Morti di sete – Le birre più luttuose del pianeta

Se è vero che la birra ha un legame antico con Osiride, il protettore dei morti, questo legame possiamo ritrovarlo nei nomi di tanti birrifici contemporanei e in tantissime etichette. Al contrario di quel che farebbe un esperto, ve le consiglio solo ed esclusivamente per quel che simboleggiano. Alcune sono ottime, altre no. Io le ho scelte solo per l’etichetta.

Secondo il sito A tutta birra, gli antichi Egizi attribuivano l’invenzione della birra a Osiride, protettore dei morti e, visto che la birra e l’immortalità erano legate in modo piuttosto stretto, i cittadini più abbienti facevano addirittura costruire delle birrerie in miniatura per le loro tombe. Parto da questo spunto e, unendolo all’insofferenza per la calura estiva proverò a proporvi un piccolo viaggio tra le birre dei morti, che sono sorprendentemente tante.

 

 

La prima delle bevute luppolose che mi viene in mente è a base di Cerveza de los Muertos, che schiera una linea piuttosto completa: Death Becomes You Amber Ale, Death Rides a Pale Horse Blonde Ale, Pay the Ferryman Porter, Queen of the Night Pale Ale, Immortal Love Weizen e Hop On or Die Ipa, cui si è recentemente aggiunta la linea vini. Soprassediamo sulle caratteristiche organolettiche del prodotto, che a leggere in giro non dev’essere nulla di eccezionale e soffermiamoci invece sulle etichette – e anche sui tappi – che sono bellissimi. Il motivo conduttore è la Catrina messicana, la donna scheletro vestita in abiti variopinti, ingioiellata e ricoperta di fiori che ci invita a festeggiare per i nostri morti. Prodotta a Tecate, circa 30 miglia a est di Tijuana in Baja California, questa birra ha debuttato nel 2013 e, da allora, pare abbia letteralmente invaso una fetta di mercato americano. Lo dico apertamente e ignorantemente: io vorrei accaparrarmela solo per le bottiglie, da conservare piene, e poi vuote, in credenza.

Più diffusa dalle nostre parti – io l’ho trovata a Cuneo – è la Mort Subite, birra belga a fermentazione spontanea, tipo Lambic, prodotta dalla Brasserie De Keersmaeker, di Pajottenland. Anche in questo caso, abbiamo più opzioni per scegliere di che morte dobbiamo morire. La ambrata Gueuze, la Kriek, cui sono aggiunte le ciliegie a conferire un classico colore e gusto, la Xtreme Kriek, che si distingue dalla precedente per il livello di maturazione – più avanzato – delle ciliegie, e infine la Xtreme Framboise, con l’aggiunta di lamponi. Quella alle ciliegie, a quanto pare, è quella che riscuote il maggiore successo, anche nell’omonima brasserie di Bruxelles dove, volendo, la morte immediata ve la servono così, immediatamente appunto, sopra un vassoio.

Ma torniamo nel mondo latino per un’altro birrificio il cui nome è già tutto un programma. La Cervecería Calavera è una realtà di Tlalnepantla (Messico), con diversi punti vendita sul suolo nazionale ma anche oltre, in Cile, Brasile, Australia e Stati Uniti. Le etichette, che mostrano un teschietto stilizzato, mi piacciono parecchio, mentre posso essere davvero poco precisa sui prodotti, che sono numerosissimi e che non ho mai assaggiato. Per pura curiosità, ecco le tre che proverei: la Calavera Tripel de Abadía, una birra ad alta fermentazione dal gusto caramellato, la Calavera Mexican Imperial Stout, una birra scura ad alta fermentazione con note di cacao e di caffè, oltre ad aromi di caramello e frutta secca, e ancora la Calavera Witbier, la più estiva delle tre – bianca, rinfrescante e leggera, con aromi floreali e di coriandolo. C’è anche la Calavera Love Craft Beer ma, non avendo reperito informazioni mi limito a dire che è l’oggetto del desiderio del momento. Chi ce l’ha per le mani mi inviti a bere.

La_corne_du_bois_de_pendus

Ping-pong-ping-pong… Dal Messico al Belgio al Messico e poi di nuovo al Belgio. La Corne du Bois des Pendus l’ho provata a Cuneo nel beershop Per una birra. Era inverno, e dunque non ho avuto remore, ma ora forse la scura non la berrei, perché i suoi 12° mi farebbero sudare le sette camice. Forse neppure la Triple. Ma la bionda sì. Io l’ho bevuta in bottiglia, apprezzando immediatamente l’etichetta con un impiccato dalla lingua a penzoloni, ma pare che il vero modo di berla sia in un bicchiere a forma di corno. Solo allora si potrà brindare allegramente con un bel: «Santé sans pitié».

E finalmente cambiamo paese e – forse – anche continente, spostandoci nella “remota” Inghilterra. La Beavertown Brewery si trova a Londra, a Tottenham Hale, e tutto il suo sito internet è pieno di morticini che bevono, birrificano, sperimentano. Inutile dire che questo approccio comunicativo mi fa impazzire di gioia, così come le lattine, tipo la Gamma Ray Pale Ale, la Neck Oil Session Ipa o la Black Betty Black Ipa…

Luttuosi, che aspettate? Avete tutto quel che vi serve per innaffiare abbondantemente la vostra estate. Fatelo!

di Silvia Ceriani

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