The Addams Family: An Evilution

Prima le matite di Charles “Chas” Addams, poi la prima serie tv che ci ha fatto innamorare perdutamente di Morticia, Mercoledì, Lurch e tutti gli altri, poi altre serie, film e una quantità sorprendente di gadget. Gli Addams hanno un merito incredibile, quello di far battere forte il nostro cuore nero. Vi accompagniamo a conoscere alcuni dei primi disegni che li vedono protagonisti.

Cinquant’anni fa, più precisamente il 17 aprile del 1966, la televisione italiana trasmetteva il primo episodio di una serie che mi avrebbe condizionata non poco, portandomi a identificarmi con la piccola, dolce Mercoledì e a sognare di diventare come la meravigliosa Morticia. Sto ovviamente parlando della Famiglia Addams, la cui prima puntata, sulle tivvù americane, fu trasmessa il 18 settembre 1964 e l’ultima l’8 aprile del 1966.

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Charles e Tee Addams il giorno del loro matrimonio.

a quel momento in poi, il successo degli Addams fu travolgente. Inutile dire che come molti io ho amato incondizionatamente la prima serie e molto meno i film e tutte le altre prodotte in seguito. Per me i primi attori sono insostituibili, soprattutto la divina Carolyn Jones nei panni di Morticia, e Lisa Loring come Mercoledì, Ted Cassidy come Lurch e Jackie Coogan come Zio Fester. E inutile dire che perdo letteralmente la testa per ogni gadget che abbia a che vedere con gli inquilini del civico 0001, Cemetery Lane.

Oggi, però, vorrei andare un po’ indietro nel tempo, a quando il disegnatore Charles “Chas” Samuel Addams (1912-1988) inventò una serie di personaggi macabri che animarono le pagine del The New Yorker a partire dal 1938, prima di diventare un vero e proprio fenomeno della cultura di massa.

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Charles Addams nacque a Westfield, New Jersey, nel 1912. Nel 1933, quando aveva appena 21 anni, The New Yorker pubblicò per la prima volta il suo lavoro e da quel momento si inaugurò un percorso di collaborazione che proseguì fino al 1988, quando Addams morì. Addams non disegnò solo i personaggi di quella bizzarra famiglia che si chiamava come lui. Anzi, sul sito della Charles Addams Foundation si legge che in oltre 60 anni di attività i personaggi della famiglia – coi nomi che lui stesso gli diede: Morticia, Fester, Gomez, Wednesday, Pugsley, Nonna, Lurch e cugino It – compaiono in appena 50 lavori originali.

Nel tempo, i personaggi subirono ovviamente numerose trasformazioni, si evolvettero e si precisarono, come descrive bene il libro The Addams Family: An Evilution, pubblicato nel 2010 da H. Kevin Miserocchi, che personaggio per personaggio indaga le trasformazioni subite sulla carta stampata e poi nel mondo televisivo e cinematografico. La non convenzionalità di questi personaggi, la loro passione per il macabro, le abitudini bizzarre – come il tagliare i boccioli delle rose lasciando nel vaso solo il gambo spinato, scavare piccole fosse nel giardino di casa, portare a spasso ragni al guinzaglio, bere cianuro o sistemare il testone in una morsa per curare l’emicrania – sono in larga parte debitrici della stranezza di colui che li creò. Ad esempio, al tempo del suo matrimonio con la terza moglie – Marilyn Matthews Miller, conosciuta come “Tee” – poiché entrambi amavano gli animali decisero di sposarsi in un pet cemetery, vestiti in eleganti abiti neri…

Ma vediamone alcune, di queste bizzarrie, che sono anche il motivo per cui molti degli Addams si sono perdutamente innamorati. Garden Transfusion, ad esempio, fu pubblicato nel libro del 1964 intitolato The Groaning Board. Un paffuto zio Fester è alle prese col giardinaggio, e pratica alle sue piantine una forma di irrigazione goccia a goccia, utilizzando… il sangue! Dallo stesso libro arriva anche Banquet, uno splendido ritratto di famiglia, nel quale non tutti i personaggi mi sono noti. Back From Camp, invece, uscì sul numero di agosto del 1947 di The New Yorker. Morticia, alla porta, sta urlando a Gomez, che è in cima alle scale: «Sono i bambini, tesoro, sono tornati dal campeggio». Alla porta c’è anche un accalappiacani (???) con in mano due trasportini: in uno c’è Mercoledì e nell’altro Puglsey. E poi, a colori, il bellissimo Family Portrait, uscito nel 1954 sul libro Homebodies. E infine Unhappy, Darling?, uscita nel novembre del 1942 su The New Yorker, con il geniale scambio di battute: “Are you unhappy, darling?”, “Oh, yes, yes! Completely”.

Da tutti i suoi lavori, o buona parte di essi, emerge un umorismo scuro, gotico, in grado di capovolgere le opinioni comuni sulla normalità e la sua relazione con il bene e con il male e di indurci, spesso, a identificarci proprio con il lato più strano della realtà. La più grande eredità che – penso consapevolmente – Charles Addams ci ha lasciato dopo la sua morte è senz’altro questa: la capacità di farci ridere e amare stravolgendo tutti gli schemi. Io l’ho sempre sostenuto: sono i Bradford il vero nemico!

di Silvia Ceriani

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