Meraviglia ossea in salsa boema, a Sedlec

Periodicamente, il Salone del Lutto propone i suoi consigli di viaggio. Per quanti hanno in programma una vacanza in Repubblica Ceca, oltre a Praga, non ci si può davvero perdere Kutná Hora, un piccolo centro della Boemia centrale dove, a un chilometro e mezzo dal centro c’è una delle realtà più imperdibili per gli appassionati fu-turisti. Sedlec è una piccola frazione che custodisce uno dei segreti più preziosi del mondo, uno di quei segreti macabri fatti di ossa, migliaia di ossa che creano un decoro bellissimo.

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La storia di Sedlec e la morte inizia nel 1278, quando l’abate Enrico – dell’ordine dei cistercensi – viene spedito in missione in Terra Santa. Da lì fa ritorno con una “reliquia” importante, una giara contenente una terra santissima proveniente dal monte Golgota, ossia la collina del Calvario su cui Gesù sarebbe salito per essere crocifisso. Il contenuto di quella giara fu sparso all’interno del cimitero di Sedlec che, da quel momento, divenne un luogo di sepoltura ambitissimo. Da tutta Europa la gente faceva seppellire in quel luogo i propri parenti nella speranza di donare loro la salvezza eterna e immediata, perché quel suolo, improvvisamente era divenuto uno dei suoli più santi al mondo, e la santità si trasmette per osmosi, come ben si sa.

Fatto sta che nella minuscola frazione si accumularono cadaveri su cadaveri, con autentici picchi in corrispondenza della peste nera, che devastò la regione nel xiv secolo e, successivamente, della crociata contro gli Hussiti, che fece altre migliaia di vittime nel xv secolo… E fu così che, a un certo punto, nel cimitero si creò un problema di congestione e di gestione di tutti quegli amabili resti accumulatisi nel corso del tempo. Il cimitero era piccolo, non sufficientemente capiente da contenere quelle migliaia di morti. Allora, al suo interno, nel 1400 fu costruita una chiesa munita di ossario, al cui interno vennero stipate tutte le ossa, e nel cimitero si creò lo spazio utile per nuove sepolture.

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Sedlec_ossario_12Blason_Maison_de_Schwartzenberg.svgMa dobbiamo attendere oltre quattrocento anni perché accada quel che accadde, e perché Sedlec si trasformi nell’ossario forse più famoso del mondo. Come a Roma, nella chiesa di Santa Maria della concezione dei cappuccini, anche a Sedlec esisteva un artista particolare e un po’ folle, l’intagliatore e falegname František Rint al servizio del duca di Schwarzenberg. A lui fu affidato l’incarico di riorganizzare quel cumulo di ossa che si era creato nel tempo, e prese forma l’idea di dare loro forme assolutamente fantasiose. Le ossa non furono usate solo per arricchire elementi architettonici già esistenti, non furono semplicemente incollate alle pareti e ai soffitti, ma vennero utilizzate per creare oggetti completamente nuovi, macabri, che sicuramente starebbero bene in un film dell’orrore…

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Uno di essi è un grande candeliere pendente dal soffitto in prossimità dell’altare. Lo si vede già dall’ingresso, dove ad accoglierci è una croce composta da ossa e teschi umani. Anche il candeliere è realizzato con gli stessi materiali da costruzione, come del resto tutti gli altri decori del luogo. Altro fregio pregevole, è lo stemma degli Schwarzenberg, realizzato con sole ossa. Un lavoro delicato, meticoloso e preciso, dove la parte inferiore dello stemma – che riproduce lo scudo inquadrato con le armi antiche della casa – ricorda la cassa di uno strumento a corda, mentre la parte superiore è sormontata da una corona con la croce dell’Ordine di Malta. Vi sono poi alte strutture coniche, decorate con teschi e sormontate da piccoli putti dorati. Infine, guardando qua e là, non faticherete a rintracciare la firma d’artista, anch’essa fatta di ossa.

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Impossibile non restare meravigliati di fronte a tanta bellezza, di fronte a tanta sapienza nel disporre le ossa per crearne decori… Lo dimostra anche il corto documentario The Ossuary (Kostnice) realizzato nel 1970 da Jan Svankmajer. Il colore è un bianco e nero e, accompagnati da un sottofondo di musica jazz, penetriamo nell’ossario scoprendone i segreti visti con l’occhio di un grande regista. La telecamera torna ossessivamente sui dettagli, su alcuni si sofferma, mentre altri gli scorre velocemente, con un effetto psichedelico. Abbiamo i miraggi. Ci sembra di vedere migliaia di ossa. No, questa è la realtà.

di Silvia Ceriani

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