Banchetto funebre per cose futili

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L’ispirazione

«Rinnovando tra l’altro una stramberia registrata nelle cronache del diciottesimo secolo, inscenò un pranzo a lutto per commemorare il più futile degli infortuni.

Nella sala da pranzo addobbata di nero, che dava sul giardino trasformato per l’occasione
– polvere di carbone cospargeva ora i viali; la piccola vasca, chiusa adesso da un orlo di
basalto, ondeggiava di inchiostro; pini e cipressi mascheravano i boschetti – il pranzo era
stato imbandito su una tovaglia nera, guarnita di cestelli di viole e di scabbiose,
rischiarate da candelabri lingueggianti di fiamme verdi e da lucerne in cui ardevano ceri.

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Mentre un’orchestra invisibile faceva udire marce funebri, servivano in tavola negre ignude, coi piedi in babbucce di foggia sacra, calzate di tessuto d’argento cosparso di lagrime. In piatti orlati di nero, era stata servita zuppa di testuggine; con pane di segala russa, olive mature di Turchia, caviale, bottarga di muggine, s’eran poi avvicendate salsicce affumicate di Francoforte, caccia in salsa color tra di liquirizia e di lucido da scarpe; un passato di tartufi; quindi creme ambrate di cioccolato, bodino all’inglese, pesche, noci, sapa, more e ciliegie acquaiole. In bicchieri scuri s’eran bevuti vini della Limagne e del Roussillon; del
Tenedo, del Val di Penias e del Porto; gustato, dopo il caffè e l’acquavite di mallo, del kwas, del porter e dello stout.

La cerimonia commemorava una momentanea caduta di virilità; e le lettere d’invito somigliavano tipograficamente a partecipazioni di morte…».

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Il progetto

Francia, 1884. Joris Karl Huysmans descrive in À rebours la “storia di una nevrosi”, quella dell’esteta Des Esseintes. Nelle primissime pagine l’autore riporta la descrizione di un banchetto funebre, uno degli svaghi con cui il giovane aristocratico intrattiene i propri conoscenti. Il brano, ricchissimo di dettagli che vanno dall’ambientazione all’apparecchiatura, dal menù alla musica fino al servizio a tavola si presta alla perfezione a una riproposizione, adattata per ovvie ragioni ai tempi moderni.

Quindi largo ai sensi, tutti quanti, in una sollecitazione continua, ma ben dosata, di ognuno di essi… Con musiche a tema, piatti raffinati, immagini ispiratrici, pizzi e velluti neri e odore di cera calda.

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Ma soprattutto, il banchetto funebre nella nostra testa è diventato il pretesto per concepire una cena letteraria dove, senza porci limiti né cronologici né geografici, serviamo a tavola Huysmans e Petronio, Bianciardi e Poe, Buzzati e un cabaret di scrittori misti ed efferate mestizie in forma di tweet.

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E questo banchetto è già stato ospitato in un contesto importante, quello del FestivaLetteratura di Mantova, anche grazie al supporto della condotta Slow Food locale. E gli ospiti erano tutti vestiti di nero, e i cibi erano sopraffini, come li volevamo, e le musiche erano splendidamente eseguite dal vivo da Anna Barbero Beerwald e Marco Ferrari, e i brani li ha magnificamente letti Diego Fusari… E le due Signore, con leggiadria, hanno fatto da collante, hanno parlato, hanno intrattenuto gli ospiti.

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Ma ora? Ora il banchetto è pronto a essere portato altrove. In festival, ristoranti, case private, party un po’ eccentrici. Ha una natura mutevole e malleabile, per cui può essere adattato alle situazioni più diverse. Basta scriverci a salonedellutto@gmail.com, e noi ci siamo.

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Interpreti e ingredienti
  1. Due Signore del Lutto che introducono, intrattengono e coordinano
  2. Un attore-lettore dalla dizione impeccabile e di bella presenza
  3. L’orchestra invisibile: pianista, archi, fisarmonica, fonovaligia (tutti insieme o uno alla volta)
  4. Quattro cameriere, preferibilmente bellissime
  5. Uno chef, aiutato da quante persone desidera
  6. Tessuti fini originali dell’Ottocento
  7. Immagini scelte proiettate su un telo o una parete
  8. Cibi meravigliosi
  9. Amplificazione adeguata
  10. Pubblico consenziente e pronto a giocare con noi

Del nostro banchetto ne parlano qui. E lo citano pure in questa trasmissione radio… Peccato, però che lo speaker abbia un po’ dimenticato di dire di chi è l’idea.

 

3 pensieri su “Banchetto funebre per cose futili

  1. Pingback: Teste surrealiste | salone del lutto

  2. Pingback: Banchetto funebre per cose futili. La cena letteraria, sabato al Q.I. - GrandaIn.com

  3. Pingback: Omaggio a Huysmans | salone del lutto

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