metafora dell’idillio amoroso, fiaccole a simboleggiare passioni ardenti, chiavi e chiavistelli per ricordare o promettere fedeltà, colombe in volo per l’amore puro, mani che si intrecciano per suggellare amicizie, serpenti in cerchio, con la testa che trattiene la coda, a evocare l’eternità, medaglioni che custodiscono i capelli dei cari estinti in forma di riccioli, trecce e lettere, spille a forma di occhio che vegliano sulla vita e garantiscono benessere a chi le indossa».

Qui, ovviamente, sono i gioielli a lutto a interessare maggiormente. E ne parlo fornendo al solito qualche immagine e focalizzandomi sugli anelli. Una prima diffusione degli anelli a lutto si ha fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento ma è appunto con la regina Vittoria che diventano un vero e proprio fenomeno di costume, una moda. Rimasta vedova il 14 dicembre del 1861, non smise di interpretare quella sua condizione per il resto della sua vita, che fu lunghissima. Per i cinquant’anni successivi, vestì in nero, smise di frequentare la città di Londra e di apparire in pubblico, tanto da guadagnarsi l’appellativo di the widow of Windsor.

Ma lutto non significa necessariamente trasandatezza, tutt’altro! E il nero può essere comunque impreziosito con piccoli dettagli che ricordino l’amato. La regina indossò l’anello a lutto che ricordava la morte del principe Alberto, il suo consorte, per il resto dei suoi giorni, e come lei, fecero molte altre vedove d’Inghilterra. Grosso modo, gli anelli a lutto presentano alcuni tratti comuni: spesso riportano incisi il nome e la data di morte della persona commemorata; spesso vi sono montate pietre preziose di colore nero o altri materiali meno costosi, come lo smalto e la vulcanite; talvolta possono avere incorporata una ciocca di capelli del defunto, anche se a me quelle piacciono di più inserite su grosse spille o intrecciate a formare un braccialetto.

mourning_ring_anello_lutto_2

Però, per gli anelli, facciamo così. Ve ne mostro qualcuno, e vediamo di che si tratta. Quello che vedete qui sopra è piuttosto raro, causa la presenza di un diamante incastonato. Fu realizzato per commemorare un uomo abbiente, morto nel 1734 a 60 anni di età. Probabilmente, la famiglia si era ispirata al principio secondo cui più un anello era elaborato, più attestava la ricchezza e il benessere della famiglia stessa. Ed ecco che il signore abbiente può tranquillamente essere portato al dito, come un De Beers. (Fonte: clicca qui).

I capelli li troviamo in un raro anello del XVIII secolo che dispone di due compartimenti segreti atti a contenere i capelli intrecciati del defunto. Il medaglione centrale (si chiamerà così?) è circondato da un contorno di piccole perle che conferiscono al gioiello un calore inaspettato. Se non è stato venduto, e se avete una buona disponibilità economica, potreste lanciarvi nell’acquisto cliccando qui.

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Un po’ fuori da questa logica, l’anello memento mori del 1727 che vi mostro qui. Lungo la fascia, c’è uno scheletro “allegro” con la testa coronata che serve a simboleggiare che la morte è sovrana. L’incastonatura ha la forma di una piccola bara, all’interno della quale si può scorgere un ulteriore scheletro, sulla cui allegrezza non oso esprimermi. (Fonte: clicca qui).

E poi? E poi ce ne sono infiniti altri. A parte le immagini descritte o non descritte il mio consiglio è: sbizzarritevi in rete, cercando “mourning rings” oppure “anelli a lutto”. Anche voi troverete il vostro De Beers!

di Silvia Ceriani 

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