Noi due

Salone del Lutto (o SdL) è il frutto acerbo di una gaffe.

Torino, maggio 2010. Una missione in Afghanistan si conclude tragicamente con l’uccisione di alcuni militi italiani. Al Salone del Libro lo speaker di turno inizia la sua presentazione ma, con la morte nella testa, sbaglia. «Siamo qui, al Salone del Lutto…». Poi si corregge, ma l’appunto è preso. E l’immagine che si delinea in mente è potente. Interi padiglioni dedicati a un’esposizione commerciale del mondo funebre: bare, urne, carri e corone… E, soprattutto, un contorno culturale di tutto rispetto: dalla fotografia alla musica, dall’illustrazione alla letteratura, dalla moda alla gastronomia (sì, anche quella), dalla filosofia alla religione. Il lutto e la morte sono un mondo di idee pressoché inesauribile, che si presta a molteplici chiavi di lettura e registri narrativi.

Silvia e Serena, le due signore del lutto, iniziano a discuterne fra loro, anche a sognare un po’ a occhi aperti, e pensano che il modo giusto di farlo, per loro, sia di mescolare ironia e compostezza, di essere lievi ma non dissacranti, con l’obiettivo di riportare la morte – o il «grande rimosso», per dirla alla Bauman – nel discorso comune. Pensano, come molti altri stanno facendo, che parlare di morte renda il concetto più familiare, più vicino, contribuisca a investirlo di meno tragicità e freddezza. Perché fare finta di niente è inutile. E anche rimandare il pensiero.

Così, il “Cinque maggio” 2012, sotto lo sguardo propizio di Alessandro Manzoni e del suo Napoleone, Salone del Lutto diventa un marchio registrato. E, subito dopo, una pagina Facebook, un primo piccolo passo per farsi conoscere pubblicamente. Salone del Lutto, dunque. Che rispetto alle altre fiere funebri italiane e straniere – come il Tanexpo di Bologna – non vuole essere un evento per i soli addetti ai lavori, ma uno spazio aperto al pubblico, che potrà guardare, scoprendo opere artistiche o le nuove tendenze in fatto di urne ecologiche, ascoltare la nostra playlist che non include soltanto requiem, comprendere come altre culture affrontino questo momento, partecipare agli e-Laboratori del Lutto (dal trucco al confezionamento di corone funebri), e infine assaggiare.

Per ora Salone del Lutto è “solo” il luogo delle idee: una pagina Facebook, appunto, dove da poco più di un anno stiamo raccogliendo e rubricando ispirazioni, mettendoci dentro tutto quel che ci piacerebbe ospitare nell’evento reale. Abbiamo la rubrica dei testamenti, dove quotidianamente rendiamo omaggio al morto del giorno proponendo una sua citazione sulla vita e la morte (ad esempio, oggi con Boris Vian, la sua poesia “Non vorrei crepare”); parliamo di chic&glam, con vestiti, cappelli, monili e tanto altro, di ispirazione macabra o dark; raccontiamo i cimiteri del mondo, bellissimi, attraverso gli scatti realizzati da noi o da altri; postiamo moltissime illustrazioni, di tema funebre, ma anche anatomico (perché l’anatomia ci piace da impazzire); poi ci sono il reparto gadget o mai più senza, con spazzolini in scatolette a forma di bara, prese-teschio, calze per vene varicose-vanitose, le pubblicità di pompe funebri (bellissime quelle di Taffo, a Roma, o dell’Outlet del funerale), la fotografia, le citazioni letterarie, l’ecologia, per essere green fino all’ultimo… Come detto, la morte e il lutto sono una fonte inesauribile di ispirazione, e fare ricerche su questo tema è come trovarsi di fronte a decine di scatole cinesi, di link e di rimandi. E, quel che ci piace tantissimo, è che il pubblico di SdL è composito – prevalentemente femminile annovera ragazze giovani e vecchie zie –, attivo e contribuisce, inviando molte altre suggestioni che si aggiungono a quelle da noi proposte.

Alla lunga, però, il solo virtuale stanca. Ecco che, allora, SdL sta già organizzando piccoli eventi: la visita al Museo di anatomia di Torino e a The Human Body Exhibition; la festa di compleanno al cimitero di Staglieno, con picnic annesso; la presentazione di “Lezioni di anatomia” con Nicolò Pellizzon; la colazione sul prato dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, per festeggiare San Giovanni decollato; e altre cose più grandi in un prossimo futuro.

La voglia, adesso, è quella di farci conoscere il più possibile. E di portare in giro le nostre idee. Forse il Salone del Lutto, quello vero, un giorno si farà.

Bio

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Silvia, giornalista ed ebraista, si è a lungo occupata di editoria, dirigendo la rivista Slowfood e bazzicando tra le varie pubblicazioni di quella casa editrice come editor. Ora, sempre per Slow Food si occupa di comunicazione internazionale, prevalentemente sul web, anche se i libri rimangono la sua grande passione. A questo proposito, oltre a leggere forsennatamente, collabora con l’Indice dei libri del mese e fa parte del comitato di lettura in un noto premio letterario. È ideatrice e cofondatrice del Salone del Lutto, e scrive, scrive, scrive…

532009_446789622048588_1331289275_n Serena, museologa, si occupa di didattica e di progettazione culturale in ambito di Musei Residenza del Piemonte. Da Umberto Eco riceve il Premio Telecom per il progetto della Piccola Biblioteca del Parco del castello di Racconigi, nel 2010, “Parco più bello d’Italia”. Insegna pittura e cura l’organizzazione di mostre e allestimenti. Tra i suoi progetti più recenti, Le Incredibili Storie, narrazioni che uniscono musica, cibo, teatro e divulgazione e il Salone del Lutto, di cui è ideatrice e co-fondatrice.

11 pensieri su “Noi due

  1. Che idea formidabile questa del ”salone del lutto”. Complimenti e scusate per la gaffe sul teschio di Sant’Anna. Anche se in realtà Nicoletta de Matteis l’ha ribloggato su ”Reliquiosamente”, ho ringraziato lei e non voi per avere raccontato una storia tanto interessante . Resta comunque il fatto che sia il blog di Nicoletta che il vostro sono da seguire . Con simpatia .Isabella

  2. Es un placer haber conocido vuestro interesantísimo blog a través de otro igualmente magnífico, Reliquiosamente blog, de Nicoletta De Mattheis.
    Mille bacioni, mil biquiños.

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