Emma, Lucy, Jeanne e le altre… ultracentenarie

Sono tutte donne. E hanno in comune un record straordinario. L’età. Sono arrivate tutte a una tale vecchiezza in cui il trascorrere del tempo non si misura solo in anni ma anche in giorni. E hanno visto passare sotto di loro numerosi presidenti, cambiamenti storici e moltissime generazioni. Le ultracentenarie, e gli ultracentenari, sono un patrimonio dell’umanità.

Oggi è la festa della donna. Lo sappiamo. Ho pensato un po’ a che articolo scrivere, tipo un qualcosa sulle tombe delle grandi celebrità, un qualcosa su di un’artista luttuosa, un pezzo sulla rappresentazione della donna in qualche aldilà immaginario. Poi ho cambiato registro, anche ispirata dalla mia attuale lettura, Angeli minori di Antoine Volodine. Uno dei miei argomenti da sempre preferiti sono gli ultracentenari – o meglio le ultracentenarie, che sono anche più numerose, e così rispolvero con voi qualche storiella tenera e divertente, dedicata alle prime cinque persone più longeve del mondo accertate.

In ordine crescente di vecchiezza, c’è la “nostra” Emma Morano. E dico nostra sia perché ne abbiamo parlato più volte sulla nostra pagina sia perché la signora Emma e piemontese e questo ci inorgoglisce non poco. Emma è nata a Civiasco, un piccolo comune di 265 anime in provincia di Vercelli, il 29 novembre del 1899, e dal 12 maggio del 2016 si è guadagnata il titolo di decana dell’umanità. In poche parole, è la persona più longeva vivente. È l’ultima persona vivente dell’Ottocento, una ragazza del ’99, come Zeno, un ragazzo dell’altro ’99 che quest’anno festeggerà i 18 anni. Di Emma negli ultimi anni si è molto parlato. Per tutti i suoi compleanni riceve auguri importanti: da Papa Francesco, da Sergio Mattarella, da Carla Fracci, e da tantissimi parenti e amici che le fanno una festa coi fiocchi, con tanto di torta e auguri cantati. Ricordo di aver sentito o letto anni fa un articolo, in cui raccontava, tra le altre arguzie divertentissime riferite all’intervistatore, che uno dei segreti della sua longevità consisteva nel mangiare due uova al giorno, una per colazione e una dopo pranzo – dovrebbe averne consumate più di 50.000, a questo punto – con buona pace di quelli che sostengono che le uova aumentano il colesterolo e fanno male alla salute. Un dettaglio mi colpisce più di altri leggendo la sua biografia: la signora Emma ha avuto un figlio nel 1937, che è morto a pochi mesi, e anche un marito, che mandò via di casa nel 1938, pur non divorziando. Una scelta coraggiosissima, per quell’epoca, con la quale implicitamente Emma dichiarava che quella non era un’unione felice. Tornando ai record, Emma è la seconda persona più longeva mai vissuta in Europa, e coi suoi 117 anni e 99 giorni di età, ha superato lo scorso 27 dicembre la giapponese Misao Okawa, morta il 1° aprile 2015 a 117 anni e 21 giorni.

Davanti a lei, deceduta a 117 anni e 230 giorni il 16 aprile 1998, c’è la canadese Marie-Louise Fébronie Meilleur. Tra i suoi record, penso, si può annoverare l’abbondante discendenza: sposata due volte, nel 1900 e nel 1915 (nel ’72 rimase vedova), ebbe 12 figli di cui solo quattro le sopravvissero. Ebbe 85 nipoti, 80 bisnipoti, 57 bis-bis-nipoti e 4 bis-bis-bis-nipoti. A 90 anni era ancora una convinta tabagista, e il fatto di smettere a quell’età le regalò probabilmente qualche annetto di vita in più. Non disdegnava neppure il buon vino, seppure bevuto con moderazione.

Al terzo posto, medaglia di bronzo di longevità, la statunitense Lucy Hannah, morta il 21 marzo del 1993 a 117 anni e 248 giorni. Nonostante questa rispettabilissima età, Lucy non detenne mai il titolo di decana dell’umanità. Infatti “purtroppo” Jeanne Louise Calment, che era nata qualche mese prima di lei, sempre nel 1875 era imbattibile! Un autentico dinosauro contro cui la povera Lucy poté fare ben poco. Poco prima della sua morte, infatti, Lucy tentò di giocare il tutto e per tutto, chiedendo di spostare la sua data di nascita all’anno prima – se fosse risultata nata nel 1874 sarebbe andato tutto a posto, e pazienza per quell’annetto in più –, ma l’anagrafe non le diede ragione.

L’argento resta pure negli Stati Uniti, nella persona di Sarah Knauss, deceduta il 30 dicembre del 1999 a 119 anni e 97 giorni di età. Centodiciannove: una cifra pazzesca, che corrisponde all’alternarsi di ben 23 presidenti americani e a una famiglia numerosissima. Alla sua morte, era alla settima generazione della famiglia, cioè aveva avuto figli, nipoti, pronipoti, e pro pro pro pronipoti…

Infine l’oro, che va in Francia a quel portento della natura che porta il nome di Jeanne Calment. Jeanne nacque ad Arles nel 1875 e morì ad Arles il 4 agosto del 1997, all’incredibile età di 122 anni e 164 giorni. Aveva conosciuto quello spiantato di Van Gogh, cui in gioventù aveva dato dei soldi affinché lui potesse dipingere e che non mancò di definire «brutto, trasandato e consumato dall’alcol», aveva partecipato ai funerali di Victor Hugo, nel 1885. Quando le tv e i giornali francesi, ad Arles per il centenario del pittore, si resero conto che era ancora in vita una persona che l’aveva conosciuto, Jeanne raggiunse la fama mondiale, e nel 1990 divenne pure l’attrice più vecchia di tutti i tempi partecipando, a 114 anni, al film Vincent et moi . La storia più assurda legata al suo nome è però quella che la vede protagonista di un atto di compravendita della propria abitazione. Non avendo eredi, Jeanne stipulò un contratto nel 1965. Aveva già 90 anni e stipulò un contratto di vendita di nuda proprietà del suo appartamento. L’acquirente era l’avvocato André-François Raffray, allora 47enne, che accettò di pagare una somma mensile alla vecchina. Risultato: l’avvocato morì nel 1994, e la Calment gli sopravvisse altri anni, anche se gli ultimi li trascorse in casa di riposo. Pure Jeanne si concedeva un cigarillo e un po’ di vino ogni tanto… Vorrà dire qualcosa?

di Silvia Ceriani

Degli accertamenti sulla longevità si occupa il Gerontology Research Group il quale, a sua volta, costituisce la fonte delle informazioni per il Guinness dei primati. Alle statistiche del gruppo di ricerca sfuggono i vecchini di Vilcabamba, un piccolo paesello dell’Ecuador. Anni fa lessi un servizio su Internazionale che mi lasciò a bocca aperta. Si parlava di un’intera popolazione vecchissima. Persone di 110 anni, e più, dritte in piedi, orgogliose e fiere. Molte assidue consumatrici di alcol e fumo. Un sogno per chi aspira a smentire i consigli medici.

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