E comunque moriremo tutti. Guida illustrata al senso della vita

La rete riserva spesso meravigliose sorprese. È il caso di una preziosissima pagina di cui mi sono innamorata all’istante. Si chiama Libri vintage per l’infanzia e propone accostamenti inediti fra copertine di libri vecchio antichi – non solo per bambini, c’è anche la sezione giallistica, ad esempio – che attivano l’immaginazione e danno spunti di riflessione. E fanno ridere.

La morte è presente, per quanto non sia la protagonista assoluta, pertanto ho deciso di dare spazio a questa bella realtà anche sul nostro blog, facendo quattro chiacchiere virtuali col suo inventore: Silvio Spaccesi. Ecco quel che ne è venuto fuori.

Caro S. Spaccesi, molti pensano che il tuo nome sia finto e che tu ti sia appropriato dell’identità del noto attore doppiatore italiano deceduto lo scorso anno. Vogliamo rassicurarli: non c’è nessuna omonimia, vero? Tu sei un fake?
Credevo non ci fosse bisogno di ribadirlo! Sono così fake che anche il mio profilo reale (che peraltro ho chiuso) a suo tempo rifiutò di darmi l’amicizia… In realtà non credo sia corretto dire che mi sono “appropriato” dell’identità del grande maestro: il profilo fu aperto nel mese di aprile 2015, quindi due mesi prima della sua morte, e non ho mai adoperato una sua foto come immagine del profilo. Come se non bastasse, poiché continuavano ad arrivarmi richieste di amicizia e messaggi con i complimenti per la mia fulgida carriera, ho anche inserito una sorta di “disclaimer” nella mia bacheca – «non sono l’attore: se mi avete chiesto l’amicizia per questo mi dispiace deludervi…». Poi, se la gente non legge… Comunque, per mitigare un po’ l’offesa al nobile artista (ma sono sicuro che da uno di spirito non avrebbe avuto nulla da eccepire), mi occupo anche di argomenti seri: se vi interessa, date un’occhiata al mio gruppo Napoli Aragonese che si occupa di Napoli nel periodo rinascimentale!

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Sono incappata nella tua pagina per caso e per interesse, attratta dalla copertina di “E comunque moriremo tutti – Guida illustrata al senso della vita”. Dopo quella me le sono guardate tutte. Com’è nata l’idea di “Libri vintage per l’infanzia” e come la stai portando avanti? Hai una collezione privata cui attingere? Ti aggiri per mercatini? Bazzichi solo e soltanto la rete?
Si tratta di una collezione interamente “virtuale”. Tutti gli originali, infatti, li trovo in rete. Tutto nacque, come spesso succede, casualmente, per uno scherzo, dopo essermi imbattuto in una foto di uno dei volumetti della collana “I piccoli libri d’oro” che possedevo da bambino e che io e mio fratello minore sfogliavamo incessantemente: lo ritoccai e ne inviai la foto a mio fratello, chiedendo se lo riconoscesse. Poi, da cosa nasce cosa… Dopo quasi un anno le cover sono diventate 202, suddivise in 6 album per differenziare sia le tematiche trattate sia lo stile delle copertine. Il lavoro più impegnativo è quello sui libri antichi: lì bisogna sopperire alla mancanza dell’immagine con un gran lavoro di copia-incolla degli antichi caratteri di stampa per realizzare delle copertine credibili e che mantengano il più possibile lo stile dei volumi del XVII e XIX secolo. Per le altre, tecnicamente, è più semplice: basta cancellare il vecchio titolo riscrivendolo con caratteri il più possibile simili all’originale. Comunque, anche se per ora sono tutte virtuali, sto pensando di farne stampare alcune per realizzare dei quaderni o block notes con copertine personalizzate: vediamo, se ci sarà sufficiente interesse…

Ammetto che la prima copertina che ho visto, per me è sempre la migliore. I tre bimbi con cocker intorno all’orologio e un messaggio tanto inquietante quanto profondamente vero mi sono piaciuti da morire. Le tue copertine mortifere, però, non sono che una piccola parte. Quali temi pratichi? E qual è il tuo rapporto con la nera signora?
In generale non ho un tema preferito e in realtà a guidare le mie scelte è principalmente la rete stessa, con la sua capacità di mettere a nudo i nostri vizi, le nostre convinzioni da inguaribili ignoranti e le tante ridicole manie. Spesso e volentieri mi baso su fatti di cronaca che rimbalzano su FB per qualche giorno, per poi finire nel dimenticatoio; in questi casi bisogna essere rapidi e accontentarsi delle immagini che più si adattano al tema: è capitato, ad esempio, con Gli amici di Cecil, quando ci fu lo scandalo del leone ucciso dal dentista americano, con Mario si vende un rene per pagarsi la Tac, quando ci fu la novità del Decreto ministeriale sull’appropriatezza prescrittiva, o ancora con Hans impara a truccare le emissioni e I Muller vanno ad inquinare il mondo, quando scoppiò lo scandalo Volkswagen… Poi ci sono argomenti “virali” che tornano ciclicamente, di cui mi occupo più che altro per prendere in giro tutti coloro che condividono acriticamente le stesse notizie, vere o false che siano – i marò, Schettino –, e la politica – Matteo salva i Boschi, Equitalia, la guida per andare in pensione a 13 anni eccetera. La parte del leone, però la fanno le copertine che prendono in giro i grandi temi che portano allo scoperto la nostra omofobia, il razzismo, il salutismo estremo (di solito direttamente proporzionale all’ignoranza scientifica) e più in generale il rifiuto della diversità: l’immigrazione, il “gender”, i vaccini, la cucina vegana… C’è almeno una copertina per ciascuna delle più comuni piaghe della nostra società. E quelli che mancano, spero di poterli affrontare in futuro!
Un punto delicato è quello della pedofilia: a volte mi vengono criticate, ma forse non si comprende che non si tratta di un voler minimizzare o addirittura giustificare il problema. Al contrario, usando dei modi scanzonati e la tecnica del “sottinteso”, si cerca di evidenziare quello che è un problema spesso sottovalutato nella nostra società. Qualcuno ha addirittura parlato di immagini scabrose, senza tener presente che le immagini sono quelle originali dei libri per l’infanzia e casomai il fastidio – voluto – deriva dal loro accostamento a un tema che molti preferirebbero tenere ben nascosto… Insomma, spero sia chiaro che il tentativo è comunque quello provocare, magari anche di divertire, ma sempre al fine di far riflettere.
Per quanto riguarda il mio rapporto con la morte, devo dire che mi ha corteggiato per lungo tempo e più volte ho pensato di abbandonarmi al suo abbraccio. Ma, finché coltiverò un briciolo di speranza in un evento che potrebbe sempre accadere (si parla di questioni personali), mi sa che la mia scheletrica amica continuerà a rimanere a bocca asciutta.

Anni fa ho regalato a due bimbetti il “Libro dei coniglietti suicidi”. Lì per lì non ero così a mio agio. Poi uno dei due, vedendo un coniglietto che stava facendo una fine orribile – la testa era sotto la gamba di una sedia, e sulla sedia si stava sedendo un ciccione che… crack – disse: «Povero coniglietto!». Ma poi si corresse: «Be’, però l’ha scelto lui». Io non sono un’esperta di bambini, non sono pronta a quello che dicono, indipendentemente da quello che dicono. Eppure, quell’affermazione mi ha aperto un mondo. Non li definirei cinici, ma realistici sì. Qual è la tua impressione sull’infanzia? Come reagirebbero, o reagiscono, i bimbi vedendo le tue copertine?
Credo e spero che i bimbi non le possano vedere le mie copertine: non per le copertine in sé, ma perché i bambini non dovrebbero gironzolare liberamente sui social network dove si nascondono pericoli ben peggiori! In generale, comunque, credo ci voglia una discreta maturità e un bagaglio culturale ben superiore a quello di un bambino per poter apprezzare compiutamente l’ironia che si nasconde dietro l’accoppiata immagine/titolo della maggior parte delle mie copertine. Proprio perché i bambini sono realistici e vedono le cose per come sono, senza la capacità di astrazione e generalizzazione che si acquisisce dall’adolescenza in poi. Di sicuro ritengo che di fronte alla copertina così esplicita sulla morte, a differenza di molti adulti un bambino non si scomporrebbe più di tanto: c’è una fase della vita in cui una volta compreso il significato della morte la si accetta per quello che è (almeno per quanto riguarda i bambini che vivono in contesti sereni): i problemi del rapporto con l’aldilà casomai insorgono più tardi.

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Tornando a “E comunque moriremo tutti”, hai provato a immaginare come sarebbe quel libro, nelle pagine interne?
Sarebbe sicuramente pieno di immagini scanzonate e di una narrazione molto semplice in cui si tenti di far capire ai bambini (ma sarebbe più utile a molti adulti!) che, poiché la morte è un dato di fatto, un momento di passaggio che tocca a tutti indipendentemente da come la pensiamo circa l’aldilà, è del tutto inutile sbattersi e annaspare per apparire, come galletti che si agitano nel pollaio senza sapere che sono destinati al pranzo di Natale… Invece è bene utilizzare il tempo che ci è concesso per creare piuttosto che per distruggere, per condividere invece che per accumulare, per unire e non per separare, per accogliere e non per scacciare, per apprezzare l’arte e le altre meraviglie del pensiero umano senza interferire con la Natura, anzi sfruttando le nostre capacità per sanare i danni che abbiamo già arrecato al pianeta che ci ospita. Solo così, dopo la morte, grazie ai nostri piccoli gesti la nostra esistenza avrà avuto un senso e non saremo stati solo una cifra nel grande numero di coloro che sono vissuti solo per sottrarre risorse vitali.

Ci regali una copertina luttuosa?
Con estremo piacere: a conferma di quanto detto, avevo giusto da parte un’interessante immagine che attendeva il momento più adatto per essere riadattata e pubblicata. Sono sicuro che i lettori più giovani si divertirebbero un mondo a scoprire i tanti piccoli segreti della falegnameria applicata alla tanatologia…

Intervista a S. Spaccesi di Silvia Ceriani
Tutte le copertine sono di Libri vintage per l’infanzia

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2 pensieri su “E comunque moriremo tutti. Guida illustrata al senso della vita

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