Erzsébet: sangue blu, e possibilmente abbondante

Per una volta cambio meta. Niente sollazzi berlinesi, quest’anno ad agosto si va a Budapest. Perché a Budapest c’è lo Sziget, perché a Budapest ci son le terme, perché a Budapest c’è la via Pal. Però tutto questo non mi basta per il vero sollazzo. Come dovreste sapere ho bisogno di altre motivazioni un po’ più macabre e sotterranee. E dannazione, sto avendo così poco tempo per leggiucchiare di questa città che faticherò a trovarle.

Certo, quest’anno a in Ungheria, a Debrecen è stata ospitata la prima edizione del campionato nazionale degli scavatori di fosse, ma intanto dovrei informarmi su dove sia Debrecen, e poi contattare il campione, che pare che in 36 minuti sia riuscito nell’impresa di preparare una bella – l’estetica era fra i parametri di giudizio – fossa di 2 metri di lunghezza, 80 cm di ampiezza e 160 cm di profondità. Non so se ho voglia di tutto ’sto sbatto.

bathoryOggi stavo buttando un occhio sulla guida e l’occhio è capitato su un nome, “ponte Erzsébet”. Il nome non mi lascia indifferente – anche se è un semplice Elisabetta – e mi dico, stai a vedere che… Infatti lei è di lì, è ungherese. Sto parlando di una vera donna dei record, Erzsébet Báthory di Ecsed, altrimenti nota come la Contessa Dracula per la sua deprecabile abitudine di bere il sangue delle vittime per mantenersi giovane e bella. Erzsebét vanta un record non contesissimo, per la verità. Nella sua carriera non lunga, ma intensissima, pare infatti che la contessa abbia ucciso un qualcosa come 100/650 una cifra altissima e comunque molto variabile, secondo gli studi e le ricerche condotte.

Forse è inutile raccontarvi qualcosa di lei, ma siccome ne sto leggendo, condivido con voi. Erzsébet nasce sotto il segno del Leone il 7 agosto del 1560 da una famiglia nobile e ricca a Nyírbátor, un piccolo centro dell’Ungheria del nordest e cresce nel castello di Ecsed, dov’è sepolta. La sua è una famiglia strana, particolare, nella quale, forse per via dei numerosi matrimoni fra consanguinei, il seme della follia è ben presente. Nella sua famiglia, sia nel ramo paterno i Báthory-Ecsed e i Báthory-Somlyó, spiccano due voivodi, ossia due alti ufficiali in Transilvania e altri membri di alto lignaggio tra cui un re di Polonia. Già da piccolina Erzsébet dà segni di squilibrio, fa sfuriate, è prepotente – ma i leoni, si sa… – e il tutto si aggrava con la morte del padre, con un primo episodio di violenza cui assistette – forse provando piacere – e per via dell’influenza della balia a cui fu affidata, Ilona Joo, che si dice fosse dedita alla magìa nera.

Ferenc_Nadasdy_IQuesto “equilibrio” già precario si aggravò ulteriormente quando fu promessa in sposa a Ferenc Nádasdy che, a dispetto del suo segno zodiacale, che dovrebbe essere quello dell’equilibrio e della ponderatezza (era nato il 6 ottobre del 1555, sotto il segno della bilancia) era ritenuto persona crudele e spietata, particolarmente affascinato dalla tortura e dalla sofferenza altrui. I due piccioncini convolano a giuste nozze qualche anno dopo il primo incontro e prendono possesso del castello del castello di Cachtice, nell’attuale Slovacchia. Sono una coppia molto unita. Soprattutto dalla cattiveria e dal piacere sadico che entrambi provano nell’infliggere il male.

Ferenc è spesso via per lavoro, le campagne militari sono un buon pretesto per ammazzare a destra e a manca, così affida a Erszébet la cura del focolare domestico, un focolare che, intorno al 1585, si trasforma nell’inferno. Erzsébet ha davanti agli occhi l’esempio del coniuge, un uomo veramente dolce che fra le altre cose ama spogliare le sue serve, cospargerle di miele e legarle vicino alle arnie di proprietà. Che vuoi che siano due punture. Ma come spesso avviene l’allieva supera il maestro, anche perché particolarmente abile nel circondarsi delle persone giuste…

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Ci sono Fitzko, il nano dalle tendenze pedofile, Dorothea Szentes, “Dorka” per gli amici, la già citata Ilona Joo, e infine Torko, servo e maestro dell’occulto. Poi c’è tutta una compagine di ricchi annoiati che, come lei, ammazzano il tempo dedicandosi alla tortura e alla magia nera. Quando Erzsébet inizia a uccidere, non si risparmia. Spinge la fantasia oltre i limiti, e ogni giorno inventa efferate torture. Assiderate, chiuse in gabbie spinte contro punte metalliche, strette nell’abbraccio mortale della “Vergine di ferro”, sgozzate, costrette al silenzio con la bocca cucita, e chi più ne ha più ne metta. Erzsébet era convinta che il sangue di queste giovani donne avesse il potere di farla ringiovanire, e quindi giù a berne abbondanti bicchieri, o a farsi il bagno lì immersa.

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Tutto questo nella piena omertà del vicinato, in parte complice, in parte impaurito dall’idea di una furiosa vendetta – il potere di Erzsébet era cresciuto a dismisura con la morte del marito, nel 1604. Ma a un certo punto Erzsébet non si accontentò più delle poverette, e iniziò ad ambire alle figlie dei nobili. Fu allora che scattarono le denunce, l’indagine della polizia e la macabra scoperta: centinaia di corpi straziati e uccisi, poco importa se fossero 100, 300 o 650. In seguito al processo, a molti della sua cricca furono comminate pene corporali efferate, così per pareggiare i conti, ma lei aveva amici potenti e così la sua pena non fu la morte. Nel 1610 venne murata viva nel suo castello, dove quattro anni più tardi si lasciò morire di fame.

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Verità? Fantasia? Venirne a capo non è facilissimo anche perché questa vicenda contiene davvero elementi paradossali. Seicentocinquanta vittime, ad esempio, fanno una ogni due giorni, ed è difficile pensarlo in una terra non troppo densamente popolata. A ogni modo, sulla donna sono stati prodotti abbondanti studi e ricerche tra cui – prendo per buono il consiglio della Lonely Planet, il documentatissimo Countess Dracula: The Life and Times of Elisabeth Bathory, the Blood Countess. E poi, oltre agli studi storici, innumerevoli libri, film, videogiochi, canzoni, tra cui, per citarne un paio, An Execution di Siouxie and the Banshees o Elisabeth dei Ghost. Ah, e ovviamente, le bambole, come quella dal viso perverso e le vesti preziose creata dall’artista russa Marina Bychkova.

Bene, la mia gitarella ora può iniziare. Non so se o quanto siano diffusi, ma un santino della Contessa Dracula vorrei procurarmelo.

di Silvia Ceriani

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3 pensieri su “Erzsébet: sangue blu, e possibilmente abbondante

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