11.000 vergini uccise, e una camera d’oro di immensa bellezza

11.000 vergini uccise dagli Unni. 11.000 donne bellissime, guidate da quella Orsola che ha dato origine all’ordine delle orsoline. Migliaia di teschi, tibie, femori, costole e vertebre, utilizzate per decorare le pareti di un posto magnifico, la “camera d’oro” di una chiesa di Colonia. Leggenda, tanta leggenda, ma lo stupore resta inalterato.

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È da un po’ di tempo che su queste pagine non vi propongo itinerari turistici legati al lutto e alla morte. Questa particolare propensione, come saprete, l’ho definita fu-turismo, e oggi vi porto nel cuore della vera Germania – quella che esclude Berlino dai propri itinerari, per intenderci. Siamo a Köln, a Colonia, capitale economica, storica e culturale della Renania. Il suo duomo è la più grande chiesa gotica del Nord-Europa e custodisce le reliquie dei Magi. Senz’altro merita una visita, ma è un’altra la chiesa di cui voglio parlarvi…

A Colonia si trovano infatti anche 12 chiese in stile romanico. Una di esse, Sant’Orsola, ospita uno dei reliquiari più affascinanti in cui mi sia mai imbattuta. Ma procediamo con ordine. Orsola era la figlia di un re bretone; amava Dio, al quale si era segretamente consacrata, ma di lei si innamorò il principe pagano Ereo. Ai tempi si era forse più intemperanti di adesso, e un rifiuto poteva anche costare l’esplosione di un conflitto. Ecco allora che la bella Orsola, intimorita, decise di prendersi un po’ di tempo per riflettere. Dopo tre anni (tre anni!!!), Orsola, che non aveva ancora deciso, si imbarcò insieme a 11.000 vergini – pare che sulla nave ci fosse anche Ereo – e si diresse alla volta di Roma. Qui incontrò un papa sconosciuto dalla storia, tal Ciriaco, e lo convinse a ripartire con lei e le sue compagne. A Colonia, però, avvenne il disastro. La città, infatti, era sotto il giogo di Attila e questi, visto che le 11.000 vergini facevano le preziose, ordinò di trucidarle tutte in un sol giorno. Orsola fu in un primo momento risparmiata, perché Attila si era invaghito di lei, ma poiché neppure lei si concesse al re degli Unni fu poi uccisa a colpi di freccia.

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È chiaro che in questa storia gli elementi che puzzano di inganno sono tanti… A partire dall’imbarcazione che doveva contenere e trasportare 11.000 giovani donne. Ai tempi – stiamo parlando del IV secolo d.C. – la si può immaginare difficilmente un’imbarcazione di questo tipo, e anche altri elementi della vicenda, tutti legati a quell’11.000, a ben vedere mancano di credibilità. Ve li immaginate i marinai con 11.000 vergini a bordo? E gli Unni? Be’, saranno pur bravi, ma far fuori 11.000 persone in un sol giorno è impegnativo, io credo. In effetti, all’origine di quella cifra, può esserci stato un errore di trascrizione nel manoscritto che parla di questo evento, il quale, forse, faceva riferimento a un luogo situato ad undecim milia o ad undecim miliarum, dalla città di Colonia. Sia come sia, il martirio di Orsola e delle sue compagne – Aurelia, Cordola, Cunera, Pinnosa, Cudegonda e Odialia – suscitò un grande interesse artistico, come testimonia il ciclo pittorico di Vittore Carpaccio, nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

E, anche se il numero delle vergini uccise sarà stato decisamente inferiore, la testimonianza del loro martirio non è comunque meno affascinante. Nel 1155 a Colonia fu rinvenuta una fossa comune, che la Chiesa identificò col luogo in cui era avvenuto l’eccidio. A quel punto, la chiesa che era già consacrata alla santa fu ampliata per far posto a quell’incredibile quantità di amabili resti. Nella “camera d’oro” della chiesa ancora oggi è possibile ammirare incantati l’abilità nel rivestire le pareti creando un decoro osseo che ha dell’incredibile: costole, scapole, femori compongono decori complessi e scritte in lingua latina.

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In fondo, anche se non fossero tutte ossa di vergini martirizzate, a me importerebbe ben poco, perché non diminuirebbe la sorpresa di trovarsi di fronte a uno di quei tanti luoghi misteriosi dove, insieme, si respirano morte e ammirazione. Alcuni sostengono che, oltre alle vestigia delle giovani, nella camera d’oro potrebbero esserci resti di morti comuni disseppelliti dal cimitero. Un medico di Colonia, addirittura, avrebbe ipotizzato che alcuni teschi non siano neppure umani, ma di cani mastini… Come ho detto, poco importa, almeno per quanto mi riguarda. Entrando nella camera d’oro non si può che restare ammirati col naso all’insù, guardando la ricca e raffinata bellezza che le ossa possono produrre e generare. Non solo loro, intendiamoci. Ci sono anche busti lignei e d’oro e d’argento che ricordano la vicenda delle care martiri e altri santi – forse il papa Ciriaco, anch’egli ucciso a Colonia.

di Silvia Ceriani

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3 pensieri su “11.000 vergini uccise, e una camera d’oro di immensa bellezza

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