Conigli killer – Quando la preda diventa cacciatore

Il coniglio come un animaletto tenero, indifeso, morbido e innocente? Scordatevelo. Nei manoscritti medievali i conigli sono assassini spietati, con un ricco armamentario di bastoni, mazze ferrate, spade, dardi, lacci, asce, che non esitano a utilizzare. La preda diventa cacciatore. E la sua crudeltà non ha pari.

Uno degli animali più classici della Santa Pasqua, a parte l’agnello – sulla cui simbologia non voglio certo dilungarmi – è senza dubbio il coniglio. Conigli di cioccolato, conigli sui biglietti di auguri, conigli sulle uova di cartone, se esistono ancora. Il coniglietto pasquale (Easter Bunny) è quanto di meglio i bambini possano desiderare. Un animaletto dolce e peluscioso, che a Pasqua o in primavera lascia doni e uova in regalo.

A me, invece, fin da piccola i conigli hanno dato grande inquietudine. Sarà perché quelle sciamannate delle mie nonne mi portarono, inconsapevoli, a vedere al cinema La collina dei conigli, un film di animazione del 1978 tratto da un romanzo di Richard Adams, di cui ancora oggi serbo un ricordo angoscioso. Sarà perché tutti i successivi incontri coi conigli – da I conigli rosa uccidono, albo numero 24 di Dylan Dog, uscito nel 1988, a Donnie Darko, dove il coniglio nero Frank mi ha tolto il sonno per diverse notti – non hanno smentito le primissime impressioni, almeno fino all’avvento dei Coniglietti suicidi di Andy Ridley, che mi hanno ridonato la fiducia in questi simpatici animali.

A ben vedere, però, non sono l’unica ad avere intravisto e a intravedere nei conigli una radice di malvagità. Per la precisione, bisogna andare parecchio indietro nel tempo, fino al Medioevo, quando numerosi manoscritti restituiscono un’immagine dei conigli diversa da quella comune. I conigli sono cattivi. Spesso enormi. Hanno lo sguardo freddo e impassibile e sono capaci di ogni sorta di crudeltà. I monaci amanuensi li hanno rappresentati nell’atto di combattere – spesso i loro nemici giurati sono i cani –, di infliggere torture, di provocare sofferenze e non di rado la morte – bruciando, mozzando teste, impiccando…

Coniglio_Killer_05

Insomma, un’immagine agli antipodi rispetto alla tenerezza, all’innocenza, alla debolezza o alla fertilità, che sono le caratteristiche solitamente associate ai simpatici roditori. Questi conigli sono il male, sono la personificazione di un incubo, e pullulano ai margini dei manoscritti medievali. Improvvisamente, l’indifeso si vendica. Il cacciato si fa cacciatore e, anziché darsela a gambe, passa all’attacco, immobilizzando l’uomo e i suoi cagnacci e prendendosi il piacere della rivalsa. Il coniglio si apposta. È armato di bastoni, mazze ferrate, spade, dardi, lacci, asce, e non esita a utilizzarli. Questo mondo va al contrario. L’indifeso diventa una creatura assetata di sangue.

Ecco, dunque, è forse di qui che discende tutta quella tradizione che ha portato al coniglio rosa di Dylan Dog, al coniglio nero di Donnie Darko e, perché no, anche al nostro buon Pinocchio, nella cui stanza si introducono a un certo punto quattro conigli neri che, uno per lato, reggono una cassa da morto.

Pinocchio_Roberto_Innocenti

Pinocchio, illustrazione di Roberto Innocenti

Buona Pasqua!

di Silvia Ceriani

Fonti: oltre ai miei ricordi, fondamentale è l’album Medieval bunnies and killer rabbits, pubblicato dalla pagina Discarding Images.

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