Se i cimiteri diventassero boschi: Capsula Mundi su Kickstarter

Perché preoccuparci dell’ambiente solo finché siamo in vita? Perché limitarci a non usare l’auto? O a eliminare la carne dalla nostra dieta? O a differenziare i nostri rifiuti? Il progetto Capsula Mundi ci insegna a guardare oltre: a quanto suolo potremmo occupare, da morti; all’impatto ambientale che può avere una bara; al fatto che, in alternativa, potremmo diventare alberi…

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Non è la prima volta che, dalle pagine di questo blog o sulla nostra pagina Facebook parliamo del progetto Capsula Mundi. Tuttavia oggi voglio dedicargli un’attenzione esclusiva e speciale. Perché, da qualche settimana, il progetto è sbarcato anche su Kickstarter, chiedendo il sostegno di tutti per riuscire a diventare realtà.

Ma vediamo nel concreto di cosa stiamo parlando, poiché è probabile che – nonostante i moltissimi articoli dedicati al progetto – non tutti siate così aggiornati. Capsula Mundi si pone, innanzitutto, come un progetto culturale ispirato a un’idea di ecologia profonda. Chi ci legge, sa quanto amiamo i cimiteri, tanto da proporveli come itinerari storici e artistici in un’apposita sezione di questo sito. Tuttavia, in un’epoca di sovrappopolazione, non si può non pensare che le aree cimiteriali un giorno non saranno più in grado di contenerci o – ragionandola con una logica squisitamente “fu-turista” – non si può concepire una visita “artistica” nell’area più nuova dei camposanti, che ben che vada è tutto un susseguirsi di loculi e colombari. Tutto sembra portarci a credere che da una cinquantina d’anni o più i cimiteri abbiano esaurito la loro funzione di “musei a cielo aperto”.

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Una visione più ecologista e amica dell’ambiente porta molti a privilegiare la pratica della cremazione rispetto all’inumazione tradizionale. Una semplice navigazione sul web può rassicurarci in tal senso, mostrandoci come il trend delle cremazioni sia in crescita ormai da qualche anno, e non possiamo che rallegrarcene.

Ma tutto questo non basta. Come mostrano gli ideatori del progetto Anna Citelli e Raoul Bretzel, una bara è un oggetto dal ciclo di vita estremamente breve, e dunque con un elevato impatto ambientale. Per fabbricarla, vengono abbattuti alberi che per ricrescere impiegano dai 10 ai 40 anni. Al contrario, un progetto come Capsula Mundi sovverte questa logica, porta a piantare alberi anziché ad abbatterli, e merita tutta la nostra attenzione, poiché non solo ha ben presente il benessere ambientale, ma va oltre. Perché fa sì che la morte produca anche qualcosa di bello, e di vivo. Immagina un ciclo, che dalla vita porta alla morte e poi di nuovo alla vita.

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Di cosa si tratta, nello specifico? Le frasi che scorrono sulla home di Capsula Mundi ci aiutano a capire: “siamo parte della vita sulla terra”, “che albero vorresti diventare?”, “alberi al posto di lapidi!”. Il concetto è semplice e insieme poetico. Capsula Mundi è un contenitore in materiale biodegradabile e a forma di uovo, una forma perfetta, arcaica, pronta a schiudersi a una nuova nascita. Il corpo del defunto, o in alternativa le sue ceneri, viene ubicato all’interno della capsula che, a sua volta, viene interrata. E su di essa viene piantato un albero, curato da parenti, amici, e idealmente anche dalla comunità. Al posto di grigie lapidi avremmo dunque un bosco, un’area verde e viva, e probabilmente anche sacra. E, anziché tagliare un albero per fabbricare una bara – un oggetto dal ciclo di vita estremamente breve, e dunque con un altissimo impatto ambientale – lo pianta.

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L’urna a forma di uovo è già in produzione e, dopo aver fatto ricerca su diversi materiali di derivazione naturale, i due designer si sono orientati su un polimero biodegradabile a basso impatto ambientale, derivato da piante stagionali. Il passo successivo, per la cui attuazione è stata attivata la campagna di crowdfunding – in modo da eseguire le adeguate sperimentazioni sui materiali e fare tutte le ricerche del caso sugli aspetti scientifici e legali –, consiste nel mettere in produzione la Capsula Mundi per il corpo.

E dunque vi invitiamo a visitare il sito di Capsula Mundi, e ad accedere alla loro campagna di crowdfunding. Scoprirete quanto sia interessante e arricchente sviluppare una coscienza ecologica che trascende il quotidiano e si ispira a una visione la più lungimirante possibile. Vi sorprenderete a immaginarvi, un giorno, ciliegio, melo, abete o glicine. E comprenderete, una volta di più, che parlare di morte, e pensarla, significa spesso parlare di vita.

di Silvia Ceriani

Le immagini utilizzate per illustrare questo articolo sono riprese dalla pagina Facebook di Capsula Mundi.

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