Torino: Cimitero Monumentale

Stilare una top 10 delle tombe più belle e significative di un cimitero può sembrare ai più un’iniziativa anomala… e proprio per questo è perfetta per il Salone del Lutto. Di solito quando girovago nel Cimitero Monumentale di Torino non seguo un itinerario preciso e mi lascio trascinare dall’istinto, ammirando la statua di un angelo o di una dama disperata, cercando di capire il significato di un simbolo particolare o decifrando il testo di un’epigrafe scolorita. Quindi è stato difficile selezionare solo 10 monumenti tra le centinaia che popolano il Cimitero, ma alla fine sono riuscita nell’impresa… Quella che segue è la mia personale classifica. La vostra qual è?

Tomba di Isa Bluette, Campo Primitivo Ovest. Una ballerina distesa a terra, i piedi nudi, le braccia sopra la testa, i capelli sciolti, gli occhi chiusi e le labbra increspate da un lieve sorriso… è Isa Bluette, al secolo Teresa Ferrero, ritratta da Giacomo Giorgis. La sua storia è molto romantica: è stata la più grande soubrette della rivista italiana nella prima metà del '900. Scopritrice di Macario e Totò, morì di tisi a 41 anni nel 1939. Il compagno della vita, l’attore Nuto Navarrini, volle sposarla sul letto di morte ed è sepolto insieme a lei.

Tomba di Isa Bluette, Campo Primitivo Ovest.
Una ballerina distesa a terra, i piedi nudi, le braccia sopra la testa, i capelli sciolti, gli occhi chiusi e le labbra increspate da un lieve sorriso… è Isa Bluette, al secolo Teresa Ferrero, ritratta da Giacomo Giorgis. La sua storia è molto romantica: è stata la più grande soubrette della rivista italiana nella prima metà del ‘900. Scopritrice di Macario e Totò, morì di tisi a 41 anni nel 1939. Il compagno della vita, l’attore Nuto Navarrini, volle sposarla sul letto di morte ed è sepolto insieme a lei.

Tomba Remondini (ora Tomba Italiano), III ampliazione Nord. Guardandola di sfuggita, si potrebbe scambiare per una persona in carne e ossa che si aggira tra le tombe. Osservandola con più attenzione, si scopre che quella figura di donna è in bronzo ed è stata realizzata da Edoardo Rubino. Ferma con il braccio disteso nel gesto dell’estremo saluto, sola e isolata in mezzo agli altri monumenti, ha il potere di trasportare chi le si trova di fronte fuori dal tempo e dallo spazio e di comunicare con tutta la sua forza espressiva la malinconia e l’imperscrutabilità della Morte.

Tomba Remondini (ora Tomba Italiano), III ampliazione Nord.
Guardandola di sfuggita, si potrebbe scambiare per una persona in carne e ossa che si aggira tra le tombe. Osservandola con più attenzione, si scopre che quella figura di donna è in bronzo ed è stata realizzata da Edoardo Rubino. Ferma con il braccio disteso nel gesto dell’estremo saluto, sola e isolata in mezzo agli altri monumenti, ha il potere di trasportare chi le si trova di fronte fuori dal tempo e dallo spazio e di comunicare con tutta la sua forza espressiva la malinconia e l’imperscrutabilità della Morte.

Tomba Braida, II ampliazione. Il Cimitero di Staglieno custodisce il fascino androgino dell’Angelo della Morte di Giulio Monteverde, forse l’opera di arte funeraria più famosa del mondo. Il Cimitero di Torino non è però da meno! Sotto i suoi porticati si trova lo stupendo e inquietante Angelo della Morte di Leonardo Bistolfi. A guardia di una culla vuota, è avvolto da un ampio panneggio, i capelli lunghi scompigliati… distante e imperturbabile, è espressione pura del mistero del Nulla. Purtroppo ora è in pessime condizioni.

Tomba Braida, II ampliazione.
Il Cimitero di Staglieno custodisce il fascino androgino dell’Angelo della Morte di Giulio Monteverde, forse l’opera di arte funeraria più famosa del mondo. Il Cimitero di Torino non è però da meno! Sotto i suoi porticati si trova lo stupendo e inquietante Angelo della Morte di Leonardo Bistolfi. A guardia di una culla vuota, è avvolto da un ampio panneggio, i capelli lunghi scompigliati… distante e imperturbabile, è espressione pura del mistero del Nulla. Purtroppo ora è in pessime condizioni.

Tomba Sada, I ampliazione. Giulio Monteverde rappresenta l’architetto regio Carlo Sada tutto impettito in cima a un enorme capitello rovesciato. È in alto, lontano dai comuni mortali che lo osservano a testa insù (cosa pretendiamo? È l’architetto del re, insomma!). Ma che succede sotto di lui? Una donna bellissima, l’Architettura, è seduta su un sarcofago e guarda sdegnosa un puttino alquanto panzuto che si stravacca annoiatissimo senza un briciolo di rispetto sui progetti del Sada. Chi l’ha detto che in un cimitero non si può sorridere?

Tomba Sada, I ampliazione.
Giulio Monteverde rappresenta l’architetto regio Carlo Sada tutto impettito in cima a un enorme capitello rovesciato. È in alto, lontano dai comuni mortali che lo osservano a testa insù (cosa pretendiamo? È l’architetto del re, insomma!). Ma che succede sotto di lui? Una donna bellissima, l’Architettura, è seduta su un sarcofago e guarda sdegnosa un puttino alquanto panzuto che si stravacca annoiatissimo senza un briciolo di rispetto sui progetti del Sada. Chi l’ha detto che in un cimitero non si può sorridere?

Tomba del Grande Torino, V ampliazione. 4 maggio 1949. Tempesta a Torino. Ore 17 e qualche minuto. Un boato proveniente dalla collina di Superga risuona in tutta la città. L’aereo con a bordo l’imbattibile squadra del Grande Toro si schianta contro il colle, dietro alla Basilica. Nell’impatto muoiono tutti: calciatori, tecnici ed equipaggio. Le loro tombe al Monumentale sono quindi luogo di culto per tutti i tifosi granata e per gli sportivi in generale, quelli di eri, di oggi e di domani.

Tomba del Grande Torino, V ampliazione.
4 maggio 1949. Tempesta a Torino. Ore 17 e qualche minuto. Un boato proveniente dalla collina di Superga risuona in tutta la città. L’aereo con a bordo l’imbattibile squadra del Grande Toro si schianta contro il colle, dietro alla Basilica. Nell’impatto muoiono tutti: calciatori, tecnici ed equipaggio. Le loro tombe al Monumentale sono quindi luogo di culto per tutti i tifosi granata e per gli sportivi in generale, quelli di eri, di oggi e di domani.

Tomba Dini, I ampliazione. Un vecchio dallo sguardo triste e stanco, con due lunghe ali dietro la schiena, è seduto alla base di una colonna, in cima a cui si trova il busto di un giovane uomo. È il Tempo, che ha posato vicino a sé la falce e una clessidra rotta e tiene ora in mano una pergamena su cui è scritto il famoso verso di Francesco Petrarca: «Cosa bella e mortal passa e non dura». Così lo scultore Giuseppe Dini ha voluto eternare il ricordo del figlio Dario, scomparso improvvisamente a soli 23 anni.

Tomba Dini, I ampliazione.
Un vecchio dallo sguardo triste e stanco, con due lunghe ali dietro la schiena, è seduto alla base di una colonna, in cima a cui si trova il busto di un giovane uomo. È il Tempo, che ha posato vicino a sé la falce e una clessidra rotta e tiene ora in mano una pergamena su cui è scritto il famoso verso di Francesco Petrarca: «Cosa bella e mortal passa e non dura». Così lo scultore Giuseppe Dini ha voluto eternare il ricordo del figlio Dario, scomparso improvvisamente a soli 23 anni.

Tomba Vigo, Campo Primitivo Est. «Ella giocava per le pinte aiole… l’ombra l’avvolse…»  recita l’epigrafe tratta da una poesia di Giosuè Carducci. Il monumento, opera di Pietro Canonica, è tutto dedicato alla piccola Laura Vigo, morta nel 1907 a 9 anni. La bimba ha messo dietro la schiena il suo cerchio, ha finito di giocare. Ascolta la voce degli angeli vicini a lei e, grazie alla sensibilità che solo i bambini riescono ad avere, sa già di non essere più parte di questo mondo.

Tomba Vigo, Campo Primitivo Est.
«Ella giocava per le pinte aiole… l’ombra l’avvolse…» recita l’epigrafe tratta da una poesia di Giosuè Carducci. Il monumento, opera di Pietro Canonica, è tutto dedicato alla piccola Laura Vigo, morta nel 1907 a 9 anni. La bimba ha messo dietro la schiena il suo cerchio, ha finito di giocare. Ascolta la voce degli angeli vicini a lei e, grazie alla sensibilità che solo i bambini riescono ad avere, sa già di non essere più parte di questo mondo.

Tomba Pongiglione, IV ampliazione. Un monumento ricchissimo di particolari legati alla simbologia funeraria. Ogni volta che lo si osserva sembra sempre che spunti un nuovo dettaglio: rane, falene, civette, topi… soprannominata “tomba d’j rat”, è stata progettata dal committente, l’ingegnere e filantropo Giuseppe Pongiglione, che si è fatto raffigurare dallo scultore Lorenzo Vergnano, mentre esce dalla bara e si accinge a salire in cielo accompagnato da un angelo e dallo scrigno dei Ricordi stretto in mano.

Tomba Pongiglione, IV ampliazione.
Un monumento ricchissimo di particolari legati alla simbologia funeraria. Ogni volta che lo si osserva sembra sempre che spunti un nuovo dettaglio: rane, falene, civette, topi… soprannominata “tomba d’j rat”, è stata progettata dal committente, l’ingegnere e filantropo Giuseppe Pongiglione, che si è fatto raffigurare dallo scultore Lorenzo Vergnano, mentre esce dalla bara e si accinge a salire in cielo accompagnato da un angelo e dallo scrigno dei Ricordi stretto in mano.

Tomba Toesca di Castellazzo, II ampliazione. Da un sarcofago circondato da quattro puttini, sorretta da un angelo protettivo, si alza in volo la giovane Giuseppina Garbiglietti. Due trecce tra i folti capelli sciolti, avvolta da un grande mantello, avvicina una mano alla bocca per mandare un ultimo bacio a coloro che restano. Ai suoi fianchi, i busti del padre Antonio e del marito Gioacchino Toesca di Castellazzo, che segue con lo sguardo la moglie volare via, sicuro nella sua speranza di rincontrarla nell’Altrove.

Tomba Toesca di Castellazzo, II ampliazione.
Da un sarcofago circondato da quattro puttini, sorretta da un angelo protettivo, si alza in volo la giovane Giuseppina Garbiglietti. Due trecce tra i folti capelli sciolti, avvolta da un grande mantello, avvicina una mano alla bocca per mandare un ultimo bacio a coloro che restano. Ai suoi fianchi, i busti del padre Antonio e del marito Gioacchino Toesca di Castellazzo, che segue con lo sguardo la moglie volare via, sicuro nella sua speranza di rincontrarla nell’Altrove.

Tomba Denina Sineo, I ampliazione. Doveva essere davvero bella Teresa Denina, morta a 27 anni nel 1883. Il suo monumento funebre è conosciuto per essere quello della “sposa bambina”. Scolpita da Odoardo Tabacchi, sembra solo addormentata, distesa sotto un imponente baldacchino e sorvegliata da piccole statue di angeli decapitati dai vandali. La sua giovinezza è stata fissata per sempre nel candore del marmo, che contrasta con i colori vivaci dei fiori, appoggiati sul suo petto da pietose mani sconosciute.

Tomba Denina Sineo, I ampliazione.
Doveva essere davvero bella Teresa Denina, morta a 27 anni nel 1883. Il suo monumento funebre è conosciuto per essere quello della “sposa bambina”. Scolpita da Odoardo Tabacchi, sembra solo addormentata, distesa sotto un imponente baldacchino e sorvegliata da piccole statue di angeli decapitati dai vandali. La sua giovinezza è stata fissata per sempre nel candore del marmo, che contrasta con i colori vivaci dei fiori, appoggiati sul suo petto da pietose mani sconosciute.

Testo di Manuela Vetrano
Foto di Simona de Pascalis

Informazioni
Precedentemente chiamato Generale è ora conosciuto con il nome di Cimitero Monumentale per le numerose tombe storiche ed artistiche che si possono visitare. All’interno del Cimitero Monumentale si trovano anche il Tempio crematorio e il Luogo del ricordo ove possibile la dispersione delle ceneri. Sempre al Monumentale sono presenti aree di sepoltura riservate alle comunità ebraica ed evangelica, a ordini religiosi e a corpi militari.

Indirizzo
Corso Novara 135
Come raggiungerlo con i mezzi pubblici
Linee GTT: 68 – 77 – 75 – 19

Ingressi
Principale: corso Novara 135
Laterali:
corso Regio Parco, 80
corso Regio Parco, 90
via Zanella
via Pindemonte
via Varano, 45
via Varano, 39
via Varano, 35
Luogo del Ricordo: corso Novara, 149
Tempio Crematorio: corso Novara 147/b

Orari di apertura
Con l’ora legale (in vigore dall’ultima domenica di marzo):
dal martedì alla domenica, ore 08.30 – 17.30.
Con l’ora solare (in vigore dall’ultima domenica di ottobre):
dal martedì alla domenica, ore 8.30-16.30.

Nelle giornate in cui cade una festività civile o religiosa (ad es. il 25 aprile o il 1° maggio) i cimiteri sono aperti alle visite dalle ore 08.30 alle ore 12.30. I cimiteri sono chiusi alle visite nella giornata di lunedì, ad eccezione del lunedì che precede i giorni del 1-2 novembre.

In occasione delle festività ebraiche, le aree riservate alla Comunità israelitica sono chiuse al pubblico.

Orari Cimitero Ebraico
In occasione delle festività ebraiche, le aree riservate alla Comunità israelitica sono chiuse al pubblico.

Orari Cimitero Ebraico anno 2014
Il Cimitero della Comunità Ebraica, è chiuso alle visite il giorno di sabato e in occasione delle seguenti Festività:
Il 16 marzo per la Festa di Purim
dal 15 al 22 aprile per la Festa di Pesach
il 6 maggio per la Festa di Yom Ha-‘atzamaut
le giornate del 4 e 5 giugno per la Festa di Shavu’oth
le giornate del 25 e del 26 settembre per la Festa di Rosh Ha-shanah
il 4 ottobre per la Festa di Kippur
dal 9 al 17 ottobre per le Festività di Succot, Sheminì ‘Atzeret e Simchat Torah
dal 17 al 24 dicembre per la Festa di Chanukkah

Per ulteriori informazioni contattare l’Ufficio accoglienza del Cimitero Monumentale (011 0865200)

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