Se son rose sfioriranno

Un piccolo viaggio luttuoso tra fiori i cui semi ricordano teschi e altri uguali uguali a Darth Vader. E poi tra funghi che ricordano mani cadaveriche o cervelli animali. La natura è spesso minacciosa. E ci piace anche per questo.

L’altro giorno sono andata a camminare in montagna. Ero in una valle del Torinese e, come faccio sempre durante le mie gite, passo più tempo a guardare nei prati, a raccogliere fiori ed erbette, che a camminare. L’altro giorno ho raccolto moltissime violette profumate: gialle, albine, violissime. Tornata a casa le ho mangiate tutte: in insalata, in frittata, nel risotto… E quando ho aperto la borsa delle viole, apriti cielo, c’era un odore forte e morboso, quasi da intontire. Che bella la natura, vero? Che gentile, che delicata… Ma ne siamo proprio sicuri? Io non ci giurerei, ed ecco qui qualche rapidissimo esempio.

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Partiamo dalla bocca di leone (Antirrhinum majus L.). A vederla in fiore, questa piccola pianta perenne, nessuno oserebbe sospettare cosa si cela dietro i suoi petali rosa, rossi, gialli brillanti… Eppure un piccolo campanello d’allarme è evidente da subito, ed è racchiuso nel suo nome: Antirrhinum, infatti, deriva dal greco, e sta a significare: simile a un naso, simile a un muso. Boh. Guardo e riguardo le foto della bocca di leone, e non mi ritrovo in questo parallelismo. Eppure, quando la pianta sfiorisce e rimane il suo seme nudo, ecco che una somiglianza con qualcosa di umano c’è. L’Antirrhinum appare come un teschio fatto e finito, un piccolo e tenerissimo teschietto urlante o forse, a tratti, appena un po’ sorpreso. Carino, vero?

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Simile, ma non uguale, un altro fiore curioso. Il suo nome scientifico è Aristolochia salvadorensis, “Darth Vader” per gli amici. Capire il perché di questo nomignolo non è difficile: Aristolochia salvadorensis assomiglia veramente ad Anakin Skywalker, uno dei personaggi principali della saga di Guerre stellari. Entrambi hanno un cappuccio un po’ arricciolato, degli occhi non occhi. Sono diversi solo nel colore, tanto che – mi vien da chiedermi – ma non è che nel creare Lord Fener Lucas si è ispirato ad Aristolochia?

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Altre sorprese magnifiche arrivano dal mondo dei funghi. La prima l’avrete vista ieri se seguite la nostra pagina Facebook. Il nostro fungo si chiama Xylaria polymorpha, ma anche lui ha un nome d’arte. Lo chiamano dita di morto, a quanto pare, e in effetti, immagino che se lo si incontra per caso passeggiando in un bosco, che sbuca dal fogliame con i frutti grigi e sottili, un po’ più bianchicci in punta si può essere tratti in inganno: ma sarà la mano di un cadavere? No, tranquilli, ma state attenti: se non volete finire cadaveri non azzardatevi a mangiarlo. Xylaria polymorpha, infatti, non è commestibile.

Invece la trombetta dei morti (Craterellus cornucopioides) si mangia eccome, anzi, i trattati micologici lo descrivono normalmente come ottimo, tanto più che è parente stretto dei finferli. Pare che la morte sua sia nel sugo per la pasta, nei risotti o come accompagnamento per la selvaggina. Non so a quanti di voi sia capitato però di raccoglierlo e consumarlo: la trombetta, infatti, per quanto non abbia l’aspetto inquietante della Xylaria, non la si può certo definire bella. È scura, ricorda effettivamente una trombetta, arricciata e rugosa. Insomma, se la incontrate e vedete un porcino al suo fianco, è più facile che scegliate il secondo, dall’aspetto più rassicurante.

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E che dire della Calvatia craniiformis? Il suo nome d’arte è cervello palloncino o palloncino teschiato, e appartiene alla famiglia delle Agaricaceae. Scordatevi di vederlo nei boschi alpini o appenninici. Calvatia cresce infatti in Asia, Australia e Nord America, e il suo nome, derivato dalla stessa radice latina della parola che designa il cranio, allude alla sua somiglianza con il cervello di un animale. Come le trombette, è commestibile, e anzi pare sia usato nelle medicine tradizionali asiatiche. Bruttarella, non c’è che dire…

Bene, il nostro piccolo viaggio è finito. Ma se avete altri prodotti da suggerire fatelo senza esitazioni! Sono sempre ansiosa di fare nuove scoperte, e… Se son rose sfioriranno.

di Silvia Ceriani

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