Sulle tracce di Vlad l’impalatore

I film che lo vedono protagonista sono decine e i suoi volti cinematografici più celebri sono probabilmente quelli di Klaus Kinski che ne assunse i panni in Nosferatu, il principe della notte per la regia di Werner Herzog, dell’ungherese Bela Lugosi che ne assunse i panni nel 1931 nel film Dracula diretto da Tod Browning (lo stesso regista di Freaks) e Karl Freund, e ancora quello di Christopher Lee, che dal 1958, con Dracula il vampiro, ne interpretò il ruolo in sette pellicole prodotte dalla Hammer Film Productions e in altre ancora uscite per altre case di produzione. Ma i film, le serie, le animazioni dedicate alla figura del celebre vampiro sono numerosissime, e a me piace ricordarne una che con Dracula non c’entra, ma col vampirismo sì: Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger), girato nel 1983 da Tony Scott e interpretato da Catherine Deneuve, Susan Sarandon e l’amatissimo David Bowie, con un prezioso cameo dei Bauhaus con la loro Bela Lugosi’s Dead.

Cosa c’entrano tutte queste cose con il vero Dracula, vissuto in Transilvania nel 1400? Pressoché niente e al contempo tantissimo, perché nel 1897 lo scrittore irlandese Bram Stoker scrisse Dracula, ispirandosi alla storia leggendaria di Vlad Țepeș Dracul e ampiamente documentandosi sulla cultura balcanica, ma aggiungendo moltissime invenzioni letterarie, non ultima quella relativa ai canini appuntiti e al vampirismo. Fu così che il conte Vlad Țepeș Dracul divenne un’altra cosa, e che alle sue imprese se ne aggiunsero altre, portandolo a diventare una vera e propria attrattiva turistica.

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Non c’è guida di viaggio, infatti, che non si soffermi sulla figura di Vlad-Dracula, che sta ai castelli romeni un po’ come Hemingway sta ai bar di mezzo mondo. Io, ad esempio, ho usato nel mio recente viaggio una comunissima Lonely Planet, dove ho letto che:

  • la presunta tomba del conte si troverebbe in un monastero dell’isoletta del lago Snagov, una quarantina di chilometri a nord di Bucarest (tuttavia non è certo che le sue spoglie – tutte tranne la testa, che fu esposta a Istanbul infilzata in un picco – riposino davvero qui);
  • in Valacchia, a Târgoviște (dove il 25 dicembre del 1989 fu eseguita l’esecuzione di Nicolae Ceaușescu e di sua moglie Elena) ci sono le rovine della corte principesca, sede dei principi di Valacchia fino al 1688, compreso il nostro Vlad, alla cui statua è riservato un posto d’onore al centro del parco;
  • il “vero” castello di Dracula si trova a Poienari, in un punto strategico fra Valacchia e Transilvania, e proprio Vlad contribuì ad ampliarlo dotandolo di fortezza e prigione e avvalendosi come manodopera di un gruppo di prigionieri turchi (attenti però, il castello è ridotto in rovina, per cui pensateci bene prima di salire i 1480 gradini che portano fin lì);
  • in Transilvania, a Bran, c’è invece il “finto” castello di Vlad, che forse ma forse ospitò il conte per qualche giorno, durante la sua fuga da Poienari nel 1462 (ma che soprattutto ai suoi piedi ospita un vivace mercatino di paccottiglia vampiresca: calamite, magliette, posaceneri, statuette e via discorrendo);
  • nel villaggio di Piatra Fântânele è stato costruito, più o meno dove Bram Stoker collocò la dimora vampiresca l’Hotel Castel Dracula, dotato di stanze più o meno inquietanti e di una “camera della paura” che negli anni Novanta pare sia riuscita perfettamente nel proprio intento, avendo procurato un infarto a un cliente (nota bene: anche qui si possono acquistare souvenir);
  • a Sighișoara, sempre in Transilvania, c’è la casa natale del conte, divenuta oggi un ristorantino neppure troppo kitsch, Casa Dracula, appunto (nota bene: pure qui le bancarelle e i negozietti a tema non mancano).

Poi la guida non lo dice, ma secondo me il posto migliore per acquistare ricordini vari è l’aeroporto di Bucarest, che espone una grande varietà di gadget, rigorosamente made in China: palle con la neve contenenti sinistri castelli e minacciosi vampiri, penne e occhiali in pratiche confezioni a forma di bara, portachiavi, quaderni, bar(r)ette di cioccolato… E chi più ne ha più ne metta.

Vlad, però, in tutta questa fortuna commerciale c’entra ben poco. Certo, a leggere la sua biografia ci si rende conto del fatto che probabilmente non fosse uno stinco di santo: a lui si deve infatti il perfezionamento scientifico della fine tecnica dell’impalamento dei nemici: i malcapitati venivano infilzati sostanzialmente in un palo di legno successivamente issato in verticale sul suolo (se non morivano immediatamente per la lesione di organi vitali la morte sarebbe sopraggiunta comunque dopo atroci supplizi). Non a caso Țepeș significa appunto “l’impalatore”, mentre Dracul deriva dal nome del padre e indica l’appartenenza all’ordine del drago. Le sue “malefatte”, se così le si può definire, furono compiute per la maggior parte ai danni degli ottomani, che ad esempio, nel famoso Attacco notturno sterminò nel numero di 15.000 – e per questo fu celebrato non solo dai sassoni della Transilvania, ma pure dal papa. Gli aneddoti sul vampirismo, sul morto non morto la cui figura non si riflette negli specchi arrivarono secoli dopo, grazie a un efficientissimo ufficio stampa postumo dal nome Bram Stoker.

E allora che fare? Andateci, in Romania, in Valacchia e in Transilvania. Fate come me, mettetevi sulle tracce del conte, ma risparmiatevi pure un po’. Di cose da vedere ce ne sono moltissime tipo… i pipistrelli o il cimitero allegro di Sapanta o ancora, volendo, qualche trasgressivo sweet transvesite from transsexual Transilvania, perché no?

di Silvia Ceriani

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Un pensiero su “Sulle tracce di Vlad l’impalatore

  1. Quanto ai volti cinematografici che hanno incarnato il Dracula di Bram Stoker, non dimentichiamo l’attore Max Schreck, protagonista nel “Nosferatu” di F. Murnau (1922), di cui il film di Herzog è un remake. Il nome di Max Schreck, in tedesco, suonerebbe come “Massimo Spavento”; si disse che fosse un autentico vampiro scovato dal regista… 😉

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