Morire è sempre stata questione di tempo: orologi memento mori

«Morire è sempre stata questione di tempo», scriveva José Saramago in Cecità. E in effetti, molti oggetti studiati per scandire il tempo sono spesso associati anche al concetto di morte, come a indicarci appunto che il tempo a nostra disposizione non è infinito e che, ogni minuto che passa, ci avvicina inesorabilmente alla fine. Di questi oggetti di misurazione, orologi memento mori, ve ne presento alcuni in questa puntata, invitandovi a leggere in fretta. Perché il nostro tempo sta per scadere…

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Il più famoso di tutti, almeno per me, è l’orologi che molti di noi avranno visto inquadrato in alcune delle scene del Rocky Horror Picture Show, magari quando Riff Raff è intento a ballare e a cantare il Time Warp. Avete fatto mente locale? Sì? Allora, sicuramente, vi si è materializzato davanti agli occhi un grande orologio a forma di bara – con scheletro incorporato. Nella parte alta della cassa, il quadrante circondato da cifre romane lascia intravedere un volto scheletrito femminile e, per il resto, sul coperchio appaiono decorazioni macabre dal significato inequivocabile: falci incrociate, clessidre, un bel teschio bianco lucente e delle simpatiche ossicine. Quel che forse non sanno tutti è che lo scheletro al suo interno è vero e appartenne alla contessa di Rosslyn o, meglio, alla sua amante italiana. Quando la donna morì, la contessa non si riebbe dal lutto e viaggiò per molti anni con lo scheletro dell’amante al seguito. Poi, lo scheletro cambiò proprietario e, magicamente, comparve all’interno di questo orologio che, nel 2002, fu venduto da Sotheby’s (http://www.timewarp.org.uk/clocksale.htm). La base d’asta era di 10.000 sterline: chi se lo aggiudicò ne spese 35.000.

Nel 1926, in Germania, J. Oswald brevettò un orologio originalissimo che rimase in produzione fino al 1950 circa. Ne realizzò diversi modelli, dove i quadranti erano gli occhi dei diversi soggetti, adibiti a segnalare le ore – quello di destra – e i minuti – quello a sinistra. Ho parlato di numerosi soggetti perché dalla ditta uscirono orologi raffiguranti cagnolini, geni della lampada, scimmiette, e immancabili teschi dall’aspetto allegro e ammiccante, nonostante l’evidente strabismo. Alcuni si trovano ancora in vendita, a prezzi che si aggirano fra i 200 e gli 800 dollari, secondo la rarità del soggetto.

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Un oggettino meraviglioso, per me, è quest’altro orologio da scrivania, che probabilmente farebbe la sua porca figura come arredo di uno yacht. Lo scheletro, a figura intera, è seduto su una bara come fosse lo scafo di una barca – una bara-barca, potremmo dire, che a sua volta poggia su una serie di quattro piedini teschiati. L’orologio è uno degli strumenti di navigazione di questa allegrissimo oggetto di datazione e provenienza incerta: online ho appreso che potrebbe risalire a un periodo compreso fra il 1840 e il 1900 e che la fattura è presumibilmente inglese. In esposizione dall’ottobre 2014 al gennaio 2015 alla mostra Terror and Wonder: The Gothic Imagination, ho letto di lui che, probabilmente, quando scoccava l’allarme, lo scheletrino teneramente scuoteva i suoi ossicini.

Sempre fra gli orologi da tavolo, vi segnalo questo bell’oggetto del XIX secolo, costruito secondo un motivo piuttosto diffuso nella sua categoria e in quella degli orologi da tasca. Aprendo il cranio del nostro teschietto di bronzo, vi troviamo un elegante quadrante con numeri romani a scandire le ore e arabi per i minuti. La base d’appoggio è costituita da ossa stilizzate, tanto per non farci mancare nulla. Più piccolino, il ciondolo-orologio del 1880, che Sotheby’s vendette a 5000 sterline nel 2010. Sul quadrante, è inciso Chronos, che di tempo era di sicuro un esperto.

Un’alternativa all’apertura all’altezza del cranio, è data dalla possibilità di smandibolamento. Nel bell’orologio di avorio che vedete qui sopra e che proviene dalla Germania e risale al XII secolo, avviene appunto così. Si costringe il nostro teschio ad aprire la bocca e lui, incassato nel cranio, mostra il bel quadrante metallico. Similmente, anche i teschietti di Jean Rousseau, sempre del XVII secolo, mostrano un’apertura mandibolare assai degna di nota e, in più, la possibilità di essere appesi a una catenella.

Mi duole comunicarvi che il nostro tempo è scaduto. Vi do appuntamento al prossimo post. Se siete ancora vivi, s’intende.

di Silvia Ceriani

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4 pensieri su “Morire è sempre stata questione di tempo: orologi memento mori

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