Mors et Ars

Una galleria di immagini per raccontare come l’arte ha visto nel tempo la morte: dal martirio agli angeli alati di nero, dagli abbracci melanconici ai teschi beffardi…

René Magritte, “Manet’s Balcony”, 1950

René Magritte, “Manet’s Balcony”, 1950

«Il dolore di vivere prevale sulla gioia a tal punto che la gioia non esiste», oggi ho letto e riflettuto su queste parole, che sono quelle che Kevin Carter, fotografo grandissimo, scrisse su un biglietto, prima di accomiatarsi dal mondo. Poi ho visto "Grief", di Oskar Zwintscher ed ecco uno spazio per la poetica del dolore. Devastante e potentissima. Che con la morte ha molto a che fare. * Oskar Zwintscher, "Dolore", 1898, Städtischen Galerie Dresden

«Il dolore di vivere prevale sulla gioia a tal punto che la gioia non esiste», oggi ho letto e riflettuto su queste parole, che sono quelle che Kevin Carter, fotografo grandissimo, scrisse su un biglietto, prima di accomiatarsi dal mondo. Poi ho visto “Grief”, di Oskar Zwintscher ed ecco uno spazio per la poetica del dolore. Devastante e potentissima. Che con la morte ha molto a che fare. * Oskar Zwintscher, “Dolore”, 1898, Städtischen Galerie Dresden

 Lilias non è viva. Lilias è una fanciulla morta che, dal cielo, anela a ricongiungersi col proprio amato. Che lo aspetta. Che lo desidera. A ritrarla è Dante Grabriel Rossetti, che si ispira a "The Raven" di Sir Edgar Allan Poe per stravolgerne la prospettiva. Non la disperazione di chi è rimasto in terra, ma l'anelito struggente di chi è volato in cielo. * Dante Gabriel Rossetti, "Sancta Lilias", 1874, Tate


Lilias non è viva. Lilias è una fanciulla morta che, dal cielo, anela a ricongiungersi col proprio amato. Che lo aspetta. Che lo desidera. A ritrarla è Dante Grabriel Rossetti, che si ispira a “The Raven” di Sir Edgar Allan Poe per stravolgerne la prospettiva. Non la disperazione di chi è rimasto in terra, ma l’anelito struggente di chi è volato in cielo. * Dante Gabriel Rossetti, “Sancta Lilias”, 1874, Tate

Paul Delvaux, “The Focus Tombs”, 1957

Paul Delvaux, “The Focus Tombs”, 1957

C'era una volta una principessa, che si chiamava Takiyasha, la quale, anziché risolvere le cose dialogando si dava da fare a evocare scheletri e mostri per spaventare le proprie rivali e i propri nemici. Vi consigliamo di eguagliarla, se avete conti in sospeso. * Utagawa Kuniyoshi, "Trittico della strega Takiyasha e dello scheletro", 1844, V&A Museum

C’era una volta una principessa, che si chiamava Takiyasha, la quale, anziché risolvere le cose dialogando si dava da fare a evocare scheletri e mostri per spaventare le proprie rivali e i propri nemici. Vi consigliamo di eguagliarla, se avete conti in sospeso. * Utagawa Kuniyoshi, “Trittico della strega Takiyasha e dello scheletro”, 1844, V&A Museum

Böcklin dipinse cinque versioni dell'isola dei morti dal 1880 al 1886. L'artista completò la prima versione del dipinto nel maggio 1880 per Alexander Günther, ma la tenne per sé stesso. Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, prima versione, 1880, Kunstmuseum Basilea fonte wikipedia

Böcklin dipinse cinque versioni dell’isola dei morti dal 1880 al 1886. L’artista completò la prima versione del dipinto nel maggio 1880 per Alexander Günther, ma la tenne per sé stesso.
Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, prima versione, 1880, Kunstmuseum Basilea
fonte wikipedia

Gustav Klimt, “La vita e la morte”, 1915

Gustav Klimt, “La vita e la morte”, 1915

L'autostrada è lunga. Il mare di fianco. La luce del sole ancora accecante, ma calda. Avrei voglia di una fresca falce di luna, forse. Sono in modalità crepuscolare, come quella richiamata da William Bouguereau nel suo "Evening Mood" (1882), o meglio ancora, nel suo rifacimento contemporaneo, opera di Lauren Kannon. * Lauren Kannon, "Evening Mood", 1882

L’autostrada è lunga. Il mare di fianco. La luce del sole ancora accecante, ma calda. Avrei voglia di una fresca falce di luna, forse. Sono in modalità crepuscolare, come quella richiamata da William Bouguereau nel suo “Evening Mood” (1882), o meglio ancora, nel suo rifacimento contemporaneo, opera di Lauren Kannon. * Lauren Kannon, “Evening Mood”, 1882

 "Hoc volo, sic iubeo. Sit pro ratione voluntas". Chi è Elle? Elle è un'Empusa, un sozzo demone figlio di Ecate, dio dell'aldilà. Le Empuse erano rappresentate con le sembianze di vacche, cagne, belle fanciulle. Leggenda vuole che giacessero con gli uomini risucchiandone completamente le energie e portandoli alla morte. Per la sua Empusa, Mossa sceglie quest'ultima opzione e ne fa un veicolo di morte totale, che non lascia scampo. * Gustav-Adolf Mossa, "Elle", 1905


“Hoc volo, sic iubeo. Sit pro ratione voluntas”. Chi è Elle? Elle è un’Empusa, un sozzo demone figlio di Ecate, dio dell’aldilà. Le Empuse erano rappresentate con le sembianze di vacche, cagne, belle fanciulle. Leggenda vuole che giacessero con gli uomini risucchiandone completamente le energie e portandoli alla morte. Per la sua Empusa, Mossa sceglie quest’ultima opzione e ne fa un veicolo di morte totale, che non lascia scampo. * Gustav-Adolf Mossa, “Elle”, 1905

Nel mese di aprile del 1880, a Firenze, Böcklin venne visitato da Marie Berna. La donna fu talmente colpita dalla prima versione del quadro che chiese a Böcklin di realizzarne una copia per lei. Su richiesta di Berna, Böcklin aggiunse nella seconda versione la figura bianca e la bara, un'allusione alla recente scomparsa del marito. Successivamente, l'artista aggiunse questi due elementi anche alla cosiddetta prima versione, chiamando entrambe le opere Die Gräberinsel ("L'isola dei sepolcri"). Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, seconda versione, 1880, Metropolitan Museum, New York fonte wikipedia

Nel mese di aprile del 1880, a Firenze, Böcklin venne visitato da Marie Berna. La donna fu talmente colpita dalla prima versione del quadro che chiese a Böcklin di realizzarne una copia per lei. Su richiesta di Berna, Böcklin aggiunse nella seconda versione la figura bianca e la bara, un’allusione alla recente scomparsa del marito. Successivamente, l’artista aggiunse questi due elementi anche alla cosiddetta prima versione, chiamando entrambe le opere Die Gräberinsel (“L’isola dei sepolcri”).
Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, seconda versione, 1880, Metropolitan Museum, New York
fonte wikipedia

E. Blair Leighton, “To the Unknown Land”

E. Blair Leighton, “To the Unknown Land”

 Prendi un pittore specializzato in scene di vita rurale. Fa’ che legga una poesia ("Il canto dell'odio", di Olindo Guerrini) che recita così: “Io con quest’ugne scaverò la terra | per te fatta letame | e il turpe legno schiuderò che serra | la tua carogna infame”, ed ecco che gli si para dinnanzi la scena di un amore deluso e una vendetta spietata. Ecco che l’Arcadia diventa un inferno, fuori e dentro, e il buio pervade ogni cosa. Ecco che tutto diventa tetro, disperato, irreparabile. * Pietro Pajetta, “L’odio”, 1896-98.


Prendi un pittore specializzato in scene di vita rurale. Fa’ che legga una poesia (“Il canto dell’odio”, di Olindo Guerrini) che recita così: “Io con quest’ugne scaverò la terra | per te fatta letame | e il turpe legno schiuderò che serra | la tua carogna infame”, ed ecco che gli si para dinnanzi la scena di un amore deluso e una vendetta spietata. Ecco che l’Arcadia diventa un inferno, fuori e dentro, e il buio pervade ogni cosa. Ecco che tutto diventa tetro, disperato, irreparabile. * Pietro Pajetta, “L’odio”, 1896-98.

La terza versione di "L'isola dei morti" fu dipinta nel 1883 per Fritz Gurlitt. A partire da questa versione, una delle camere sepolcrali nella roccia sulla destra porta le lettere "AB", le iniziali di Arnold Böcklin. Nel 1933 questa versione venne acquistata da un noto ammiratore di Böcklin, Adolf Hitler. Hitler collocò il quadro prima al Berghof, sull'Obersalzberg, e, nel 1940, nella cancelleria del Reich a Berlino. Esiste una celebre fotografia che ritrae Hitler nel suo studio insieme al ministro degli esteri sovietico Molotov e al ministro degli esteri tedesco Ribbentrop, scattata subito dopo la firma del patto di non aggressione russo-tedesco del 1939, nella quale si vede il quadro appeso al muro alle spalle del dittatore[8]. Nel maggio 1945 l'opera venne sequestrata dall'Armata Rossa come "bottino di guerra" e spedita in Russia. Successivamente tornò a Berlino e oggi è esposta presso l'Alte Nationalgalerie della capitale tedesca. Arnold Böcklin, "Die Toteninsel" (“L’isola dei morti”), terza versione, 1883, Alte National Gallerie, Berlino fonte wikipedia

La terza versione di “L’isola dei morti” fu dipinta nel 1883 per Fritz Gurlitt. A partire da questa versione, una delle camere sepolcrali nella roccia sulla destra porta le lettere “AB”, le iniziali di Arnold Böcklin. Nel 1933 questa versione venne acquistata da un noto ammiratore di Böcklin, Adolf Hitler. Hitler collocò il quadro prima al Berghof, sull’Obersalzberg, e, nel 1940, nella cancelleria del Reich a Berlino. Esiste una celebre fotografia che ritrae Hitler nel suo studio insieme al ministro degli esteri sovietico Molotov e al ministro degli esteri tedesco Ribbentrop, scattata subito dopo la firma del patto di non aggressione russo-tedesco del 1939, nella quale si vede il quadro appeso al muro alle spalle del dittatore[8]. Nel maggio 1945 l’opera venne sequestrata dall’Armata Rossa come “bottino di guerra” e spedita in Russia. Successivamente tornò a Berlino e oggi è esposta presso l’Alte Nationalgalerie della capitale tedesca.
Arnold Böcklin, “Die Toteninsel” (“L’isola dei morti”), terza versione, 1883, Alte National Gallerie, Berlino
fonte wikipedia

 La morte abbraccia una giovane donna dalle gambe tornite e le braccia esilissime sullo sfondo surreale di un paesaggio composto di rocce e volti umani. È un abbraccio sensuale, un po' malinconico, forse, come quello di una coppia un po' disperata, che sente su di sé il peso della caducità. Egon Schiele, "Der Tod und die Frau", 1915, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna


La morte abbraccia una giovane donna dalle gambe tornite e le braccia esilissime sullo sfondo surreale di un paesaggio composto di rocce e volti umani. È un abbraccio sensuale, un po’ malinconico, forse, come quello di una coppia un po’ disperata, che sente su di sé il peso della caducità.
Egon Schiele, “Der Tod und die Frau”, 1915, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

 Il distacco genera freddo, ma l'amore incondizionato tra due esseri viventi persiste nella memoria e profuma di spighe arse al sole. * Edwin Henry Landseer, "The Old Shepherds Chief Mourner", 1837

Il distacco genera freddo, ma l’amore incondizionato tra due esseri viventi persiste nella memoria e profuma di spighe arse al sole. * Edwin Henry Landseer, “The Old Shepherds Chief Mourner”, 1837

Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, quinta versione, 1886, Museum der bildenden Künste di Lipsia

Arnold Böcklin, “L’isola dei morti”, quinta versione, 1886, Museum der bildenden Künste di Lipsia

Una volta partecipare a una lezione di anatomia doveva essere un vero spasso. Ci portavano anche i bambini a giocare coi loro pupazzetti...  * Jan Van Neck, “The Anatomy Lesson of Professor Frederik Ruysch”, ca 1683, Amsterdams Historisch Museum

Una volta partecipare a una lezione di anatomia doveva essere un vero spasso. Ci portavano anche i bambini a giocare coi loro pupazzetti… * Jan Van Neck, “The Anatomy Lesson of Professor Frederik Ruysch”, ca 1683, Amsterdams Historisch Museum

Le sue quattro versioni superstiti le abbiamo pubblicate tutte. Ma L'isola dei morti ha affascinato molti altri, oltre al signor Böcklin, a partire dal grande Giger. Qui una versione non troppo mortifera, visto che le uova sono nascita, o quantomeno mettono appetito, opera di Ettore Aldo del Vigo, classe 1952. Il titolo l'ho a lungo cercato, ma senza successo.

Le sue quattro versioni superstiti le abbiamo pubblicate tutte. Ma L’isola dei morti ha affascinato molti altri, oltre al signor Böcklin, a partire dal grande Giger. Qui una versione non troppo mortifera, visto che le uova sono nascita, o quantomeno mettono appetito, opera di Ettore Aldo del Vigo, classe 1952. Il titolo l’ho a lungo cercato, ma senza successo.

William Blake fece 80 illustrazioni per la Bibbia commissionategli da Thomas Butts. Qui c'è il corpo di Cristo, non nel senso dell'ostia, ma del suo cadavere deposto in un sepolcro e sorvegliato da due angeli che sono quasi una costruzione architettonica. I colori, le luci, danno un senso di silenzio e di mistero. * William Blake, "Christ in the sepulchre, guarded by angels", acquerello, 1805 ca., V&A Collections, P.6-1972

William Blake fece 80 illustrazioni per la Bibbia commissionategli da Thomas Butts. Qui c’è il corpo di Cristo, non nel senso dell’ostia, ma del suo cadavere deposto in un sepolcro e sorvegliato da due angeli che sono quasi una costruzione architettonica. I colori, le luci, danno un senso di silenzio e di mistero. * William Blake, “Christ in the sepulchre, guarded by angels”, acquerello, 1805 ca., V&A Collections, P.6-1972

Caravaggio, “La morte della Vergine”, 1604

Caravaggio, “La morte della Vergine”, 1604

 Tutto parte da un numero civico: 1918. Un anno che corrisponde alla guerra mondiale e a un altro evento storico ancor più mortale, l'influenza spagnola, chiamata così perché inizialmente a parlarne furono solo i giornali di una nazione non coinvolta nella guerra (alimentando la falsa convinzione che l'epidemia stessa fosse diffusa solo in Spagna, appunto). Invece no. La spagnola non guardò in faccia nessuno e uccise da sola circa 50 milioni di persone. Rob Harrison la rappresenta così: altera e sdegnosa. Che se ne impipa delle povere famigliole e che come una "tata" dark porta a passeggio i bambini. A passeggio... Verso infiniti prati. * Rob Harrison, "Danse Macabre"


Tutto parte da un numero civico: 1918. Un anno che corrisponde alla guerra mondiale e a un altro evento storico ancor più mortale, l’influenza spagnola, chiamata così perché inizialmente a parlarne furono solo i giornali di una nazione non coinvolta nella guerra (alimentando la falsa convinzione che l’epidemia stessa fosse diffusa solo in Spagna, appunto). Invece no. La spagnola non guardò in faccia nessuno e uccise da sola circa 50 milioni di persone. Rob Harrison la rappresenta così: altera e sdegnosa. Che se ne impipa delle povere famigliole e che come una “tata” dark porta a passeggio i bambini. A passeggio… Verso infiniti prati. * Rob Harrison, “Danse Macabre”

Hugo Simberg, "Garden of Death"

Hugo Simberg, “Garden of Death”

«La solitudine si poserà sui nostri tetti con le sue ali da chioccia». (Bram Stoker, Dracula) "Da chioccia" è traduzione mia dall'inglese brooding. Può voler pure dire tetre, pensierose, meditabonde. Ma è di una chioccia avvolgente che sento il bisogno. * Edvard Munch, "Vampire", 1900, Munchmuseet Oslo

«La solitudine si poserà sui nostri tetti con le sue ali da chioccia». (Bram Stoker, Dracula) “Da chioccia” è traduzione mia dall’inglese brooding. Può voler pure dire tetre, pensierose, meditabonde. Ma è di una chioccia avvolgente che sento il bisogno. * Edvard Munch, “Vampire”, 1900, Munchmuseet Oslo

Oggi la morte la vediamo con gli occhi di Paul Gauguin, che le dà una sembianza calda e sensuale. La donna raffigurata è Teha'amana, la giovane amante del pittore. Gauguin avrebbe preso ispirazione per il quadro quando, tornando da Papeete in una sera di tempesta, trovò Teha'amana al buio nella capanna, sdraiata sul letto e terrorizzata dall'oscurità. Alla memoria visiva, il pittore aggiunge a sinistra nel quadro, incappucciato e con l'aria minacciosa, un Tupapau, lo spettro polinesiano dei morti. Il titolo dell'opera, in genere tradotto con "Lo spirito dei morti veglia" è in realtà molto ambiguo, perché non sa chi sia il soggetto della frase e della veglia: può significare sia "Lei pensa allo spettro", o "Lo spettro pensa a (oppure veglia su di) lei". * Paul Gauguin, "Manao Tupapau", 1892, Albright-Knox Art Gallery

Oggi la morte la vediamo con gli occhi di Paul Gauguin, che le dà una sembianza calda e sensuale. La donna raffigurata è Teha’amana, la giovane amante del pittore. Gauguin avrebbe preso ispirazione per il quadro quando, tornando da Papeete in una sera di tempesta, trovò Teha’amana al buio nella capanna, sdraiata sul letto e terrorizzata dall’oscurità. Alla memoria visiva, il pittore aggiunge a sinistra nel quadro, incappucciato e con l’aria minacciosa, un Tupapau, lo spettro polinesiano dei morti. Il titolo dell’opera, in genere tradotto con “Lo spirito dei morti veglia” è in realtà molto ambiguo, perché non sa chi sia il soggetto della frase e della veglia: può significare sia “Lei pensa allo spettro”, o “Lo spettro pensa a (oppure veglia su di) lei”. * Paul Gauguin, “Manao Tupapau”, 1892, Albright-Knox Art Gallery

Paul Hippolyte Delaroche ritrae in "The Artist's Wife: Louise Vernet on Her Deathbed" (1845-46), Musée des Beaux-Arts de Nantes

Paul Hippolyte Delaroche ritrae in “The Artist’s Wife: Louise Vernet on Her Deathbed” (1845-46), Musée des Beaux-Arts de Nantes

Per tutto c'è una dolce consolazione. Gusto? Pacatamente amaro. * Aldo Mondino, "I famosi cioccolatini da morto", 1969, GAM, Torino

Per tutto c’è una dolce consolazione. Gusto? Pacatamente amaro. * Aldo Mondino, “I famosi cioccolatini da morto”, 1969, GAM, Torino

 Luther Burbank era un botanico e orticoltore al quale si deve la creazione di 800 varietà di piante, tra cui la mora bianca e un particolare crisantemo. Frida Kahlo ne dipinse un ritratto che parla di morte, ma anche e soprattutto di rigenerazione. E mi piace pensare che le cose stiano davvero così... Frida Kahlo, "Ritratto di Luther Burbank", 1931. Collezione Dolores Olmedo, Città del Messico


Luther Burbank era un botanico e orticoltore al quale si deve la creazione di 800 varietà di piante, tra cui la mora bianca e un particolare crisantemo. Frida Kahlo ne dipinse un ritratto che parla di morte, ma anche e soprattutto di rigenerazione. E mi piace pensare che le cose stiano davvero così…
Frida Kahlo, “Ritratto di Luther Burbank”, 1931. Collezione Dolores Olmedo, Città del Messico

Matthias Grünewald, “Dead Lovers”, 1470 ca.

Matthias Grünewald, “Dead Lovers”, 1470 ca.

Artista in una famiglia di professionisti – avvocati, dottori e chi più ne ha più ne metta – Hans Baldung fu allievo del grande Albrecht Dürer. Una delle sue “dolci” ossessioni è la decadenza fisica, lo scorrere del tempo. Tre donne, qui, dalla frugoletta alla giovane compiaciuta della sua bellezza alla vecchia, che è l’unico personaggio che non “sorride”. Già, perché il quarto, di personaggio, pare invece divertirsi. Proprio a crepapelle. * Hans Baldung, “Three Ages of Woman and Death”, 1510, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Evan B. Harris, “Escape Into Life”

Evan B. Harris, “Escape Into Life”

Oh morte, dov'è la vittoria? Così interroga San Paolo nella I Lettera ai corinzi. E Toorop si lascia ispirare da questa domanda, ritraendo due figure femminili, scheletriche e sensuali che cercano di liberare un uomo intrappolato in un arbusto spinoso: la vita, appunto. Che la vittoria consista proprio nel liberarsi di lei? * Jan Toorop, "Oh Grave, Where Is Victory?", 1892

Oh morte, dov’è la vittoria? Così interroga San Paolo nella I Lettera ai corinzi. E Toorop si lascia ispirare da questa domanda, ritraendo due figure femminili, scheletriche e sensuali che cercano di liberare un uomo intrappolato in un arbusto spinoso: la vita, appunto. Che la vittoria consista proprio nel liberarsi di lei? * Jan Toorop, “Oh Grave, Where Is Victory?”, 1892

Louis-Edouard Fournier, “Il funerale di Shelley”, 1889

Louis-Edouard Fournier, “Il funerale di Shelley”, 1889

Sembra che arrivi da un altro tempo, antico, e invece è del 2012. L’amore e la morte, spesso, non sempre, intrecciano un rapporto morbido, sensuale, elegante. Un perdersi e un desiderarsi. Meglio se su un drappo viola. Meglio se sotto un glicine. * Roberto Ferri, “Amor et Mortem”, 2012

Odillon Redon, Death: "My Irony Surpasses all Others!" (The Temptation of Saint Anthony, series 2, plate 3, 1889, Staedel Museum, Frankfurt am Maim)

Odillon Redon, Death: “My Irony Surpasses all Others!” (The Temptation of Saint Anthony, series 2, plate 3, 1889, Staedel Museum, Frankfurt am Maim)

Chissà se quando John Everett Millais dipinse la valle del riposo, The Vale of Rest, aveva in mente due signore in particolare… Una che scava la fossa, l’altra seduta sulla pietra tombale. Suggerimenti? * Sir John Everett Millais, “The Vale of Rest”, 1858-9, Tate Gallery

Sir Stanley Spencer, "The Resurrection, Cookham", 1924-27, Tate Gallery, Londra

Sir Stanley Spencer, “The Resurrection, Cookham”, 1924-27, Tate Gallery, Londra

Una donna, una moglie. Che ha già impressi sul volto e nell'abito i segni del dolore, forse del lutto futuro. O forse solo di un periodo storico difficilissimo fatto anche di guerra e incertezze. Il suo volto è allucinato, magnetico, intenso. * Lorenzo Viani (1882-1936), "Moglie di marinaro", olio su cartone, coll. privata

Una donna, una moglie. Che ha già impressi sul volto e nell’abito i segni del dolore, forse del lutto futuro. O forse solo di un periodo storico difficilissimo fatto anche di guerra e incertezze. Il suo volto è allucinato, magnetico, intenso. * Lorenzo Viani (1882-1936), “Moglie di marinaro”, olio su cartone, coll. privata

Edvard Munch, “Dead Mother and Child”, 1897-99

Edvard Munch, “Dead Mother and Child”, 1897-99

«prima che si rompa il cordone d'argento e la lucerna d'oro s'infranga e si rompa l'anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo e ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato. Vanità delle vanità, dice Qoèlet, e tutto è vanità». Così, ogni tanto fa bene ricordarlo, quale che sia la destinazione successiva. * William Dyce, "Omnia Vanitas", 1848, Aberdeen Art Gallery & Museums

«prima che si rompa il cordone d’argento
e la lucerna d’oro s’infranga
e si rompa l’anfora alla fonte
e la carrucola cada nel pozzo
e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e lo spirito torni a Dio che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
e tutto è vanità».
Così, ogni tanto fa bene ricordarlo, quale che sia la destinazione successiva. * William Dyce, “Omnia Vanitas”, 1848, Aberdeen Art Gallery & Museums

Carlos Schwabe, “The Death of the Gravedigger”, 1895

Carlos Schwabe, “The Death of the Gravedigger”, 1895

Non so se c'entra con la morte, ma questo volto di donna specchiato emana un incanto luttuoso, come "Grief", forse il dipinto più noto di Oskar Zwintscher. Cosa pensa la donna? Cosa il suo riflesso specchiato? Di certo non sono pensieri lievi, quelli che si colgono nei suoi occhi liquidi. * Oskar Zwintscher, "Die Frau des Künstlers", 1901

Non so se c’entra con la morte, ma questo volto di donna specchiato emana un incanto luttuoso, come “Grief”, forse il dipinto più noto di Oskar Zwintscher. Cosa pensa la donna? Cosa il suo riflesso specchiato? Di certo non sono pensieri lievi, quelli che si colgono nei suoi occhi liquidi. * Oskar Zwintscher, “Die Frau des Künstlers”, 1901

 “Giuda Iscariota”, La Brigue, Notre Dame Des Fontaines


“Giuda Iscariota”, La Brigue, Notre Dame Des Fontaines

«Chi non deve reprimere un fuggevole brivido, una segreta timidezza e angoscia, quando sale per la prima volta o non più abituato su una gondola veneziana? La singolare imbarcazione, tramandata tale e quale dai tempi delle epopee e così tipicamente nera, come, tra tutti gli oggetti di questo mondo, sono soltanto le bare, fa pensare a silenziose e delittuose avventure nello sciacquio notturno dei canali, e ancor più alla morte stessa, a feretri, a tenebrose esequie, all’ultimo muto viaggio. Ed è già stato osservato che il sedile di una simile imbarcazione, quel divano laccato di un nero funereo e rivestito di gramaglie, è il più morbido, il più voluttuoso, il più sfibrante sedile del mondo?». (T. Mann, “Morte a Venezia”) * Ci sono posti che parlano di morte un po’ a prescindere. E per me Venezia è uno di quelli. Tanto più in questa visione di Monet, che ritrae un luogo sfortunato, maledetto e bellissimo. Ca’ Dario (http://bit.ly/1pnOlUO). * Claude Monet, “Ca’ Dario”, 1908

Andrea Mantegna, “Il Cristo morto”, 1475-78

Andrea Mantegna, “Il Cristo morto”, 1475-78

Arcobaleni, nubi, torri e cipressi, ma soprattutto un cavaliere. Nell’Apocalisse sono quattro, e cavalcano uno un cavallo bianco, uno un cavallo rosso fuoco, uno un cavallo nero e uno un cavallo verdastro. «Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro il potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste, e con le fiere della terra». Non ci manca niente. Seguiamo il cavaliere di Dalì. * Salvador Dalì, “The Horseman of Death”, 1935, Galleria Andre-Francois Petit, Paris

Édouard Manet, “The Dead Toreador”, 1868, Washington National Gallery of Art, Josef Widener Collection

Édouard Manet, “The Dead Toreador”, 1868, Washington National Gallery of Art, Josef Widener Collection

Siccome la morte, con quel che ne consegue, è elemento fondante del credo cristiano, di tanto in tanto un dipinto “sacro” lo postiamo anche qui. La mano è quella di William Blake, grande ammiratore della Bibbia, che a fosche tinte ritrae l’ultima notte di Cristo a Getsemani. * William Blake, “The Agony in the Garden”, circa 1799-1800, Tate

Edvard Munch, “Death Bed”, 1895

Edvard Munch, “Death Bed”, 1895

 Se la morte è la peste, sa scegliere bene i colori. Nera, come in questo dipinto o nelle pagine di Boccaccio che lo precedono. Oppure Rossa. Come vuole che sia Sir Edgar Allan Poe. E se la morte è la peste, non recide più con eleganza, ma falcia come una pazza, divertendosi molto. Se la morte è la peste, nessuno ha scampo neanche nell'isolamento, perché lei si infila. È subdola. E poi falcia. * Maestro del Trionfo della Morte, "Trionfo della Morte", affresco staccato, Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo


Se la morte è la peste, sa scegliere bene i colori. Nera, come in questo dipinto o nelle pagine di Boccaccio che lo precedono. Oppure Rossa. Come vuole che sia Sir Edgar Allan Poe. E se la morte è la peste, non recide più con eleganza, ma falcia come una pazza, divertendosi molto. Se la morte è la peste, nessuno ha scampo neanche nell’isolamento, perché lei si infila. È subdola. E poi falcia. * Maestro del Trionfo della Morte, “Trionfo della Morte”, affresco staccato, Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo

Gustave Moreau, “Ragazza tracia con la testa di Orfeo”, 1865

Gustave Moreau, “Ragazza tracia con la testa di Orfeo”, 1865

 Georges Rouault realizzò due tomi da 50 tavole ognuno (Miserere e Guerra), pubblicati nel 1948 col titolo di "Miserere". Il "morto che parla" (cioè la tavola 47) del tomo I si intitola "De profundis", dalle prime parole del Salmo 130 intonato per i defunti. * Georges Rouault, "Miserere", n° 47, "De profundis", 1927


Georges Rouault realizzò due tomi da 50 tavole ognuno (Miserere e Guerra), pubblicati nel 1948 col titolo di “Miserere”. Il “morto che parla” (cioè la tavola 47) del tomo I si intitola “De profundis”, dalle prime parole del Salmo 130 intonato per i defunti. * Georges Rouault, “Miserere”, n° 47, “De profundis”, 1927

Salvator Rosa, “Human Frailty”, 1656 ca.

Salvator Rosa, “Human Frailty”, 1656 ca.

Frank Bramley riprende il titolo di questo quadro da un passaggio di John Ruskin, secondo cui "Cristo è il timoniere di ogni nave". A volte però le navi il timone lo perdono, e sono travolte dalla tempesta. A volte i marinai non tornano, e le giovani spose hanno ben poca consolazione... Quella della suocera, quella di una Bibbia aperta, quella di un tavolo apparecchiato come fosse un altare. * John Ruskin, "A Hopeless Dawn", 1888, olio su tela, Tate Gallery

Frank Bramley riprende il titolo di questo quadro da un passaggio di John Ruskin, secondo cui “Cristo è il timoniere di ogni nave”. A volte però le navi il timone lo perdono, e sono travolte dalla tempesta. A volte i marinai non tornano, e le giovani spose hanno ben poca consolazione… Quella della suocera, quella di una Bibbia aperta, quella di un tavolo apparecchiato come fosse un altare. * John Ruskin, “A Hopeless Dawn”, 1888, olio su tela, Tate Gallery

 Ieri ho giusto visto il fiero ritratto di un torero guerciato dal toro alla mostra World Press Photo al castello di Bard. Oggi il torero lo facciamo morire e assurgere in cielo, come lo rappresenta Botero. * Fernando Botero, "La morte di Luis Chalet", 1984


Ieri ho giusto visto il fiero ritratto di un torero guerciato dal toro alla mostra World Press Photo al castello di Bard. Oggi il torero lo facciamo morire e assurgere in cielo, come lo rappresenta Botero. * Fernando Botero, “La morte di Luis Chalet”, 1984

John Everett Millais, “Ophelia”, 1851-52

John Everett Millais, “Ophelia”, 1851-52

William Blake e "The Night of Enitharmon's Joy", anche chiamata "Ecate" o "Le tre parche". * 1795, Tate Britain, Londra

William Blake e “The Night of Enitharmon’s Joy”, anche chiamata “Ecate” o “Le tre parche”. * 1795, Tate Britain, Londra

Edvard Munch, “Death in Sickroom”, 1893

Edvard Munch, “Death in Sickroom”, 1893

 Theodor Severin Kittelsen (1857-1914): rappresentazioni della natura, delle leggende nordiche e ispiratore iconografico di alcuni gruppi di musica metal. In "Svartedauen" mise in scena la Nera Signora e il suo percorso nelle terre di Norvegia. * Theodor Severin Kittelsen, "Svartedauen", 1900

Theodor Severin Kittelsen (1857-1914): rappresentazioni della natura, delle leggende nordiche e ispiratore iconografico di alcuni gruppi di musica metal. In “Svartedauen” mise in scena la Nera Signora e il suo percorso nelle terre di Norvegia. * Theodor Severin Kittelsen, “Svartedauen”, 1900

Nella nostra simpatica galleria non possiamo neppure tralasciare il tema del martirio. Santo Stefano, ad esempio, è raffigurato così da Carlo Crivelli, con pietre grosse come uova di struzzo morbidamente appoggiate sulla testa e le spalle. La lapidazione non è mai stata così delicata... Carlo Crivelli, Santo Stefano nel "Polittico" del 1476, National Gallery – Londra e Metropolitan Museum – The Metropolitan Museum of Art, New New York

Nella nostra simpatica galleria non possiamo neppure tralasciare il tema del martirio. Santo Stefano, ad esempio, è raffigurato così da Carlo Crivelli, con pietre grosse come uova di struzzo morbidamente appoggiate sulla testa e le spalle. La lapidazione non è mai stata così delicata…
Carlo Crivelli, Santo Stefano nel “Polittico” del 1476, National Gallery – Londra e Metropolitan Museum – The Metropolitan Museum of Art, New New York


Tomàs Mondragòn prova a dire la sua: vanitas, null’altro. Recide il filo
e buona notte. * Tomàs Mondragòn, “Alegorìa de la Muerte”, 1856

Odilon Redon, Death: "It Is I Who Make You Serious. Let Us Embrace Each Other" ("The Temptation of Saint Anthony" series 3, plate 20, 1896, Stadel Museum, Frankfurt am Maim)

Odilon Redon, Death: “It Is I Who Make You Serious. Let Us Embrace Each Other” (“The Temptation of Saint Anthony” series 3, plate 20, 1896, Stadel Museum, Frankfurt am Maim)

«Perché, mi son sovente domandato, scegli sì spesso a oggetto di pittura la morte, la caducità, la tomba? È perché, per vivere in eterno, bisogna spesso abbandonarsi alla morte». Come non definirlo un giovialone, il buon C.D.F, con un’affermazione e un quadro come questo? * Caspar David Friedrich, “Abbazia nel querceto”, 1810, Alte Nationalgalerie, Berlino

«Perché, mi son sovente domandato, scegli sì spesso a oggetto di pittura la morte, la caducità, la tomba? È perché, per vivere in eterno, bisogna spesso abbandonarsi alla morte». Come non definirlo un giovialone, il buon C.D.F, con un’affermazione e un quadro come questo? * Caspar David Friedrich, “Abbazia nel querceto”, 1810, Alte Nationalgalerie, Berlino

Marianne Stokes, “La morte e la fanciulla”, 1900

Marianne Stokes, “La morte e la fanciulla”, 1900

Il tema dell'ossario è importante. Anche quello del tour. Manuel Manilla, artista messicano vissuto tra il 1830 e il 1895 li unisce in una divertente interpretazione di uno dei monumenti più noti al mondo, la tour Eiffel. * Manuel Manilla (attribuito a), "Eiffel Tower of calaveras", xix sec.

Il tema dell’ossario è importante. Anche quello del tour. Manuel Manilla, artista messicano vissuto tra il 1830 e il 1895 li unisce in una divertente interpretazione di uno dei monumenti più noti al mondo, la tour Eiffel. * Manuel Manilla (attribuito a), “Eiffel Tower of calaveras”, xix sec.

"La morte e le bolle di sapone", stucco, XVIII secolo, Cappella del Santo Sepolcro, Michelsberg Cloister, Bamberg

“La morte e le bolle di sapone”, stucco, XVIII secolo, Cappella del Santo Sepolcro, Michelsberg Cloister, Bamberg

Due signore e uno scheletro… Non so, a me questo lavoro visto alla mostra su Edvard Munch, a Genova, mi ha fatto venire in mente Silvia e Serena, ossia noi due signore, che giocherelliamo intorno a un oggetto di "rara" bellezza. * Edvard Munch, "The Women and the Skeleton", 1896. Ora a Genova, Palazzo Ducale.

Due signore e uno scheletro… Non so, a me questo lavoro visto alla mostra su Edvard Munch, a Genova, mi ha fatto venire in mente Silvia e Serena, ossia noi due signore, che giocherelliamo intorno a un oggetto di “rara” bellezza. * Edvard Munch, “The Women and the Skeleton”, 1896. Ora a Genova, Palazzo Ducale.

Gustav-Adolf Mossa, "Valse Macabre", 1906

Gustav-Adolf Mossa, “Valse Macabre”, 1906

Essere perseguitati, fuggire, nascondersi, essere traditi. Morire. La vita, breve, di Felix Nussbaum racconta tutto questo. E nei suoi lavori non c'è il benché minimo spiraglio di luce. Il morto, in questo quadro, è colui che sta meglio. *Felix Nussbaum, "I dannati", 1943

Essere perseguitati, fuggire, nascondersi, essere traditi. Morire. La vita, breve, di Felix Nussbaum racconta tutto questo. E nei suoi lavori non c’è il benché minimo spiraglio di luce. Il morto, in questo quadro, è colui che sta meglio. *Felix Nussbaum, “I dannati”, 1943

Edvard Munch, “La danza della vita”, 1900

Edvard Munch, “La danza della vita”, 1900

Vai in un museo per vedere altro e improvvisamente questo quadro ti cattura. Una lunga processione, di cui qui non si colgono bene gli sguardi, fissi e quasi allucinati, in primo piano. Lei è leggiadra e paurosa. E ha un lunghissimo seguito. * Gustav Spangenberg, “Der Zug des Todes” (La processione della morte), 1868, Berlino – Alte Nationalgallerie

Hans Memling, Trittico della terrena vanità e della divina salvazione, 1485 ca, Musée des Beaux-Arts, Strasburgo

Hans Memling, Trittico della terrena vanità e della divina salvazione, 1485 ca, Musée des Beaux-Arts, Strasburgo


In questi giorni lui è un’ossessione, e quindi tanto vale condividerla. Saturno Buttò, e le donne. Sacre e maligne, desiderabilissime, avvolte spesso in colori cupi eppure lucenti. * Saturno Buttò, “Skulls”, 2006

Ferdinand Hodler, “La notte”, 1890, Kunstmuseum, Berna

Ferdinand Hodler, “La notte”, 1890, Kunstmuseum, Berna

L’apparenza inganna. E Lilith, che sembra impersonificare null’altro che la bellezza, nell’antichità è in realtà un demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. Sul finire dell’Ottocento, poi, si trasforma in un’immagine di libertà, il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile. * John Collier, “Lilith”, 1892

John Collier, "Death of Albine", 1895 ca.

John Collier, “Death of Albine”, 1895 ca.

«Pittore estrosissimo che alle classiche eleganze di ariosi affreschi tra i più leggiadri del secolo, aggiunse le immortali fantasie macabre nelle quali con virtuoso umorismo colorì le fugaci illusioni e vanità del tempo». * Paolo Vincenzo Bonomini, dal ciclo "Scene di scheletri viventi", "Gli sposi borghesi"

«Pittore estrosissimo che alle classiche eleganze di ariosi affreschi tra i più leggiadri del secolo, aggiunse le immortali fantasie macabre nelle quali con virtuoso umorismo colorì le fugaci illusioni e vanità del tempo». * Paolo Vincenzo Bonomini, dal ciclo “Scene di scheletri viventi”, “Gli sposi borghesi”

 Takashi Murakami, “There Are Little People Inside Me”, 2010


Takashi Murakami, “There Are Little People Inside Me”, 2010

Il tema della vanitas reso così, contrapponendo i biondi boccoli, la freschezza e le resistenze antigravitazionali di una giovane donna e la resa, anche cromatica, della vecchia alle sue spalle. * Otto Dix, “Vanitas”, 1932

 Pieter Bruegel The Elder, “Il trionfo della morte”, 1562 ca.


Pieter Bruegel The Elder, “Il trionfo della morte”, 1562 ca.

Dorothy Hale si libra nel cielo che di anni ne ha 33. È alle feste abituata, perché si nutre di tutti i lussi che il jet set newyorkese può offrirle. Uomini facoltosi, uno via l’altro, parti da attrice protagonista ben poche, perché non ha molto talento. Di soldi, pochi. Di insicurezze, moltissime. Nell’ottobre del ’38 organizza un ultimo party per salutare gli amici, va a teatro e poi torna a casa, al 27esimo piano dell’Hampshire Building, Central Park South. Scrive, riflette e poi spicca il volo. Lei è molto bella, davvero. Fasciata in un abito nero, attraversa una coltre di nubi e, morbidamente, s’adagia, con i capelli ancora composti in un’acconciatura impeccabile. O, perlomeno, è così che viene ritratta. (https://salonedellutto.com/2013/11/28/piovono-donne-3/) * Frida Kahlo, “El suicidio de Dorothy Hale”, 1939, Phoenix Art Museum >> http://www.dorothyhale.com/

Julien Adolphe Duvocelle, "Skull with Protrunding Eyes", 1904 ca, Musée d'Orsay, Paris

Julien Adolphe Duvocelle, “Skull with Protrunding Eyes”, 1904 ca, Musée d’Orsay, Paris

1944. Bruxelles è sotto assedio. La guerra è anche lì, e il pittore vuole che il senso di oppressione e di angoscia emerga in qualche modo dalla tela. La luce cupa, le donne imploranti, lo scheletro servono anche a questo. E poi c’è Venere che, accada quel che accada, resta lì… Addormentata, sensuale, forse insensibile a tutto quel che le accade intorno. * Paul Delvaux, “Sleeping Venus”, 1944, Tate Gallery

Jules Cyrille Cave, “Martire nelle Catacombe”, 1886

Jules Cyrille Cave, “Martire nelle Catacombe”, 1886

Un’altra variante del tema “la morte e la fanciulla”. Sensualmente, l’abbraccio fatale avviene in un prato fiorito. Sensualmente, lei si concede bellissima. * Adolf Hering, “Death and the Maiden”, 1900, collezione privata, olio su tela.

William Bouguerau, “All Saints Day”, 1859

William Bouguerau, “All Saints Day”, 1859


I vivi e i morti. E un’altra donna bellissima, sempre dipinta da Dante Gabriel Rossetti. Le fattezze sono quelle di Jane Morris, con la quale il pittore aveva iniziato una relazione dopo la morte della moglie Elizabeth Siddal. E la sceglie per raffigurare Proserpina, la dea che, dopo aver mangiato i semi di melagrana si divise tra il regno dell’oltretomba, dove regnava sugli inferi insieme al marito, il dio Plutone, e la terra, dove il suo ritorno annunciava l’inizio della primavera. * Dante Gabriel Rossetti, “Proserpine”, 1874, Tate

Sir Lawrence Alma Tadema, “Il funerale di una mummia”, 1885

Sir Lawrence Alma Tadema, “Il funerale di una mummia”, 1885

 Jacques-Louis David è fra i primi ad accorrere sul luogo del delitto, la casa dove Jean-Paul Marat fu ucciso il 13 luglio 1793. E ne ritrae la salma in un’opera ricca di simboli che rinviano da un lato al tema dell'elogio funebre dall'altro a un atto d'accusa contro un delitto efferato compiuto dalla nobildonna Carlotta Corday. Ma David compie anche un'operazione di sacralizzazione del soggetto, utilizzando l'iconografia che appartiene alla tradizione del Cristo deposto dalla croce. La figura del medico rivoluzionario Marat diventa simile a quella di Cristo, vittima innocente per eccellenza. * Jacques-Louis David, “La morte di Marat”, 1793, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles


Jacques-Louis David è fra i primi ad accorrere sul luogo del delitto, la casa dove Jean-Paul Marat fu ucciso il 13 luglio 1793. E ne ritrae la salma in un’opera ricca di simboli che rinviano da un lato al tema dell’elogio funebre dall’altro a un atto d’accusa contro un delitto efferato compiuto dalla nobildonna Carlotta Corday. Ma David compie anche un’operazione di sacralizzazione del soggetto, utilizzando l’iconografia che appartiene alla tradizione del Cristo deposto dalla croce. La figura del medico rivoluzionario Marat diventa simile a quella di Cristo, vittima innocente per eccellenza. * Jacques-Louis David, “La morte di Marat”, 1793, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles

Emile Jean-Horace Vernet, "Angel of Death", 1851

Emile Jean-Horace Vernet, “Angel of Death”, 1851

«Che cos'è l'arte? L'arte nasce dalla gioia e dal dolore. Ma soprattutto dal dolore. Nasce dalla vita umana». * Edvard Munch, "Self-portrait with skeleton arm", 1895, matita litografica, inchiostro di china e raschietto

«Che cos’è l’arte? L’arte nasce dalla gioia e dal dolore. Ma soprattutto dal dolore. Nasce dalla vita umana». * Edvard Munch, “Self-portrait with skeleton arm”, 1895, matita litografica, inchiostro di china e raschietto

Bernardo Strozzi, “Le tre Parche”, 1664 ca.

Bernardo Strozzi, “Le tre Parche”, 1664 ca.

Armonia. Sintonia profonda. Amore. Eccone un bell'esempio, moderno e antico al tempo stesso, che gioca sul motivo della Morte e la Fanciulla. * P.J. Lynch, "Death and the Maiden", 2010 >> http://pjlynchgallery.blogspot.it/

Armonia. Sintonia profonda. Amore. Eccone un bell’esempio, moderno e antico al tempo stesso, che gioca sul motivo della Morte e la Fanciulla. * P.J. Lynch, “Death and the Maiden”, 2010 >> http://pjlynchgallery.blogspot.it/

Angelo Morbelli, "Asfissia!", 1884 GAM, Torino. Qui la tavola è completa del pannello mancante, che riporta un fatto di cronaca dell'epoca.

Angelo Morbelli, “Asfissia!”, 1884
GAM, Torino.
Qui la tavola è completa del pannello mancante, che riporta un fatto di cronaca dell’epoca.

 I cuccioli sono sempre più belli. Micetti, cagnolini, bimbi, ornitorincucci... E anche gli scheletrini non fanno eccezione. * J Lopez Enguidanos (1760-1812), "Famiglia di scheletri", c1800, Madrid - Real Academia de Bellas Artes


I cuccioli sono sempre più belli. Micetti, cagnolini, bimbi, ornitorincucci… E anche gli scheletrini non fanno eccezione. * J Lopez Enguidanos (1760-1812), “Famiglia di scheletri”, c1800, Madrid – Real Academia de Bellas Artes

Arcinoto e a suo modo allegrissimo è il "Trionfo della morte", con danza macabra annessa. Lo ritroviamo sulla parete esterna dell'Oratorio dei disciplini a Clusone. Così, almeno, è chiaro a tutti da subito chi è la padrona di casa. E non solo. Giacomo Borlone de Buschis, "Trionfo della Morte", 1485, Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg)

Arcinoto e a suo modo allegrissimo è il “Trionfo della morte”, con danza macabra annessa. Lo ritroviamo sulla parete esterna dell’Oratorio dei disciplini a Clusone. Così, almeno, è chiaro a tutti da subito chi è la padrona di casa. E non solo.
Giacomo Borlone de Buschis, “Trionfo della Morte”, 1485, Oratorio dei Disciplini di Clusone (Bg)

 Paul Delaroche, "Giovane martire cristiana", 1855, Louvre, Parigi


Paul Delaroche, “Giovane martire cristiana”, 1855, Louvre, Parigi

Il suo quadro più bello sta in casa Bowie. Questo mi piace anche tanto. E ritrae una coppia che sta per mettersi a dormire, per sempre. Come due rette parallele, che mai si sono incrociate. E mai si incroceranno. * Odd Nerdrum, “Dying Couple”, Goteborg Museum of Art, Goteborg

Il suo quadro più bello sta in casa Bowie. Questo mi piace anche tanto. E ritrae una coppia che sta per mettersi a dormire, per sempre. Come due rette parallele, che mai si sono incrociate. E mai si incroceranno. * Odd Nerdrum, “Dying Couple”, Goteborg Museum of Art, Goteborg

Max Slevogt, “Totentanz”, 1896, Museum Georg Schäfer, Schweinfurt

Max Slevogt, “Totentanz”, 1896, Museum Georg Schäfer, Schweinfurt

Calcedonio Reina, pittore, poeta, e anche viaggiatore, nel 1881 dipinse l'amore e la morte romanticamente vestiti con gli abiti più "tradizionali". Calcedonio Reina, “Amore e morte”, 1881, Museo del Castello Ursino, Palermo

Calcedonio Reina, pittore, poeta, e anche viaggiatore, nel 1881 dipinse l’amore e la morte romanticamente vestiti con gli abiti più “tradizionali”.
Calcedonio Reina, “Amore e morte”, 1881, Museo del Castello Ursino, Palermo

Hieronymus Bosch e "La morte di un avaro". Chissà se il vecchio emaciato avrà dato retta all'angelo che gli indica la salvezza, il raggio di luce che emana dalla finestrella, o al diavolaccio che lo tenta offrendogli un sacco di monete. Intanto, la morte è pronta a scoccare la sua freccia... Hieronymus Bosch, "Morte di un avaro", 1494 ca., National Gallery of Art, Washington D.C.

Hieronymus Bosch e “La morte di un avaro”. Chissà se il vecchio emaciato avrà dato retta all’angelo che gli indica la salvezza, il raggio di luce che emana dalla finestrella, o al diavolaccio che lo tenta offrendogli un sacco di monete. Intanto, la morte è pronta a scoccare la sua freccia…
Hieronymus Bosch, “Morte di un avaro”, 1494 ca., National Gallery of Art, Washington D.C.

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